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Unioni civili, la svolta di Renzi: stepchild rinviata, il cuore della riforma però così è salvo

Unioni civili, la svolta di Renzi: stepchild rinviata, il cuore della riforma però così è salvo
di Nino Bertoloni Meli
4 Minuti di Lettura
Lunedì 22 Febbraio 2016, 12:42
A questo punto non resta che portare a casa almeno le unioni civili. Al punto in cui sono giunte le cose, il rischio è che saltino non solo la stepchild adoption, ma anche le unioni sulle quali tutti a parole si dicono d'accordo, salvo poi buttare là che, insomma, sono troppo simili ai matrimoni, e che bisognerebbe distinguere e spacchettare, e che il Paese non le vuole, e via sminuendo.

C'è un passaggio della battagliera relazione di Matteo Renzi all'assemblea dem che lo fa capire, laddove il premier segretario avverte che, per poi magari farne oggetto della prossima campagna elettorale «e tornare a promettere che sì, bisogna approvare una legge, per carità, evitiamo tutto questo». Come? Con un bel testo approntato direttamente da palazzo Chigi sul quale chiedere la fiducia.

CAMBIO DI PASSO
Renzi cambia strategia. Se finora non ci aveva messo la faccia e neanche attenzione, relegando tutto al Parlamento e ai parlamentari, adesso scende in campo in prima persona come ha sempre fatto sui provvedimenti cruciali ai quali punta in un Parlamento tuttora retaggio della “non vittoria” alle elezioni, in breve scommette sul prosieguo stesso del governo: mette la fiducia. Se le unioni civili passano il governo resta, se vengono bocciate il governo va a casa. Fiducia su che cosa? Non certo sul ddl Cirinnà, comprensivo di adozioni e già semi affossato dalle controversie vicende al Senato. No, la fiducia andrà posta su un testo di palazzo Chigi senza più le adozioni, senza più stepchild.

Si parla di un maxiemendamento che riprende la materia delle unioni civili, non fa più menzione di stepchild che verrebbe delegata a una successiva trattazione sulla legislazione delle adozioni, non si sa se attraverso delega al governo (che finora non l'ha mai sollecitata) o altro. Si torna in pratica all'idea di Giorgio Tonini lanciata qualche giorno fa e subito cassata perché in quella fase si era ancora in piena ubriacatura sul sostegno del M5S, rivelatosi poi caduco. Tonini aveva proposto lo stralcio delle adozioni, una delega al governo per le medesime, la rinuncia ai voti segreti in aula e il sì compatto ed esteso alle unioni civili. «Come diceva Carniti, meglio una brutta vittoria che una bella sconfitta», dice ora Tonini, il più renziano dei veltroniani nonché cattolico praticante e vice di Zanda al Senato.
TRATTATIVA CON ALFANO

Renzi ne ha parlato (e trattato) direttamente con Alfano nei giorni scorsi, una trattativa all'insegna del realismo e dei numeri in Parlamento, ma anche sul futuro della compagine alla guida del governo. Il capo dei centristi nonché ministro dell'Interno uscirà simil trionfante dalla vicenda, visto che sulla stepchild accese disco rosso fin dall'inizio; ma anche il premier non intende uscirne ammaccato più di tanto, e a casa vuol portare almeno il risultato di incassare le unioni civili. «I numeri in Parlamento sono quello che sono, bisogna prenderne atto con realismo», aveva chiosato Maria Elena Boschi neanche 24 ore prima. Ora si capisce meglio il senso di quelle parole e soprattutto dove si andava a parare.

Tutto a posto, tutto risolto? Ovvio che no. Al solo sentir balenare l'ipotesi fiducia, già la minoranza interna del Pd è scattata per annunciare il proprio. E Gianni Cuperlo che si è messo a fare la spola fra l'albergo dell'assemblea dem e il palazzo dove stavano riuniti Sel e gli ex Pd lì confluiti, si è sentito incitare. Curiosamente, era stato proprio Roberto Speranza a incitare Renzi a «mettere la stessa determinazione dimostrata su Italicum e Jobs act», non aveva pronunciato la parola , ma altri della corrente ne avevano parlato, e comunque se la minoranza dem pensava a una fiducia sulle adozioni non si capisce se puntava a far entrare M5S in maggioranza o se avesse in mente un'operazione alla Zabrinski point, dove alla fine salta tutto. Come che sia, a dire ciao alla stepchild prima ancora di Alfano o di Renzi, sono stati i non voti dei cinque stelle sul famoso canguro, che più che un mostro istituzionale era l'unica strada per farla passare nella situazione data, lastricata di centinaia di emendamenti leghisti trappoloni, nonché di voti segreti a esito incorporato, tutti a base di le adozioni non devono passare.

A conti fatti, la fiducia riporterebbe il sorriso tra i cattodem di scuola renziana o meno, forse non tra quei pochi che sono andati al family day (Fioroni), e sconterebbe il dissenso della minoranza dem che non dovrebbe spingersi fino a provocare una crisi, nonché il dissenso di irriducibili centristi quali Formigoni, Sacconi e qualcun altro, ostili anche alle unioni civili.