LUIGI DI MAIO

Governo, la rosa di Di Maio e Salvini, oggi i due leader al Quirinale: «Pronti per l'esecutivo, sarà un premier politico»

Lunedì 14 Maggio 2018 di Mario Ajello

dal nostro inviato
MILANO Il super-vertice del Pirellone. L'incontro a due tra Di Maio e Salvini. L'affannosa ricerca del terzo nome, da trovare subito anche per rispettare i tempi chiesti dal presidente Mattarella, ed è così febbrile il ritmo del tutto e la ricerca di una quadra che non si trova, che Di Maio decide di saltare anche la partecipazione tivvù, dove era attesissimo, da Fabio Fazio qui a Milano, per poi riunirsi di notte in un albergo ancora con il leader della Lega. Il Terzo Uomo - che sembra preso da un film - sarà quello che andrà a Palazzo Chigi, come assicurano sia i leghisti siamo pentastellati.

L'IDENTIKIT
E si tratterebbe di un politico, né Di Maio né Salvini, ma un politico - così assicurano entrambi - in senso ampio. Perché un tecnico non si può (i lumbard non si fidano dei tecnici) e una figura ibrida parrebbe quella prescelta. Ma non indicata ancora durante la telefonata di Di Maio al Colle. Quando Giggino chiama nella serata di ieri, dice che lui e Salvini sono pronti a riferire su tutto. Il capo 5 stelle parla con il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti. Una comunicazione brevissima, 23 secondi cronometrati. Che, soprattutto, non contiene il nome del premier del nuovo esecutivo giallo-verde. Lo scoglio da superare resta questo. La comunicazione 5Stelle assicura comunque che sarà una figura terza. Così si è deciso del resto nel faccia a faccia finale e segreto tra Salvini e Di Maio, che si è svolto nello studio da commercialista a viale Tunisia dell'onorevole M5S Buffagni, strettissimo collaboratore di Giggino. Oggi Mattarella valuterà. E nel pomeriggio, il presidente dovrebbe aprire un nuovo rapido giro di consultazioni. Non si è ancora deciso se riguarderanno - come è probabile - solo la Lega e il M5S o anche altri partiti.

Le opzioni erano due. Nel senso che Salvini aveva il suo nome e Di Maio aveva il suo. Avrebbero potuto portare una rosa'di possibili premier a Mattarella. Ma hanno deciso la reductio ad unum, di convergere su una scelta secca. «Mica portiamo una squadra di calcio sul Colle!», taglia corto il numero uno del Carroccio. E neppure si è fatto ricorso alla possibilità di chiedere più tempo al Capo dello Stato. Anche se la dead line iniziale era quella di ieri sera. Ma vabbè. Cambia poco se ci si vede oggi. L'opzione doppia vicepresidenza del consiglio a Di Maio e a Salvini ha perso punti nella giornata di ieri. In cui Di Maio è stato magniloquente: «Qui si scrive la storia». «Si lavora su tutto, giorno e notte, e poi vediamo di arrivare a una conclusione», assicura anche Salvini. Quel che colpisce è che prima, almeno nella retorica grillina, tutto si doveva fare in streaming ad onore del concetto di trasparenza. Mentre adesso la segretezza del faccia a faccia Di Maio-Salvini e il continuo gioco di tutti a spinnare e a spiazzare ha occupato la scena. Oggi si vedranno anche a Roma i due leader.

Le hanno provate tutte, insomma. E si è arrivati a parlare di premier terzo, proprio per via dei veti sui nomi politici. Anche la staffetta a Giggino e Matteo è tornata in auge ieri mattina, ma sul chi comincia - io o tu? - è naufragata questa ipotesi. Il Terzo Uomo è finito per diventare il punto di equilibrio che è riuscito a placare la girandola impazzita del toto-premier, questo spettacolo che stava deliziando - «mangiamo pop corn» - il Pd.
A un certo punto perfino Massimo Colomban, ex assessore alle partecipate di Roma con Virginia Raggi, veniva dato per papabile: «Io premier? Smentisco categoricamente questa ipotesi», ha detto però. E il ticket Fraccaro-Giorgetti come vice-premier o come premier in staffetta? Pure questo ha riservato la giornata, molto delicata e piena di tira e molla sui punti programmatici. E al tavolo del Pirellone, quando girava per poi decadere nello spazio di una mezza mattinata il nome dell'economista Guido Tabellini come premier proposto da Di Maio, il professore leghista Claudio Borghi è sbottato: «Eh, nooooo. Se Salvini accetta Tabellini, e non lo farà mai, neppure sotto tortura, allora riprendiamoci Mario Monti!». Una provocazione, naturalmente.

Il problema è che neppure al Colle riescono a vederci chiaro. Ossia non si capisce davvero che carte serie abbiano in mano Salvini e Di Maio. Nulla di preciso è trapelato dalla telefonata arrivata da Milano al Quirinale poco prima delle 20, dopo il concerto per i 70 anni di Israele che ha tenuto impegnato il presidente nel pomeriggio. Adesso il set, come è giusto, come sarebbe dovuto essere anche nei giorni scorsi, si sposta a Roma. Con tutte le incognite che lo riguardano.

Ultimo aggiornamento: 10:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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