Berlusconi frena i suoi sulla voglia di elezioni

Lunedì 14 Maggio 2018 di Barbara Acquaviti
Magari avrebbe preferito una tribuna d'onore, invece di uno scomodo loggione. Ma adesso tocca stare a guardare. E, allora, tanto vale mettersi comodi. La riabilitazione di Silvio Berlusconi non ha cambiato la posizione di Forza Italia rispetto al governo, ma l'atteggiamento sì. Più critico ogni giorno che passa. Le voci di un accordo raggiunto tra Lega e M5s, ad Arcore fanno alzare ancora di più il livello di guardia. In primis, perché in nessun modo - in nome della coalizione - Silvio Berlusconi è stato consultato, o anche minimamente avvertito. E poi perché c'è una questione, a monte, che il leder di Forza Italia non trova accettabile: l'idea che si parta da un programma, prescindendo dal nome del premier, gli sembra, una «anomalia». «Tutto questo - ha sbottato - è una presa in giro. Salvini non mi ha fatto neanche una telefonata».

IL PROFILO
Il profilo - spiega a chi lo ha contattato - cambia tutto. Non solo del presidente del Consiglio, ma anche del ministro dell'Economia e degli Esteri. Insomma, gli stessi ruoli su cui anche il Quirinale ha drizzato le sue antenne, preoccupato del riflesso intenzionale del nascituro governo. Ed è proprio il Colle che, in questo momento, Silvio Berlusconi considera come l'alleato più fidato. «Vedrete - ha detto ai suoi - che Mattarella non consentirà la nascita di un esecutivo che possa creare problemi all'Italia sia in Europa che con i nostri alleati atlantici».
Inutile, è il ragionamento che arriva da Forza Italia, mettersi sulle barricate sin da ora. La scelta dell'opposizione critica, di fatto, significa stare sul fiume aspettando che passi il nemico. «La sentenza di riabilitazione - spiega il senatore di Fi, Andrea Cangini - ha rivitalizzato gli animi ma non ha alterato lo scenario, se Lega e M5s sono in grado di assumersi la responsabilità di governo bene, noi comunque faremo una opposizione senza sconti, avendo come punto di riferimento il programma di centrodestra».

I CONTI
Nello staff dell'ex premier si fanno anche due conti: senza Forza Italia e Fdi, Matteo Salvini non può imporre nessun provvedimento all'alleanza giallo-verde, sarebbe sempre in minoranza. Per questo, non ci si sente in una posizione di debolezza rispetto all'alleato.

Nella war room si è ragionato della possibilità di voto anticipato, soprattutto adesso che Berlusconi è tornato candidabile. Ma, in realtà, più che alle Politiche o ad eventuali elezioni suppletive, Berlusconi starebbe pensando alle Europee del 2019, un'occasione per misurarsi con le preferenze. Ma anche, spiegano i fedelissimi, per aver una immunità più stringente di quella legata ai via libera, e agli umori, del Parlamento italiano. «Il risultato del 4 marzo scorso - spiega Mara Carfagna intervistata da Maria Latella a Sky Tg24 - è stato certamente condizionato dall'impossibilità di Silvio Berlusconi a essere candidato pienamente. Spetterà a lui decidere se e quando ricandidarsi, non è una valutazione che sta facendo in queste ore, ma se lo facesse Forza Italia tornerebbe a essere la prima forza del centrodestra».

All'opposizione del governo giallo-verde, insieme agli azzurri, si colloca anche il partito di Giorgia Meloni. Oggi si terrà la Direzione nazionale, ma è la leader a tracciare la linea. «Il premier non è l'ultimo problema, è il primo. Se ci fosse una guida della Lega si potrebbe ragionare sul sostegno al governo. Fdi non può sostenere invece un governo a guida M5S».

Ma su un punto Fratelli d'Italia si distingue: l'atteggiamento verso Mattarella. «Non vorrei che alla base delle scelte del presidente della Repubblica, che non ho condiviso, non ci sia anche una certa reticenza a dare l'incarico a personalità non gradite, a forze politiche non gradite. In Italia abbiamo questo curioso atteggiamento dei presidenti, per cui quando vince il Pd siamo in una Repubblica parlamentare, quando vince qualcun altro siamo una Repubblica presidenziale». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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