Governo, pronto il preincarico
Di Maio o Salvini, oppure esploratore

Martedì 17 Aprile 2018 di Marco Conti

Al Quirinale il telefono non squilla e «input» dai partiti non arrivano. Di Maio e Salvini sono impegnati a rinfacciarsi la mancata intesa rilanciando l’ipotesi con toni sempre più sgradevoli che non lasciano pensare a novità. E’ quindi molto probabile che si consumeranno senza colpi di scena le ultime ore che Sergio Mattarella aveva lasciato ai partiti per trovare una soluzione.

L’AREA
D’altra parte gli stessi partiti sono di fatto fermi, quasi in attesa che il presidente della Repubblica - tra domani e dopodomani - assuma quella «iniziativa» promessa giovedì scorso. E’ probabile che, per smuovere i contendenti, Mattarella decida di affidare l’incarico esplorativo ad uno dei due presidenti delle Camere dopo aver nuovamente verificato le intenzioni di Salvini e Di Maio. I due, non essendo riusciti ad allargare di un millimetro l’area di una possibile maggioranza, hanno sinora sostenuto di non volere incarichi senza «numeri certi».
Infatti il leader grillino continua invano a chiedere a Salvini di mollare il Cavaliere. Non va meglio con il Pd graniticamente fermo sulla «linea decisa in direzione», come ieri ha ricordato Ettore Rosato, del «tocca ad altri». Uno stallo totale con i dem che però sembrano i più preparati a «scenari nuovi», come li definisce Piero Fassino. Ovvero ad una sollecitazione un po’ robusta del presidente della Repubblica ai partiti affinchè trovino una soluzione in grado di assicurare un governo al Paese. 

Elezioni a breve non sono all’orizzonte. Tornare a votare in autunno, e quindi prima del prossimo anno, significa infatti non fare la legge di Bilancio, rischiare l’esercizio provvisorio - con connesse reazioni dei mercati - e magari dover fare i conti dopo un nuovo voto con percentuali simili e un perdurante stallo. Mentre il Pd resta alla finestra in attesa delle decisioni del Quirinale, la possibilità che venga messo in campo un esploratore che dovrebbe portare ad un governo di tutti, spinge invece Di Maio e Salvini a ritornare sulle barricate. Il primo minaccia la chiusura della trattativa con la Lega e dà a Salvini dell’«irresponsabile» per le dichiarazioni sulla Siria. Il secondo prova a tirarla per le lunghe promettendo un governo in «quindici giorni» se il centrodestra vince domenica in Molise e a fine mese in Friuli. Lo scambio di reciproche accuse serve a Di Maio e Salvini per non ammettere il proprio fallimento ed evitare il passo indietro tanto atteso dai dem. E’ per questo che Mattarella, prima di affidare un incarico esplorativo ad uno dei due presidenti delle Camere, potrebbe proporre ai due contendenti di accettare un pre-incarico che permetterebbe di “lavorare” su canoni più istituzionali al tentativo di comporre un governo. Un loro eventuale rifiuto lascerebbe al capo dello Stato la strada di un mandato esplorativo per la Casellati o Fico. La scelta tra i due presidenti delle Camere non è indifferente.

Anche se sarà il Quirinale a scrivere le “regole di ingaggio” e si tratterà di un incarico non politico, i due saranno chiamati a dimostrare di essere più bravi di Di Maio e Salvini a trovare un accordo. La Casellati ha il pregio di essere gradita a Berlusconi ma indigesta ai grillini che sui social sono costretti a dover spiegare ancora perché hanno eletto come seconda carica dello Stato uno degli avvocati del Cavaliere. Fico ha il vantaggio di riscuotere consensi a sinistra e di rappresentare l’ala ortodossa del M5S che l’attuale leader pentastellato ha sempre avuto una forte dialettica. Due “qualità” che potrebbero non essere da tutti apprezzate. Il leader della Lega resta fedele al centrodestra, ma continua a premere affinché il Cavaliere faccia un passo di lato. Meglio quindi evitare che - attraverso la Casellati - Berlusconi possa avere l’occasione per tornare ancor più sulla scena. Fico nelle vesti di esploratore rischia di produrre problemi di leadership simili nel M5S. Problemi che potrebbero diventare ancor più rilevanti qualora si arrivasse ad un incarico pieno per il presidente della Camera.
Argomenti e ipotesi che allo stato dell’arte hanno l’unica funzione di spingere i due a trovare un’intesa prima che il Capo dello Stato - sollecitato dai partiti - assuma una decisione che diventerebbe molto complicato rifiutare. Di Maio anche ieri ribadito di avere «piena fiducia» in Mattarella. Ritrovarsi però a dover sostenere un governo di “tutti”, quindi anche con FI, dopo aver rifiutato un governo politico, potrebbe essere imbarazzante. Stessa cosa per Salvini che continua a rifiutare il confronto con il Pd e ne è adeguatamente ricambiato dai dem.
IL GRADO
Il rischio che su queste rigidità possa saltare anche l’ipotesi di un governo di tutti è forte. Salvini e Di Maio, naufragate le rispettive aspirazioni, cercheranno di restare fuori da ogni possibile maggioranza e torneranno a chiedere con sempre maggiore forza un ritorno al voto anche in costanza della stessa legge elettorale che, senza premio di maggioranza, non è in grado di assicurare risultati più chiari degli attuali. Complicato è anche restare a lungo con un governo che può dedicarsi solo agli affari correnti. Un rinvio alle Camere dell’attuale governo Gentiloni non sembra ora probabile ma l’eventualità sta già creando più di un interrogativo tra i dem che potrebbe ritrovarsi a sostenere un governo di larghissima minoranza con le altre forze politiche che se ne laverebbero le mani uscendo dall’aula di Montecitorio e di palazzo Madama al momento del voto.

Ultimo aggiornamento: 12:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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