Tajani: «Stop veti, l’Italia si dia un governo credibile»

Lunedì 16 Aprile 2018 di Marco Conti
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Presidente Tajani, il Parlamento Europeo discuterà in settima a Strasburgo della questione siriana. Lei ha appena parlato con il primo ministro inglese Theresa May. Che cosa le ha detto?
«Voleva dare due messaggi. Ovvero che l’attacco era mirato contro le armi chimiche, ed è servito per far rispettare il diritto internazionale e non mirato contro le persone. Inoltre che il Regno Unito intende agire con l’Europa e con le Nazioni Unite. Due punti che considero positivi e importanti perché ora si torna ad agire come Europa».

E l’Italia?
«L’Unione deve svolgere un ruolo da ponte tra Stati Uniti e Federazione russa. Serve recuperare rapidamente una strategia comune che permetta di riprendere lo spirito di Pratica di Mare quando Berlusconi mise ad uno stesso tavolo Putin e Bush. La stabilizzazione dell’area per l’Europa è importantissima, perché da lì arriva immigrazione e terrorismo, e lo è tanto più per l’Italia».

Ieri Silvio Berlusconi ha scritto in una lettere aperta al Corriere per premere affinché l’Italia torni a svolgere un ruolo internazionale. Come valuta questo segnale e come valuta la posizione assunta dal presidente del Consiglio Gentiloni?
«Con un governo in carica per gli affari correnti non poteva fare di più e non ha potuto esercitare un ruolo da protagonista. All’Italia serve al più presto un governo con una politica estera credibile per essere parte delle scelte europee e delle Nazioni Unite. L’Europa portatrice di pace e mediatrice tra Stati Uniti e Russia, ha bisogno dell’Italia».

Pensa che ciò che accade in Siria debba spingere le forze politiche ad un’intesa?
«Il picco maggiore della crisi siriana l’abbiamo avuto l’altro giorno. Non credo all’escalation, ma l’esigenza di dare all’Italia un governo forte in tempi brevi e nella pienezza dei suoi poteri resta».

Troppo tempo perso?
«Non spetta a me dirlo, ma il nostro Paese ha sempre esercitato un ruolo importante proprio quando l’opzione militare passa in secondo piano. Siamo un partner importante dell’Europa e dell’Alleanza Atlantica».

Lei dopodomani incontrerà il presidente francese prima del discorso che farà al Parlamento Europeo. Macron è stato accusato di aver agito autonomamente rispetto agli alleati europei. Che cosa gli chiederà?
«Che è importante la sicurezza nell’area del Mediterraneo, che ora è il momento della diplomazia e che ci auguriamo che questo sia l’ultimo attacco che viene fatto. E’ inaccettabile l’uso di armi chimiche, ma ora dobbiamo far lavorare le Nazioni Unite. Inoltre, visto che viene a parlarci anche del futuro dell’Europa, di dire che in quel futuro c’è anche la politica estera e la politica di difesa comune. In quell’area serve un ruolo sempre più importante dell’Europa che deve fare da ponte tra Stati Uniti e Federazione Russa, senza contare il peso che possiamo avere sulle potenze locali. Noi abbiamo tutto l’interesse a ripristinare la pace». 

Vede analogie tra l’interventismo francese in Siria di Macron e ciò che nel 2011 fece Sarkozy in Libia?
«Non credo che questa vicenda sia paragonabile a quella della Libia. In quella occasione c’era la volontà di rovesciare e uccidere Gheddafi, come poi è stato. L’attacco in Siria è stato più un messaggio all’Iran e a Mosca e contro le armi chimiche, ma non è stato un attacco per far saltare Assad. Non è questo il momento, e lo ha detto anche Theresa May in recentissime dichiarazioni. L’obiettivo era fermare l’utilizzo delle armi chimiche».

La May chiama, Macron va in Parlamento. Si torna in Europa a cose fatte mentre le differenze restano
«E’ importante che Regno Unito e Francia chiedano di agire concertando le cose da fare con tutti i partner. Certo, l’Europa ha bisogno di una politica estera comune e di una politica della difesa comune per poter giocare un ruolo da protagonista nel Mediterraneo e non solo. Il futuro dell’Unione, che non può essere solo commerciale, si gioca qui. Ora siamo alle dichiarazioni e ai buoni propositi. Vedremo a breve se si riuscirà a tradurli in fatti». 

Non pensa che anche questa volta gli interesse nazionali hanno prevalso su quelli europei?
«Il Regno Unito voleva dare un segnale alla Russia dopo l’attentato con armi chimiche - in territorio britannico - all’ex spia russa Skripal. La Francia ha inteso confermare che ha un’influenza in quella regione. Finita questa fase, credo si debba tornare ad agire come Europa mostrando di avere una strategia comune».

Perchè si segna il passo sulla difesa comune?
«La strada è ancora lunga e questo purtroppo non dà più forza all’azione europea. In questa occasione gli americani si sono mossi con molta determinazione su due paesi europei, ma occorre ora cambiare passo rapidamente anche perchè senza Germania e Italia non c’è politica estera e di difesa europea». Ultimo aggiornamento: 12:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA