Governo, il realismo di Mattarella: adeguarsi ai mutamenti

Martedì 17 Aprile 2018 di Diodato Pirone
Fra le eredità più importanti che può lasciare un uomo ci sono sia una vita «generosa e limpida» e l'attenzione, nel proprio lavoro, al governo delle novità. E' questo il senso profondo dell'omaggio che ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto fare al ricordo del professor Roberto Ruffilli, freddato con tre colpi di pistola alla nuca dalle Brigate Rosse in un pomeriggio di trentanni fa nel salotto della sua casa di Forlì. Il professore universitario, senatore Dc, era un bella figura di riformatore doc, non dogmatico. Ruffilli fu, tra l'altro, capogruppo della Dc nella commissione Bozzi con la quale negli Anni Ottanta si cominciò a parlare di riforme costituzionali nonché eminenza grigia dell'ex premier e segretario Dc, Ciriaco De Mita.
«Ruffilli - ha dichiarato il capo dello Stato - sosteneva il concetto di cittadinanza, di convivenza, il senso della comunità che, nell'ambito della Costituzione, lega i cittadini e tutti gli elementi della Repubblica». Il Capo dello Stato, che è stato professore di Diritto Costituzionale e che conosceva bene Ruffilli, ha voluto sottolineare che «il professore romagnolo era legato al concetto della Costituzione secondo il quale la vita politica non si esaurisce nell'attività del Parlamento, del governo, delle Regioni o dei Comuni».

L'ADEGUAMENTO
«Grande - ha aggiunto Mattarella - è sempre stata la sua attenzione al processo riformatore. Attenzione ad adeguare costantemente la realtà delle nostre istituzioni e del nostro stare insieme, ai mutamenti che, nel corso del tempo, sempre più velocemente si realizzano. Per questo è giusto aver ricordato qui, oggi, il pluralismo e le riforme come indicazioni dell'insegnamento di Ruffilli. Ma l'insegnamento principale, Ruffilli lo ha dato con la sua vita limpida, generosa e disponibile».
Del professore romagnolo, insomma, il Presidente della Repubblica ha inteso sottolineare soprattutto la capacità di chiamata a raccolta, senza pregiudizi, forze politiche diverse e di spingerle al confronto superando quei veti incrociati che così spesso paralizzano l'Italia, non solo quella politica.
Certo, la coincidenza fra la commemorazione dell'assassinio di Ruffilli e l'attuale impasse post elettorale è casuale. E tuttavia le parole pronunciate ieri da Mattarella sono un segnale importante, alla vigilia di decisioni importanti come un possibile pre-incarico o la definizione di un mandato esplorativo, inviato non solo alle forze politiche ma a tutti gli italiani. Ruffilli fu uno dei primi intellettuali a rendersi conto della necessità di riformare le nostre istituzioni. Nel suo lavoro cercò quella «saldatura e ricucitura» che oggi, come negli Anni Ottanta, ha del rivoluzionario rispetto alla vischiosità del sistema politico che, tra l'altro, è tornato al proporzionale.
  © RIPRODUZIONE RISERVATA