Governo, avanza l'ipotesi Fico esploratore

Lunedì 16 Aprile 2018 di Marco Conti
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Dall'«indecoroso balletto tra Di Maio, Salvini e Berlusconi», come lo definisce Federico Fornaro (Leu), si uscirà in qualche modo tra un paio di giorni quando Sergio Mattarella assumerà l'iniziativa promessa, e forse anche minacciata. Una mossa per superare lo stallo che, per come si sono messe le cose, partiti e leader sembrano quasi evocare nella speranza che sia il capo dello Stato a levarli dall'impaccio di veti e contro-veti che rendono impossibile la formazione di una maggioranza e di un governo.

L'USO
Una sfida ad alto tasso alcolico, quella di ieri tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che ieri al Vinitaly hanno fatto di tutto per non incontrarsi. Fermi sull'orlo del rispettivo burrone, con un piede sull'acceleratore e l'altro sulla frizione, i due aspettano che qualcuno bussi loro sul vetro spiegando che è venuto il momento di spegnere il motore. Passi indietro dell'uno o dell'altro non sembrano all'ordine del giorno. Salvini non molla il Cavaliere e Di Maio non vuole stringere accordi che contemplino anche l'uomo di Arcore.

Le strizzatine d'occhio dei grillini, così come la disponibilità del centrodestra a convergere sul nome di Giancarlo Giorgetti, non convincono i dem che sono scesi dall'Aventino solo perché attendono una chiamata del Quirinale. E così il gioco dell'oca riporta tutti alla casella di partenza dopo un mese e mezzo dal voto mentre domani, nella riunione a Washington del Fondo Monetario Internazionale, il ministro dell'Economia Padoan e il governatore di Bankitalia Visco, dovranno spiegare e rassicurare i presenti sui tempi di formazione di un governo.

Uno stallo perfetto che ovviamente aggiunge preoccupazione per operatori e mercati già alle prese con lo spettro di un pesante conflitto in Siria e con la guerra dei dazi che presto potrebbe arricchirsi a seguito di nuove sanzioni a Mosca minacciate dalla Casa Bianca. Il crescente aumento della tensione internazionale rischia infatti di creare pesanti conseguenze sulla nostra economia con il rischio di fare dell'Italia l'anello debole sul quale scatenare la speculazione.

I duri scambi verbali del weekend tra Di Maio e Salvini, oltre a certificare l'impossibilità di un'intesa M5S-centrodestra, sembrano il modo scelto dai due per evitare un pericoloso incarico da esploratore che il Capo dello Stato potrebbe assegnare entro questa settimana. Passare oltre Di Maio e Salvini significa andare sui presidenti delle Camere Casellati e Fico visto che sembra improbabile il ricorso a nomi stravaganti o riserve della Repubblica.

La presidente del Senato ha già raccontato in tv che si sta preparando all'eventualità di una chiamata da parte del presidente della Repubblica. L'opzione presidente del Senato per un incarico esplorativo, e per tentare di formare un governo, è stata sempre quella più gettonata in caso di impasse. Stavolta però potrebbe far premio nella scelta non solo il diverso peso istituzionale che la carica attribuisce alla Casellati e a Fico, ma anche la provenienza. Parlamentare di Forza Italia di lungo corso la presidente del Senato. Grillino della prima ora ed esponente dell'ala ortodossa, il presidente di Montecitorio. Se l'obiettivo dell'esplorazione è arrivare ad un governo di tutti che si impegni su un programma minimo, la scelta tra i due potrebbe non essere indifferente. Salvini e Di Maio sono consapevoli che dopo il loro fallimento l'obiettivo del Colle sarà quello di svuotare il governo che si cercherà di mettere in piedi da ogni significato politico.

IL RUOLO
Guidare un esecutivo di tutti per pochi mesi, con pochi punti di programma - partendo dalla presidenza di una delle due Camere e a seguito di un esplicito invito del capo dello Stato - non sarà comunque facile con una prospettiva ravvicinata di ritorno al voto. Soprattutto non sarà facile comporre il puzzle azzerando in un colpo solo insulti e veti.

La Casellati ha il vantaggio di ricoprire il ruolo di seconda carica dello Stato, ma l'handicap di essere stata digerita ancora poco dall'elettorato grillino che sui social si sono scatenati il giorno dopo la sua elezione avvenuta a seguito di un'intesa M5S-centrodestra. Fico ha l'indubbio vantaggio di essere riconosciuto dentro i 5S e di non provocare reazioni di rigetto né in FI - che lo ha seppur in parte votato - né nel Pd, e persino in LeU.
Incaricare Fico - esponente del partito più votato il 4 marzo - di un mandato esplorativo per risolvere il rebus del governo, potrebbe rimescolare le carte nel rapporto tra M5S e centrodestra, ma rischia di innervosire l'attuale leader del Movimento che con Fico ha sempre avuto un rapporto a dir poco controverso. © RIPRODUZIONE RISERVATA