Stop all'infibulazione in Nigeria. E' il primo Stato africano a dichiararla illegale

Stop all'infibulazione in Nigeria. E' il primo Stato africano a dichiararla illegale
di Alessandro Di Liegro
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Lunedì 1 Giugno 2015, 15:55 - Ultimo aggiornamento: 2 Giugno, 18:24

La Nigeria acuisce la pena per le mutilazioni genitali femminili. Il presidente uscente Goodluck Jonathan ha firmato, la scorsa settimana, un dispositivo di legge che penalizza ulteriormente la pratica tristemente diffusa in larga parte nelle comunità tribali dello Stato africano. Chi venisse accusato di aver praticato una infibulazione verrebbe quindi condannato a quattro anni di galera e 200.000 naira (ovvero 1000 euro) di multa.

Sono quasi 20 milioni le donne nigeriane che sono state sottoposte a mutilazione genitale e le organizzazioni per i diritti umani sperano che questa decisione spinga almeno altri 26 Stati africani a dichiarare illegale la procedura: «È un segnale potente non solo per la Nigeria ma per tutta l'Africa – afferma J. Peter Pham, il direttore dell'Africa Center al Consiglio Atlantico – possiamo sovrastimare l'impatto di qualsiasi decisione della Nigeria su tutto il Continente».

Secondo le stime dell'Unicef, datate 2013, sarebbero più di 125 milioni di donne e ragazze, a oggi e in tutto il mondo, ad aver subito la procedura di infibulazione o altro tipo di mutilazioni femminili, ancora attuate in 29 Paesi in tutto il Mondo, di cui solo 2 al di fuori dell'Africa. Com'è noto, all'interno delle comunità tribali africane, che rappresentano una gran parte dell'elettorato nigeriano, l'infibulazione è una procedura molto praticata: «Ci sono voluti un presidente e una legislatura uscente per non sottoporre agli elettori un qualcosa che andrebbe contro le culture tribali – sostiene Pham – è stato un favore al nuovo presidente Buhari, il quale dovrà soltanto convalidare la legge».