Mutilazioni genitali femminili, il 6 febbraio la Giornata per dire no alla barbarie

No alle mutilazioni genitali femminili
di Luisa Mosello
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Martedì 2 Febbraio 2016, 18:26 - Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio, 14:45

Una sola giornata per dire no alla pratica aberrante delle mutilazioni genitali femminili, forse, non basta. Ma quella del 6 febbraio è una data simbolica perchè si continui a tenere accesi i riflettori. Perchè si continui a parlare di quelle bambine che hanno subito l’infibulazione e la circoncisione e che sono tante, ben 130 milioni nel mondo. E ce ne sono altre, circa 3 milioni ogni anno, a rischio. Non certo per motivi terapeutici ma per una barbara tradizione che arreca danni irreparabili alla salute psichica e fisica di queste ragazzine, che vivranno con frequenti patologie genitali, rapporti sessuali dolorosi e parti impossibili, fino a contrarre infezioni o emorragie che potranno portarle anche alla morte.

Una vera e propria barbarie che viene perpetrata soprattutto nei paesi dell'Africa sub-sahariana. Ma non solo. Accade anche nel nostro Paese dove l’abitudine viene tramandata di madre in figlia. Secondo dati stimati che risalgono al 2009, non ancora aggiornati, sarebbero oltre 35mila le vittime di circoncisione femminile in Italia che le fanno tristemente conquistare il quarto posto in Europa, dopo Gran Bretagna, Francia e Svezia. Le presenze più massicce si registravano in Lombardia Veneto Emilia Romagna Lazio  e Piemonte Un altro studio, diffuso nel 2012 indicava circa 8 mila bambine a rischio. Da noi esiste la legge 7 del 2006 che prevede il carcere da 3 a 16 anni  per chi pratichi il “taglio”ma le denunce non arrivano. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili e da Paesi si sono alzate le voci per cercare di eliminare questa odiosa pratica. Nel 2015 il  presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha anche istituito il reato di mutilazione genitale femminile con una pena di 4 anni di carcere e una multa di 900 euro.

Di iniziative, incontri, petizioni ne sono state fatte tante. Ma non bastano. Per la Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili del 6 febbraio il dipartimento per le Pari opportunità pubblicherà sul  sito tutte le iniziative finanziate fino a oggi. Oltre alle pene la legge prevede anche 5 milioni di euro l’anno per indagini, campagne informative e corsi di formazione per insegnanti e mediatori. Con la spending review però i finanziamenti sono stati ridotti. “Tagliati”, drasticamente.  

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