Pamela, litri di candeggina sul corpo: «Cancellate le prove dello stupro». Il mistero dell'asportazione del pube

Sabato 3 Febbraio 2018 di Rosalba Emiliozzi
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dal nostro inviato
MACERATA
Segni di pugnalate e particolari raccapriccianti sul delitto horror di Pamela Mastropietro, la 18enne di Roma uccisa e smembrata con una mannaia e un grosso coltello - trovati ieri - dopo essere scappata dalla comunità terapeutica nelle Marche dove da ottobre si stava disintossicando.

In serata è emerso che Innocent Oseghale, il 29enne nigeriano ex rifugiato residente a Macerata, dopo aver fatto a pezzi la ragazza sarebbe andato con un connazionale in una rivendita di prodotti per la casa e ha acquistato due taniche di candeggina, usate per lavare il corpo sezionato, la casa e il terrazzo dove la diciottenne è stata tagliata in venti pezzi: la testa, gli arti, tirati via i seni e, particolare ancor più agghiacciate, ci sarebbe stata anche l'asportazione e la ripulitura del pube. Forse per mascherare una violenza, un rapporto sessuale? I carabinieri di Macerata ieri hanno smentito riti voodoo o cannibalismo. L'autopsia, i prelievi (compresi i tamponi vaginali) e gli esami tossicologici diranno se la ragazza è stata stuprata e se ha assunto eroina, come dice il suo aguzzino. Le prime indiscrezioni sull'autopsia parlano di due segni simili a pugnalate, all'altezza di fegato e addome, tagli profondi che potrebbero anche essere stati fatti durante lo smembramento.
 

 

L'AMICO
Ieri l'amico di Innocent è stato sentito e rilasciato dopo il sequestro di alcuni oggetti. In pochi pensano che abbia fatto tutto da solo. Ieri è stato sentito per tre ore il camerunese che ha accompagnato Innocent in auto a buttare i due trolley col cadavere a pezzi. «Mi ha chiamato martedì 30, la sera, voleva che lo portassi a Tolentino, poi è voluto scendere a Casette Verdini, non sapevo cosa c'era nelle valigie, l'ho poi riportato a Macerata» ha detto. L'auto, una Opel Zafira di proprietà di un altro camerunese, è stata sequestrata. Innocent, arrestato per omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere, è arrivato in Sicilia il 26 agosto 2014 con un gommone. In Nigeria era un decoratore edile e nell'aprile 2015 entra nel progetto Sprar, MaceratAccoglie. Partecipa a due corsi di formazione per pizzaiolo e saldatore. Sorpreso a spacciare ai minori, il 6 febbraio 2017 viene allontanato dal progetto, bocciata la sua domanda di asilo. Ma lui, nonostante il permesso di soggiorno scaduto da un anno, a Macerata mette radici: a Natale è nata sua figlia avuta dalla compagna italiana, mentre pende un ricorso sul diniego della richiesta di rifugiato.

LE INDAGINI
Omicidio o overdose? La morte di Pamela ha ancora molti lati oscuri. Secondo la ricostruzione dei carabinieri di Macerata e della sezione di Pg, la 18enne lunedì è scappata dalla comunità Pars di Corridonia e ha percorso 20 chilometri tra campagne e vigneti in autostop. Giunta a Macerata avrebbe passato la notte di lunedì alla stazione, poi martedì ha preso un taxi per i giardini Diaz dove ha incontrato Innocent, il pusher dell'hashish, che lì spaccia. E qui, è Innocent a dirlo, la ragazza avrebbe chiesto eroina. «Non la tratto, viene con me ce l'ha un amico» dice alla ragazza che lo segue allo stadio dei Pini dove, dice sempre Innocent, Pamela avrebbe comprato la droga, poi la siringa nella farmacia che è davanti alla palazzina dove abita il pusher. Erano le 11. Dopo l'orrore. «Si è sentita male - ha detto Innocent - non l'ho uccisa». La sera la ragazza, a pezzi nei due trolley, è stata gettata via. La mattina di mercoledì 31 il rinvenimento. La sera l'arresto di Innocent.

Pamela, fidanzata con Vincenzo di Castel di Sangro e residente a Roma, voleva farcela. La mamma ha sollevato il caso della «scarsa vigilanza» nella comunità Pars, che si difende: «La ragazza si è allontanata più volte ed è stata sempre seguita e dissuasa dall'andarsene, l'ultima volta non l'abbiamo più trovata e abbiamo avvertito i carabinieri. La nostra non è una comunità di contenimento coatto». Oggi a Macerata la comunità nigeriana, Anolf e Ascim organizzano un sit-in «per esprimere vicinanza alla famiglia».

Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 14:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA