La mamma di Pamela: «Capisco chi ha sparato ma ha colpito innocenti»

Domenica 4 Febbraio 2018 di Raffaella Troili
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Ancora ordinaria follia a Macerata. Un uomo che si fa vendetta da solo, sparando a caso tra la folla. Signora Alessandra, ha la forza di commentare cosa sta succedendo?
«Quelle persone di colore colpite a caso non c’entrano niente con il delitto di mia figlia, non l’hanno uccisa e fatta a pezzi loro, lasciateli stare».

Basta violenza è il suo appello
«Ripeto non sono loro gli assassini di mia figlia, si dovrebbero concentrare di più su chi ha compiuto questo feroce omicidio, ma da mamma ferita a morte capisco bene la rabbia di questo ragazzo che è andato in giro per Macerata a far fuoco».

Teme strumentalizzazioni?
«Preferisco rimanere concentrata sul carnefice di mia figlia, sperando che ci sia giustizia».

Si aspetta l’ergastolo?
«La giustizia può essere tante cose, non è solo l’ergastolo».

Cosa intende?
«Lo diano ai carcerati, non lo mettano in una cella in isolamento. So che c’è una legge dei carcerati».

Parla da mamma straziata, ma le sue parole in questo momento hanno un’eco spaventosa.
«Se lo lasciano libero, spero che non accada, ci sarò io ad aspettarlo. Io vorrei Innocent, vorrei solo avere Innocent tra le mani».

Intanto Luca Traini ha sparato alla cieca contro i neri...
«Da venerdì ho iniziato a seguire tutto, mi interessa tutto. Una maggiore attenzione verso l’immigrazione può servire, ma quelle persone non c’entrano».

Sta montando un dibattito politico
«La politica a me non interessa, mi aspetto solo una cosa, destra, sinistra, si devono unire e fare il vero Stato italiano».

Si aspetta una posizione forte e inequivocabile?
«Mi aspetto che si uniscano e rendano giustizia a Pamela, facessero uscire lo Stato, se ancora c’è».

Soppesa le parole, lucida e attenta, schiva nel mostrare il suo dolore. 
«Ora spero nella giustizia, io ci spero davvero in una risposta forte da parte dello Stato italiano. Che gliela facciano pagare, non esiste, non può esistere un orrore così, non se la merita nessuno una morte del genere, mia figlia ha subito delle atrocità».

L’ha avuta a venti anni, l’ha cresciuta con amore, ha fatto di tutto per aiutarla
«Pamela era una giovane come tante, dolce, sensibile, si sono dette tante cose esagerate, ma nessuno sa davvero che bella persona era mia figlia».

Chiama in causa la comunità di recupero da cui è scappata?
«Sì, certo ma anche la clinica San Valentino, anche da lì era fuggita, ci sarebbe molto da dire sullo scarso controllo che c’è in queste strutture».

Assieme a suo fratello, l’avvocato Marco Valerio Verni, ha comunque voluto fare un appello
«Non siamo per la violenza in strada, vogliamo misure forti, la politica si deve render conto che su certe tematiche ha sbagliato qualcosa e deve aggiustare il tiro. Ci saranno le elezioni, se c’è un senso di insoddisfazione contro certe politiche si manifesti in cabina elettorale e non per strada».

La violenza non è la soluzione
«Ci sono le aule di giustizia, e quella ci aspettiamo. Decisivo può essere anche il ruolo della politica in tema di accoglienza e integrazione degli immigrati. Nonostante le azioni brutali che sono comunque sintomo di esasperazione, il nostro è un paese civile, uno stato di diritto. Mi aspetto una pena esemplare per le bestie che hanno fatto a pezzi mia figlia. E’ anche la battaglia tra civiltà e barbarie».

Ancora non sa quando potrà celebrare il funerale
«È ancora tutto in alto mare. Ma sarà aperto a tutti, se volete dare un saluto a Pamela siete i benvenuti. Parlo agli esseri umani». 
 

Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio, 07:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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