Raffaele Cantone: «Rifiuti di Roma, indagine Anac»

Domenica 14 Maggio 2017 di Sara Menafra
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Presidente Cantone, partiamo dalla riforma dei poteri diretti di Anac ora oggetto di un ulteriore correttivo, ci dice come è andata davvero la storia della norma «cancellata»?
«Premetto che finora mi sono astenuto dal fare considerazioni pubbliche su questa vicenda. Ho visto che mi sono state attribuite tante cose, ma io non ho mai detto nulla anche perché fin da subito ho parlato con il governo. A dirla tutta, quando era stata scritta la prima versione del testo, quella che ci dava poteri di intervento diretto sui dirigenti, avevo evidenziato qualche perplessità, proprio perché si stabiliva una regola del tutto nuova: un ordine che veniva dato all’amministrazione pubblica ma una sanzione che pesava sul singolo dirigente».

Avete usato questi poteri?
«Mai. Avevamo fatto anche un regolamento, indicando tassativamente i casi nei quali avremmo applicato questa norma, ma poi abbiamo evitato di usarla, anche perché ci rendevamo conto che contiene un potere molto invasivo. Il problema sono state le modalità: in sede di approvazione del testo correttivo, sono stato audito a lungo dalle commissioni di Camera e Senato, e, come è normale, abbiamo avuto contatti informali con il governo, ma nessuno mi ha posto il problema».

E, invece, a sorpresa, il governo ha cancellato tutto...
«Io l’ho saputo dal relatore della commissione Lavori pubblici, il senatore Esposito».

Uno sgarbo istituzionale?
«Sul merito della soppressione, credo che governo e parlamento debbano assolutamente fare quello che vogliono. Ovviamente io rimasi perplesso soprattutto perché, viste le lunghe discussioni avute su tutti i punti, avrei dato per scontato che di questo tema mi si fosse parlato».

Qualcuno ha detto che c’è stata una regia, che qualcuno mirava ad azzoppare Anac...
«I fatti successivi mi hanno tranquillizzato, credo che oggi si possa dire con certezza che semmai si è trattato di una sottovalutazione».

Come giudica il nuovo testo? Il potere di multare direttamente i dirigenti non c’è più...
«Mi pare questa norma sia, in assoluto, la migliore possibile. Mantiene nelle mani di Anac un potere efficace, ma consente di chiedere fin da subito l’intervento giudiziario. Ora il contraddittorio avviene direttamente davanti al giudice, il che ci consente anche di agire più spesso e quindi in modo più efficace. Tra l’altro, il nuovo testo allinea le posizioni giuridiche dei nostri dipendenti alle altre authority. Penso che ci sia di che ritenersi soddisfatti, sempre che venga definitivamente approvato».

I temi di attualità dei quali si occupa Anac, intanto, continuano ad essere molti. Anche l’emergenza rifiuti a Roma si incrocia con la gestione delle commesse pubbliche. Come si emerge da questo perenne caos?
«Ci siamo occupati insieme alla prefettura del commissariamento dell’appalto della Colari, che ha evitato problemi peggiori a Roma, faremo tutto il possibile ma resta una soluzione temporanea. Sia pure con qualche difficoltà, si è creata una giusta sinergia istituzionale. Il prefetto ha adottato un provvedimento con logica emergenziale, ma da questa emergenza bisognerà assolutamente uscire. Noi in quel commissariamento avremo un ruolo il più alto e positivo possibile».

Forse c’è un problema più generale che riguarda Ama, la municipalizzata che ha in carico tutto il comparto?
«Noi ci siamo occupati di Ama con singoli accertamenti e stiamo svolgendo verifiche ulteriori».

La gestione dell’azienda è diventata un caso.
«Al di là di Ama, è evidente che c’è un problema che riguarda la gestione delle municipalizzate a cominciare dai criteri con i quali per anni sono state organizzate le assunzioni. Una delle riforme importanti che credo possa avere effetto è quella delle società pubbliche. Queste società, quando sono gestite con criteri che nulla hanno a che fare con l’efficienza, sono un problema enorme, un bubbone che, per la verità, non riguarda solo Ama».

Serve una riforma?
«La riforma c’è, vedremo come sarà la sua entrata a regime. Quella dei servizi pubblici locali è stata stoppata dalla sentenza della Corte costituzionale che ha bloccato pezzi della legge Madia ed è un peccato. Sicuramente il tema delle società pubbliche è il tema dei temi, merita la massima attenzione».

Sulla Consip, ora al centro di una pesante inchiesta, avete fatto ispezioni e avviato indagini, com’è la situazione?
«Nella nostra ispezione ordinaria, avviata molto prima dell’inchiesta, abbiamo evidenziato parecchie criticità. Consip ci ha proposto un percorso di riorganizzazione. Seguiremo passo passo l’applicazione delle proposte che Consip ha fatto, che vanno nella giusta direzione».

L’inchiesta penale ora si è spostata sulla gestione delle indagini, la sua idea?
«C’è in corso un accertamento rigoroso, io mi sono fatto una mia idea, che tengo per me, ma da semplice lettore dei giornali».

Siamo tornati a parlare di Banca Etruria. Un anno fa il governo vi aveva affidato la gestione degli arbitrati, a che punto siamo?
«Il dpcm è stato approvato recentemente e dovrebbe essere pubblicato a breve. Prevede l’istituzione di una pluralità di collegi arbitrali. Dobbiamo ancora capire quali saranno i numeri dei ricorsi e valutare quali risorse mettere in campo. E’ una sfida molto importante, ma posso anticipare che entro l’estate si parte. Lavoreremo in collaborazione con il fondo interbancario e Bankitalia».

Altro tema rilevante è il caso Rai, qualcuno dice che avreste dovuto intervenire anche sulle ultime 244 assunzioni a tempo indeterminato.
«Non siamo un organismo che si occupa di nomine, ci aspettiamo a breve una relazione sulle attività messe in campo. Viale Mazzini ci aveva detto che intendeva adeguarsi alle nostre indicazioni, ci faranno sapere in che modo».

Lei ha scritto un libro sulla corruzione e lo sta presentando, come trova il suo pubblico? Assuefatto?
«Forse ad essere assuefatta è soprattutto la politica. Il pubblico mi pare sempre più consapevole dei danni che fa a tutti un sistema malato».

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Ultimo aggiornamento: 16 Maggio, 08:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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