LUIGI DI MAIO

Salvini: «La Tav non si ferma e Conte non potrà bloccarla»

Domenica 10 Marzo 2019 di Mario Ajello
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dal nostro inviato
MILANO «Questa cosa non la dico, sennò i 5Stelle si arrabbiano...». Da dietro a un cespuglio, nel giardinetto dell'hotel Principe di Savoia, tradizionale salotto milanese da sciure non in stile pratone di Pontida, si sente la voce di Matteo Salvini che ha appena spento 46 candeline su una torta di crema chantilly per il suo compleanno. La buona borghesia un po' attempata degli Amici della lirica gli ha organizzato la festa - 250 invitati - che è anche un evento di beneficienza. La svolta sulla Tav, quasi più del risotto milanese con l'ossobuco, è la pietanza forte.

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Arriva fino a qui l'eco delle parole di trionfo di Di Maio e si vede benissimo che il leader leghista non vuole infierire. Perché il trionfo di Luigi, nella lettera sulla Tav e sugli sviluppi che ci saranno, non lo vede granché. «Mi sembra che l'opera non sia stata bloccata», spiega Salvini ai suoi interlocutori: «Conte non potrà bloccarla, le procedure vanno avanti, e i bandi o come li vogliamo chiamare non si possono fermare con una lettera. Ma soltanto tramite un voto del Parlamento, visto che si parla di un trattato internazionale, o con un atto del Consiglio dei ministri». E dunque, il capo del Carroccio sembra tranquillo. Fa festeggiare i 5Stelle, e non vuole rovinargli la festa. E quando dice «ci vediamo lunedì», sta dicendo che dal Cda di Telt si capirà che nulla è stato stoppato e «la società italo-francese farà partire i bandi».
 

Di Maio celebra ad uso propagandistico e Salvini capisce e avalla questa esigenza, la finta vittoria utile a tenere buoni i suoi, ma sa bene il capo leghista che le cose stanno andando nel verso da lui prediletto. Sta molto attento comunque a coprire le difficoltà interne di Di Maio e a non provocare una crisi di governo che «nessuno vuole». E anche i presenti al suo compleanno non hanno fatto che dirgli di evitare la crisi, sfondando una porta aperta: «Ma figuriamoci, stiamo facendo un sacco di cose e tra poco, solo, per dirne due, Quota cento e il passaggio finale della legittima difesa». E comunque: «Sulla Tav, nessuno vince o perde. La Lega governa perché vincano gli italiani. Non so se sorridere o arrabbiarmi, quando leggo sui giornali l'assurdità che sarebbe in corso una crisi di governo o, chissà che cosa vuol dire, una pre-crisi. Vabbé, prendiamola a ridere. Ma se dobbiamo parlare seriamente, mi sembra che anche stavolta, come sulla manovra, sull'immigrazione, sulla legittima difesa e su tutte le altre cose che abbiamo fatto mentre tutti dicevano a vanvera che ci stavano scannando, l'accordo si sta trovando. E mi dispiace per quelli che vedono la crisi dappertutto. Si rassegnino. Anche perché, nel caso non si dovesse raggiungere un accordo dentro il governo, si può trovare in Parlamento o nel Paese facendo esprimere gli italiani con un referendum consultivo». Una frase questa, però, che suona più come una minaccia che come un emolliente nel confronti dei 5Stelle.

Il cui leader, Di Maio, fino al primo pomeriggio non ha ancora fatto gli auguri di compleanno a Matteo. «Ma Luigi è una persona a cui sono legato da stima e affetto e me li farà». Mentre Conte - pur non cantando «tanti auguri a teeeee...», come il coro delle anziane e degli incravattati del Principe di Savoia, ma in fondo è un incravattato (della provincia meridionale con pochette) anche lui - si è felicitato al mattino per i 46 anni del leader del Carroccio.

 

Qui al Principe di Savoia la fiducia della buona società milanese in Salvini è totale. «Lo conosciamo bene e da tanto tempo. Soltanto lui, che è un mediatore e non un irruento come può sembrare, è in grado di trattare e di convivere con i grillini che sono un po' cosi», dice Miriam Belleri, una degli Amici della lirica, signora ingioiellata di 75 anni. Gli altri, per la festa del Capitano, prima di spegnere le luci della sala per l'arrivo della torta, gli hanno regalato una coppa dei campioni made in Cina, fac-simile di una di quelle vinte veramente dal Milan, con la dedica: «Al nostro grande Capitano, auguri Matteo». E l'antico capitan Baresi, ossia Franco, mitico rossonero e azzurro, gli ha donato tra gli applausi la sua maglia con il numero 6 e con le firme di Gullit, di Van Basten e degli altri campioni milanisti. «Come Baresi, io non cambio squadra», dice Matteo a proposito di un ritorno con Berlusconi a scapito del patto con Di Maio. Sono arrivati anche gli auguri del Cavaliere (quello vero) e c'è fuori dalla sala il sosia di Silvio che dice a Matteo: «Ma perché non vuoi fare il governo con me?». Salvini sorride e gli dà una pacca sulla spalla. E poco prima, a un paio di sciure che gli dicono «torna con Silvio», lui racconta: «Dopo le elezioni del 4 marzo, parlando con Berlusconi gli ho detto, se faccio un passo indietro e non nasce il governo, poi viene un esecutivo tecnico che spremerà l'Italia, come con Monti che ha fatto stramazzare il nostro Paese. Ed è stato Berlusconi a dirmi di andare a fare il governo». Che ora Matteo non vuole disfare, ma che fatica!

 

Ultimo aggiornamento: 23:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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