Smart working, ecco le regole: nel contratto fasce orarie e controlli

Smart working, ecco le regole: nel contratto fasce orarie e controlli
di Francesco Bisozzi
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Sabato 25 Settembre 2021, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 16:53

Addio lavoro a domicilio, benvenuto smart working. Pronte le regole per il lavoro agile nella Pubblica amministrazione nella fase post pandemica: sarà ibrido, controllato e rescindibile con un preavviso di 24 ore. Ieri la firma del premier Mario Draghi sul decreto di Palazzo Chigi che riporta il lavoro in presenza a modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa e apre le porte al rientro (progressivo) degli statali in ufficio. Ma è nell’ambito della trattativa tra Aran e sindacati per il rinnovo del contratto delle funzioni centrali che stanno prendendo definitivamente corpo le regole per lo smart working pubblico del futuro. 
«Sul lavoro agile siamo d’accordo quasi su tutto, alcuni passaggi, come quello relativo alle fasce orarie in cui suddividere la giornata lavorativa dei dipendenti in smart working, possono essere ulteriormente semplificati», spiega il presidente dell’Aran Antonio Naddeo. 

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FINE EMERGENZA
Finito lo stato di emergenza, il lavoro agile tornerà a essere subordinato agli accordi individuali. Questi ultimi seguiranno le regole fissate dai nuovi contratti nazionali dei dipendenti pubblici. Nella bozza di contratto che verrà discussa la prossima settimana con i sindacati, si precisa che il lavoro agile consiste in «una prestazione lavorativa da eseguire in parte all’interno dei locali dell’amministrazione e in parte all’esterno di questi, senza una postazione fissa e predefinita, entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale». Prosegue il presidente dell’Aran: «Lo smart working al 100 per cento non esiste, quello è il lavoro a domicilio, una modalità a cui si è fatto ricorso durante l’emergenza ma che non rappresenta un’innovazione organizzativa». 

Per garantire da un lato il diritto alla disconnessione e dall’altro consentire alle amministrazioni di tenere sotto controllo i dipendenti in smart working, la bozza prevede d’istituire tre fasce orarie, quella dell’operatività, in cui le attività richieste vanno eseguite in tempi rapidi, quella della contattabilità (il dipendente deve rispondere a mail e telefonate) e quella dell’inoperabilità (che tutela il diritto alla disconnessione). Questa suddivisione però non convince i sindacati e non è escluso che si passi a due fasce orarie soltanto, quella dell’operatività e quella dell’inoperabilità. «L’importante è stabilire gli obiettivi che il dipendente impiegato da remoto deve raggiungere e verificare che li raggiunga», aggiunge Naddeo. 

IL PREAVVISO
La bozza precisa anche che per sopravvenute esigenze di servizio il dipendente in lavoro agile potrà essere richiamato in sede con un preavviso di almeno 24 ore. Il rientro in servizio non comporterà il recupero delle giornate di lavoro non fruite.

L’accesso al lavoro agile, a ogni modo, sarà facilitato per alcune categorie di lavoratori, come i genitori con figli piccoli ma non solo. L’anno prossimo i Pola, i piani organizzativi per il lavoro agile, con cui le singole amministrazioni individuano le attività smartabili e stabiliscono la quota di lavoratori agili di cui hanno bisogno, confluiranno nel nuovo Piano unico della Pa, il Piano integrato di attività e organizzazione. I dipendenti pubblici però chiedono anche un’indennità che copra i costi che sostengono quando operano da remoto, tra bollette e cibo. L’Aran apre: «Le risorse ci sono, ma l’entità di questa indennità va modulata nell’ambito della contrattazione integrativa». 
 

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