Scontri Roma, Lamorgese: «Castellino non arrestato per rischio reazioni violente». Meloni all'attacco

Question time alla Camera dei deputati sulla gestione dell'ordine pubblico nelle ultime manifestazioni dei No Pass

Scontri a Roma, altri 24 denunciati. Lamorgese risponde a interrogazione Fdi
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Mercoledì 13 Ottobre 2021, 15:04 - Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre, 07:18

Giuliano Castellino, leader di Forza Nuova nella Capitale, che sabato scorso ha promosso e guidato l'assalto alla sede della Cgil («prendiamoci la Cgil», aveva urlato dal palco di piazza del Popolo), è un sorvegliato speciale e destinatario di Daspo: non poteva dunque stare lì. Le forze dell'ordine non hanno però ritenuto di arrestarlo in quel contesto per «l'evidente rischio di provocare reazioni violente da parte dell'interessato e dei suoi numerosi sodali, con la conseguente degenerazione della situazione dell'ordine pubblico». Risponde così al question time alla Camera il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, all'interrogazione di Giorgia Meloni che attacca: «lei sapeva e non ha fatto nulla! Siamo tornati alla strategia della tensione». L'accusa è, insomma, quella di aver favorito gli scontri per poter addossare la colpa alla destra, criminalizzando il dissenso dalle politiche del Governo su vaccini e green pass. 

Lamorgese: «Castellino non arrestato per rischio reazioni violente»

Il clima incandescente delle piazze si riverbera così in Parlamento, mentre il leader della Lega Matteo Salvini incontra il premier Mario Draghi per formulare una proposta di «pacificazione nazionale». Per un'informativa dettagliata sui fatti di Roma la titolare del Viminale ha rimandato a martedì prossimo, quando riferirà in Aula alla Camera sulla base delle relazioni «che ho chiesto immediatamente al capo della Polizia e al prefetto di Roma». Al question time si è soffermata sulla figura di Castellino, che «si è evidenziato per un deciso protagonismo», soprattutto in occasione del suo intervento in piazza del Popolo, quando ha espresso «la volontà di indirizzare il corteo verso la sede della Cgil».

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 A quel punto l'uomo poteva essere arrestato? No, secondo le valutazioni «delle autorità di pubblica sicurezza e dei responsabili dei servizi di sicurezza che erano in piazza», ha spiegato Lamorgese: in quelle fasi di «particolare eccitazione e affollamento», c'era infatti «l'evidente rischio di provocare reazioni violente da parte dell'interessato e dei suoi numerosi sodali, con la conseguente degenerazione della situazione dell'ordine pubblico». Quanto a Forza Nuova, la decisione sullo scioglimento, ha ribadito, «è attualmente alla particolare attenzione del Governo». 

La marcia del "pifferaio magico" Castellino e degli altri facinorosi è così proseguita da piazza del Popolo fino a corso d'Italia concludendosi con l'irruzione nella sede della Cgil: «portateci da Landini o lo andiamo a prendere noi», le sue parole rivolte ad alcuni operatori di polizia dopo che i manifestanti erano riusciti a sfondare il cordone e raggiungere la sede del sindacato. In serata l'uomo è stato arrestato in flagranza differita, insieme ad altri esponenti di Forza Nuova. Tra i reati contestatigli istigazione a delinquere, resistenza e minaccia pluriaggravata a pubblico ufficiale in concorso e devastazione. E per i pm di Roma «desta allarme sociale il fatto che tutti i provvedimenti adottati nel corso degli anni nei confronti di Giuliano Castellino al fine di contenerne la spinta delinquenziale non hanno fin qui sortito risultato alcuno e non sono riusciti ad impedire che lo stesso proseguisse imperterrito nella commissione di reato».

Meloni all'attacco

La risposta del ministro dell'Interno non è piaciuta alla leader di Fratelli d'Italia che l'ha anzi definita «offensiva di questo Parlamento, che non è fatto di imbecilli», perchè «le scene di sette agenti lasciati a prendere le bastonate davanti alla sede della Cgil sono indegne». «Lei viene qui - prosegue Meloni - e ci dice che sapeva e non ha fatto nulla. E, se fino a ieri potevamo pensare che il problema fosse una sua sostanziale incapacità, oggi la tesi che lei ci viene a raccontare in quest'Aula è un'altra, ed è molto più grave: quello che è accaduto sabato è stato volutamente permesso! E questo ci riporta agli anni più bui della storia italiana. Siamo tornati alla strategia della tensione, perché il Governo non fa niente, e viene chiamata in causa l'opposizione». Ed anche Matteo Salvini non perde occasione per attaccare Lamorgese: «non siamo riusciti a fermare un disadattato con il Daspo, allora io sono preoccupato».

Dagli esponenti di FdI arrivano poi richieste di dimissioni oltre che di chiarimenti sulla presenza di «agenti infiltrati in piazza». A difesa del ministro si sono levate le voce di due esponenti dem, Laura Boldrini e Dario Stefano: «si attacca il Viminale e non chi aggredisce i servitori dello Stato», dice quest'ultimo. Intanto Lamorgese - sotto il fuoco incrociato della destra di Governo e di opposizione - prova a stringere le fila degli apparati di sicurezza con la riunione del Comitato nazionale per l'ordine pubblico, che ha anche approfondito le criticità della manifestazione di sabato e le relative cause: l'imperativo è quello di evitare altri disordini nei giorni che portano al G20 di Roma del 30 e 31 ottobre.

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