Gelmini: «Nel Pnrr le Regioni sono protagoniste». Ecco quali sono i progetti bandiera scelti finora

Il ministro per gli Affari Regionali: «Nel Pnrr individuati 14 interventi scelti dai singoli territori. Per la Capitale investimenti importanti»

Gelmini: «Nel Pnrr le Regioni sono protagoniste». Ecco quali sono i progetti bandiera scelti finora
di Andrea Bassi e Ernesto Menicucci
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Sabato 16 Aprile 2022, 00:17

Ministro Mariastella Gelmini, le Regioni fino ad ora sono sembrate un po’ al margine del Pnrr rispetto a Stato e Comuni. Poi è arrivata l’iniziativa dei progetti bandiera affidati ai governatori. E nell’ultimo decreto è spuntata una norma per dirottare su questi ultimi le risorse non spese per gli altri progetti. Qual è il ruolo delle Regioni nel Recovery?
«Comuni e regioni hanno un ruolo importantissimo nel Pnrr: circa un terzo delle risorse sono gestite dagli enti territoriali e soprattutto sulla missione salute (per la quale parliamo di oltre 31 miliardi di investimenti) e sulla transizione ecologica le regioni sono centrali. C’era però l’esigenza di dare maggiore spazio al protagonismo delle Regioni che, con i progetti bandiera, potranno indicare una progettualità strategica per il proprio territorio».


Quanti e quali sono i progetti bandiera fino ad oggi individuati? E quanto valgono?
«Finora ne sono stati individuati 14. I progetti si sviluppano soprattutto all’interno della Missione 1 “digitalizzazione e innovazione”, in particolare per i progetti di digitalizzazione delle Province Autonome di Trento e Bolzano e della Valle d’Aosta e della Missione 2 “transizione ecologica” per i progetti di “Hydrogen Valley”, “Isole Verdi” e “rinaturazione del Po”. Ma ci saranno interventi anche sulla Missione 4 “Istruzione e ricerca” e sulla Missione 6 “Salute”, con particolare riferimento alla medicina predittiva sviluppata in centri all’avanguardia. Per quanto riguarda le risorse, il loro ammontare si aggira nell’ordine dei 4 miliardi di euro».


La Ue ha appena staccato il primo assegno da 21 miliardi per l’Italia. Lo scopo del decreto del governo è accelerare sui prossimi 45 obiettivi per avere la seconda tranche a 24 miliardi. La norma per dirottare fondi verso i progetti bandiera è perché temete che qualcuno sia in ritardo?
«A differenza dei fondi strutturali ordinari, il Pnrr è un Piano ‘performance based’. Questo significa che riceveremo le rate previste solo se raggiungeremo gli obiettivi concordati. La norma prevista dall’ultimo decreto ha la finalità di coinvolgere di più le Regioni e dare loro quel giusto protagonismo che non è stato sufficientemente esaltato nella fase di programmazione del Piano. Dopodiché, è anche vero che dobbiamo essere pronti a qualunque evenienza, anche a quella che alcuni investimenti possano generare economie». 


Alcuni sindaci e governatori del Nord avevano avanzato la proposta di dirottare verso di loro i soldi del Pnrr che il Sud non avrebbe speso. C’è questo rischio? 
«Non vedo questo pericolo: le classi dirigenti del Mezzogiorno sanno di avere un’opportunità storica e il Pnrr ha in sé gli strumenti per individuare eventuali blocchi e rimuoverli. Non mi pare siano tempi da derby nord-sud».


Che tipo di impulso potrebbe avere Roma, come Capitale del Paese, dal Pnrr?
«Gli investimenti previsti per Roma sono significativi e possono contribuire a ricucire il tessuto della Capitale: dalla rigenerazione urbana, agli interventi per nuovi autobus puliti e per le linee metropolitane, ma penso anche alla cultura e al progetto Caput Mundi che ha a disposizione oltre 500 milioni di euro e alla ricerca, dove spero che il progetto per Rome Technopole, che coinvolge le tre università statali, possa avere successo. È una grande sfida per farci trovare pronti agli appuntamenti del Giubileo e – speriamo – di Expo 2030».

 


A proposito. A che punto siete con Roma Capitale?
“In Commissione affari costituzionali alla Camera è stato fatto un ottimo lavoro che ha portato al testo base di modifica costituzionale. È un buon punto di partenza: ora però bisogna correre perché sarebbe un bel segnale dare a Roma i poteri di una grande capitale, come Parigi o Londra».

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Dell’Autonomia differenziata richiesta dalle regioni del Nord, si sono perse le tracce. Ci sono resistenze dei governatori interessati?
«Al contrario, i Governatori interessati all’Autonomia spingono perché si dia corso alle intese. Al Ministero i lavori sono in corso sia per definire la legge quadro di attuazione dell’autonomia differenziata, che cercherà il migliore punto di equilibrio delle diverse sensibilità, nel rispetto del dettato costituzionale e dell’unità nazionale, sia per definire le nuove intese». 


La legge quadro conterrà il vincolo dei Lep (livelli minimi di prestazione), la garanzia di diritti uguali per tutti i cittadini da Nord a Sud, prima di dare il via libera alle intese?
«La legge quadro confermerà che i LEP sono la garanzia per l’uniforme esercizio dei diritti di cittadinanza. Ricordiamoci però che per le Regioni sono previsti solo in quattro ambiti. Il ddl autonomia a cui stiamo lavorando sarà rispettoso della funzione dei LEP, ma sarà anche l’occasione per dare nuovo impulso alla loro definizione assieme ai relativi costi e fabbisogni standard».


La riforma del Csm? 
«Le nostre posizioni sulla giustizia sono note: dalla separazione delle carriere, alla responsabilità dei magistrati, a un Csm non più in mano alle correnti. La mediazione portata avanti dalla collega Cartabia è però un passo in avanti significativo».


Nei 25 capoluoghi al voto, il centrodestra andrà unito?
«In oltre tre quarti dei comuni capoluogo il centrodestra è già in campo con candidati e unitari. C’è ancora tempo e confido sul fatto che saremo uniti pressoché ovunque».


C’è il rischio che il governo cada?
«No, siamo nel mezzo di una guerra e c’è bisogno di un Paese unito. Mi pare che questa consapevolezza sia ben presente in tutti i partiti».

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