GIUSEPPE CONTE

Mes, bagarre in aula. Salvini e Meloni: «Conte è un bugiardo»

Martedì 3 Dicembre 2019 di Mario Ajello

Il 20 agosto, nella seduta al Senato che sancì la fine del governo giallo-verde, sotto i colpi di Capitan Papeete, il premier Conte scaricò così la sua furia poco professorale su Salvini: «E' un incosciente», un «irresponsabile», «non ha cultura istituzionale», «pensa solo agli interessi personali e di partito». Stavolta, più o meno gli stessi epiteti, ma la bagarre che si scatena a Palazzo Madama, e prima a Montecitorio, s'accende con particolare asprezza. Sì, parola di Conte, Salvini è il peggio del peggio («Mina le istituzioni democratiche», «dice falsità», «fa spergiuro», «disorienta cittadini e risparmiatori con le bugie e la spregiudicatezza»), ma alla Camera è quando Conte se la prende con la leader di Fratelli d'Italia che si scatena la bagarre. «Non mi sorprende - attacca il premier - la condotta del senatore Salvini, la cui disinvoltura a restituire la verità e la cui resistenza a studiare i dossier mi sono ben note, ma mi sorprende il comportamento della deputata Meloni nel diffondere notizie allarmistiche, palesemente false sul Mes». A quel punto, le grida del leghista Borghi: «Vergognati!». L'indignazione della destra: «Conti servo dei tedeschi!». Le grida, gli applausi, i buu, le proteste. Conte ironizza: «Vedo Borghi molto attivo». Il quale Borghi per la rabbia quasi comincia a strapparsi i capelli. Mentre il presidente Fico, che non ha grande polso nel tenere l'aula, addirittura richiama il premier: «Presidente del consiglio, non nomini i singoli deputati».

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LE GRIDA
C'è chi grida «dimissioni!». Chi batte i pugni contro lo scranno. Chi se la prende con Di Maio («Luigi, dagli una botta!»). Il quale seduto accanto a Conte mentre Conte lo bombarda parlandone come un subalterno della Lega - ma senza nominarlo, e non guardandolo mai mentre si volge sempre a Gualtieri alla sua destra che pare aver scritto il discorso con lui e si compiace e applaude quasi ad ogni passaggio - è pietrificato come una mummia e lontano anni luce, pur essendogli seduto affianco, rispetto a Conte con il quale è diviso da una cortina di ferro e da una incomunicabilità gonfia di astio ormai anche personale oltre che politico. E la Meloni? Chiamata in causa dal premier, diventa una furia: «Non mi stupisce la disonestà intellettuale di non rivolgersi alla persona seduta alla sua sinistra: Luigi Di Maio che su questo tema ha detto più o meno le stesse cose che stiamo dicendo noi». I ministre dem si stringono intorno a Conte, la mummia Luigi - Conte ha parlato contro Salvini perché Di Maio intendesse e si vergognasse - continua nella sua pietrificazione, i ministri grillini vorrebbero sparire. Qualche leghista urla: «Venite qui, vi diamo riparo noi». E questo è il ritornello più o meno che userà poco più tardi Salvini in Senato verso i pentastellati: «Abbiate il coraggio di scaricare quel bugiardo seriale. Fate bene a dire che servono modifiche al Mes». Conte il «mentitore» è l'immagine in condominio tra Salvini e Meloni. E anche questa, una la sfodera alla Camera e l'altro al Senato: «O mente Conte quando dice che non ha firmato nessun testo o mente Gualtieri che dice che è inemendabile». E Di Maio si sente così imbarazzato, agitato, messo rosso-giallo (o solo un quarto) e mezzo (o tre quarti di nuovo giallo-verde) che quando l'arena si sposta da Montecitorio a Palazzo Madama lui si defila, sparisce, non si fa vedere sul banco dei ministri e si fa sostituire da Patuanelli. Che è così filo-dem, almeno in questa maniera lo descrivono i compagni di partito, che su questo tema magari tifa più Conte-Gualtieri che Salvini. Lo sguardo cupo che Di Maio aveva il giorno della fiducia a settembre a Conte adesso è cupissimo, stracupo, cuperimmo.
Ma occhio, ora Salvini è in scena. Primo affondo anti-Conte: «Lei vive male, vive di rabbia e di rancore!» (e Conte sorridendo beffardamente: «Ma chi, io?»). Secondo: «Prendi in giro tutti, anche gli operai dell'Ilva». Terzo: «Vuoi dare i risparmi degli italiani alle banche tedesche. Non te lo consentiremo mai!». Quarto: «Le bugie hanno le gambe corte!» (Conte risponde con una risata beffarda del tipo: senti chi parla). Quinto: «Diceva Confucio che l'uomo superiore è calmo senza essere arrogante e l'uomo da poco è arrogante senza essere calmo».

GESTACCI
Quando Salvini lancia con la mano a conclusione dell'arringa un bacione al premier e dopo che ha detto «Conte svende il futuro dei nostri figli per tenersi una poltrona», si scatena lo scontro. Pd contro destra e viceversa («Ciao sardineeeee», grida il capogruppo leghista ai dem), grillini spariti. Cartelli con su scritto: «Il Conte Pinocchio». Pupazzetti raffiguranti il personaggio di Collodi. E Salvini scrive su un foglio di carta: «Conte si vergogni». Imitato da tanti lumbard che scrivono a loro volta: «Conte si vergogni». La presidente Casellati cerca di portare la calma. Il capogruppo dem Marcucci sbraita contro l'ex ministro lumbard Centinaio e quello sbrocca: «Mi sta dando del cretino, ma come si permette!». E passa al contrattacco: «Ti faccio un c.... così». Nel frattempo il Mes sembra passato nel dimenticatoio. Del resto molto dei belligeranti, a domanda che cos'è il Mes, rispondono mentre si bevono un drink alla buvette per stemperare l'estasi della battaglia: «Boh, e non me ne fotte niente».

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