Il ddl Zan avanti per un solo voto: «Accordo o salta»

Assenze nel centrodestra, ddl Zan salvo per un voto. «Ma così il testo non passa»
di Emilio Pucci
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Giovedì 15 Luglio 2021, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 16 Luglio, 11:03

Salvo per un voto. Per ora. La richiesta della sospensiva fino al 27 luglio del ddl Zan presentata da FI e dalla Lega a palazzo Madama non passa per un soffio, anche grazie al soccorso di Ciampolillo. Il senatore che aiutò, appalesandosi all’ultimo secondo in Aula per votare la fiducia all’allora premier Conte (fu necessario il ricorso al Var), è di nuovo decisivo. Altra corsa nell’emiciclo («Ho deciso al momento») questa volta per evitare, insieme all’ex sottosegretario Merlo, che il provvedimento contro l’omotransfobia subisse già il colpo finale. Determinante pure il ministro Patuanelli arrivato in extremis: il risultato è 136 voti contrari e 135 favorevoli allo stop dell’esame della legge.

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Certo, pesano le assenze nel fronte rosso-giallo. Sono 14 nel Movimento 5 stelle (5 “ingiustificate”), 4 nel fronte renziano (tra cui il senatore di Rignano), ma anche nel centrodestra si contano 15 banchi vuoti: non presenti 3 leghisti e 4 azzurri (non in missione né in congedo), nessuno in Fdi che proprio per questo motivo non ha nascosto la propria irritazione. Giornata quindi ad alta tensione. Con tanto di scontro social tra Faraone e la dem Cirinnà che ha postato inopinatamente un video nel quale il capogruppo di Iv plaude all’intervento di Salvini (a palazzo Madama non è consentito). Ma il dato è quello dei numeri. Tali da riaccendere lo scontro, con Salvini che attacca Letta perché «si ostina a non ascoltare nessuno». Con Renzi che accusa il Pd di voler rinunciare alla legge per «interessi di partito». Con un’ala dem guidata da Marcucci che invita i vertici del Nazareno ad una riflessione se si vuole difendere il provvedimento.

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Questa mattina si terrà un assemblea del gruppo Pd che si annuncia burrascosa. Perché sta crescendo sempre più il fronte di chi chiede di modificare il testo per arrivare ad un accordo. Martedì scade il termine per la presentazione degli emendamenti e si vedrà- la linea del segretario dem - chi vorrà annacquare il ddl Zan. «Qui - viene spiegato - non è una questione se trattare con Renzi o no, considerato che Iv ha dato semaforo verde alla Camera. Il bivio è se scendere a patti con la Lega e noi di Salvini non ci fidiamo. Punto». Sono ore frenetiche perché i cattolici e Base riformista sono convinti che occorra muoversi. Il “refrain” dei difensori del ddl Zan è che se ci dovessero essere dei ritocchi il provvedimento verrebbe affossato e rimandato alla prossima legislatura. Da qui la resistenza. L’exit strategy è intervenire chirurgicamente ma per il momento prevale il muro contro muro. Con una prospettiva sempre più evidente. Al di là della consistenza delle forze in campo («Non trattiamo con gli omofobi», spiegano i pentastellati che non vogliono fare dietrofront) è chiaro che si lascerà decantare la situazione. Altro tempo. La discussione è appena avviata ma il traguardo è lontano. Il Ddl Zan diventerà di fatto un’arma per la campagna elettorale. Con il Pd che vuole farne un argomento in difesa dei diritti e il centrodestra pronto a rilanciare la strada del dialogo con Italia viva. La previsione nella stessa ex maggioranza rosso-gialla è che il ddl Zan alla fine terminerà su un binario morto. 

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Gli emendamenti di Renzi

Ieri Renzi si è presentato ai banchi del gruppo misto, riferisce chi era presente, per annunciare che il partito presenterà emendamenti sull’articolo 1, 4 e 7. «Voi da che parte state?», la domanda. A favore della sospensione dell’esame hanno votato gli ex pentastellati De Falco, Pacifico e Crucioli, altri si sono espressi sul no. Il pressing per infoltire le truppe continuerà ma con i voti segreti il ddl Zan verrebbe affossato. E non solo per le perplessità di Iv ma anche per quelle del gruppo delle Autonomie. Da qui la celebrazione in anteprima del “funerale” del disegno di legge, con Fdi che ha annunciato una maratona di interventi. Il Nazareno smentisce qualsiasi tipo di mediazione con il partito di via Bellerio, «noi tiriamo dritto». «Troveremo una nuova riformulazione che possa mettere d’accordo tutti», insistono da Iv. Il braccio di ferro continua. 

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