Dazi Usa, colpo al made in Italy: crollano le Borse Ue. Di Maio: «Ci difenderemo»

Giovedì 3 Ottobre 2019 di Marco Conti e Flavio Pompetti

Le porte della guerra commerciale tra Usa ed Europa sono ufficialmente aperte, e l'Italia rischia di diventare uno dei bersagli di una controversia di lunga data che la riguarda solo in modo marginale. L'Organizzazione mondiale per il commercio ha autorizzato gli Stati Uniti a rifarsi nella misura di 7,5 miliardi di dollari dei danni subiti dall'industria aeronautica nazionale per via dei contributi concessi dalla Ue alla Airbus, Il Wto ha pronunciato così il primo dei verdetti di una diatriba tra le due sponde dell'Atlantico che dura da 15 anni, da quando l'accusa reciproca di incentivi è stata lanciata sia dalla Airbus che dalla Boeing, e dai rispettivi governi. La mossa successiva spetta ora agli Stati Uniti. Ma anche di questo hanno tenuto conto ieri le Borse, tutte in rosso (Londra -3,2%, Parigi -3,1%, Francoforte -2,8% e Milano -2,9%, in calo anche New York), oltre che dei timori sulla guerra dei dazi Usa-Cina e dei nuovi segnali di recessione.

Dazi Usa, dal parmigiano ai vini: salasso da un miliardo
 

L'ESCLUSO
L'amministrazione Trump ha la facoltà di valersi dell'opportunità, e tassare la lista di 25 miliardi di valore in beni importati dall'Europa che ha già compilato. Il dipartimento del commercio Usa già ieri sera ha reso noto che i dazi scatterebbero dal 18 ottobre. E' prevedibile che la Ue risponderà con la stessa moneta, o addirittura anticiperà la mossa imponendo una sua porzione di dazi sul Made in Usa. Il tema è stato affrontato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel corso dell'incontro con il segretario di Stato americano Mike Pompeo. Un'ora di colloquio a Villa Madama al termine del quale il responsabile della Farnesina era sembrato ottimista su una possibile esclusione dell'Italia dai dazi. A raffreddare l'entusiasmo del leader grillino sono però arrivate le parole di Pompeo che, intervistato da Sky, ha definito possibile che merci come vino e formaggio possono essere inseriti nella lista. Risposta forse ovvia quella del segretario di Stato, visto che la Francia esporta come l'Italia vino e formaggi, ed è uno dei tre paesi che partecipano al consorzio Airbus insieme a Germania e a quel Regno Unito al quale però lo stesso Trump ha promesso «vantaggiosi accordi commerciali» se escono dalla Ue.
Per sapere se oltre al camembert e allo champagne ci saranno il parmigiano e il prosecco, occorrerà quindi attendere novembre, ma nel frattempo la diplomazia italiana spinge con forza affinchè l'amministrazione Usa rifletta bene sui danni che produce anche al proprio interno.
«L'Italia difenderà i suoi interessi nazionali su ogni campo, specie quello economico e commerciale». Di Maio replica a stretto giro di posta alle affermazioni di Pompeo. In serata il ministro Usa ha reso noto che prima di ogni mossa Washington parlerà con Bruxelles e che cercherà di venire incontro alle esigenze di ogni Paese. A metà mese, in occasione della visita del presidente della Repubblica alla Casa Bianca, Di Maio e Pompeo torneranno ad incontrarsi e Sergio Mattarella avrà l'occasione per affrontare anche il tema con Donald Trump.

LA SPINTA
Mentre l'Italia in pochi mesi rinsalda l'asse atlantico, i negoziatori di Bruxelles cercano di evitare l'escalation che punirebbe i consumatori nei due blocchi. La commissaria uscente per il Commercio Cecilia Malmstrom ha provato senza successo a spingere l'idea di una tregua con il suo omologo statunitense Robert Lighthizer negli incontri collaterali all'apertura dell'assemblea generale dell'Onu la scorsa settimana. Il suo successore Phil Hogan ha rilanciato la proposta durante l'udienza di conferma del suo incarico.
L'elenco dei prodotti stilato dal dipartimento del Commercio va dagli aerei alle automobili. Fin qui è possibile capire la pertinenza dell'intervento, che colpisce in modo particolare la Francia, la Germania e il Regno Unito, partner di prima fila dell'impresa Airbus. La presenza della Francia nel trio, ha dato però l'estro all'aggiunta di altri prodotti che i transalpini esportano negli Usa, come formaggi, vini, pasta, salumi, che costituiscono anche una porzione del made in Italy.
La sentenza del Wto è la più esosa nella storia dell'organo giudicante. L'Europa sarà costretta a chiederne una di pari valore nella causa parallela che ha intentato presso lo stesso istituto nei confronti degli Usa, per via degli sgravi fiscali concessi dal governo alla Boeing. Esiste già una lista di prodotti Usa da colpire, per un valore complessivo di 20 miliardi di dollari.
 

Ultimo aggiornamento: 07:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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