​Alessandro Orsini
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I dossier della visita/ Dalla Libia alla Russia il mandato di Pompeo

Giovedì 3 Ottobre 2019 di ​Alessandro Orsini
Mike Pompeo è giunto in Italia sospinto dal processo che Trump dovrà affrontare in patria con l’accusa di avere tradito la Costituzione. Il segretario di Stato americano sta cercando di convincere diplomatici e ministri europei a testimoniare in favore di Trump o, quantomeno, a non rilasciare dichiarazioni che potrebbero danneggiarlo.
Il presidente Usa teme infatti due fascicoli pieni di informazioni raccolte in Europa. Il primo fascicolo lo accusa di avere tramato con la Russia per danneggiare Hillary Clinton, sua rivale alle elezioni 2016; il secondo di avere cercato di tramare con l’Ucraina per azzoppare Joe Biden, probabile sfidante alle elezioni 2020. 

Siccome in politica è raro che i più forti chiedano qualcosa ai più deboli, molti governi europei stilano la lista dei desideri. In cima alla lista dell’Italia, nell’immediato, ci sono le sanzioni che gli Usa imporranno all’Europa, visto che Trump, vinta la contesa al Wto, potrà imporre dazi agli europei per 7,5 miliardi di dollari come compensazione per gli aiuti illegali concessi al consorzio aeronautico Airbus. 
Dal momento che il presidente americano può modulare l’intensità della vendetta, l’Italia invoca moderazione per le proprie esportazioni.

E poi ci sono Libia, Russia e Iran. Occorre infatti sapere che i Paesi con cui l’Italia ha un interesse ad avere buoni rapporti sono in cattivi rapporti con Trump. E siccome la struttura delle relazioni internazionali non consente all’Italia di essere amica dei nemici degli Stati Uniti, è comprensibile che Luigi Di Maio abbia presentato a Pompeo un quaderno delle lamentele.

I punti sono tre. Il primo è che la situazione in Libia è precipitata dopo che Trump, durante una visita di Paolo Gentiloni alla Casa Bianca, il 20 aprile 2017, aveva annunciato il proprio disimpegno in Libia. Non appena Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita sono stati raggiunti dalla notizia, si sono precipitati ad armare il generale Haftar, incoraggiandolo a marciare su Tripoli, cinta d’assedio dal 4 aprile. 

Trump sapeva che il governo di Tripoli è sorretto dall’Italia che, sempre a causa dei vincoli imposti dal sistema internazionale, non può intervenire militarmente in sua difesa. Il risultato, che diventa chiaro soltanto se si parla chiaro, è che il governo di Tripoli non è stato ancora raso al suolo per merito della Turchia, che gli fornisce assistenza militare con un contributo limitato del Qatar. 

Centoventimila sono state le persone finora costrette ad abbandonare le proprie case e 1.100 i morti: questo è il bilancio dell’offensiva di Haftar, secondo gli ultimi dati dell’Onu. Il primo punto non è di facile soluzione per il governo Conte. È vero che Pompeo ha dichiarato che l’Italia è un alleato importante per gli Stati Uniti. Il problema è che ha detto la stessa cosa di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Queste sono le parole che Trump ha rivolto ad al Sisi in un comunicato ufficiale: «Voglio soltanto che tutti sappiano, nel caso ci fosse il minimo dubbio, che noi siamo dietro al Sisi con molta convinzione». 

In Libia non sarà facile accontentare Roma, se questo richiede di scontentare il Cairo, Ryad e Abu Dabi. Si ricordi, infine, che il presidente dell’Egitto, prima di dare il via libera ad Haftar, aveva ottenuto il via libera da Trump: non proprio un favore all’Italia.

Il secondo punto riguarda la Russia, su cui c’è più sintonia. L’Italia ha un interesse al ritiro delle sanzioni contro la Russia che danneggiano la sua economia. Trump ambisce allo stesso risultato, ma, anche in questo caso, la partita è complessa. In primo luogo, Trump è sospettato di essere stato in combutta con Putin e verrebbe accusato dai suoi oppositori di volerlo ricompensare con il ritiro delle sanzioni. 

In secondo luogo, i Paesi dell’Europa dell’Est temono che Putin, tornando ad arricchirsi, accresca la spesa per l’esercito, che preme ai loro confini. È per questo motivo che hanno creato il “Bucarest 9”: un’alleanza anti-russa di nove Paesi Nato guidata da Polonia e Romania, fondata il 4 novembre 2015, dopo l’invasione russa della Crimea.

In sintesi, le responsabilità di Trump in Libia sono chiare mentre in Russia è un vorrei ma non posso. Resta l’Iran, di cui l’Italia è il principale partner commerciale in Europa. Anche in questo caso, le scelte di Trump sono state nocive. Sotto Obama, l’Italia aveva festeggiato il ritiro delle sanzioni, reintrodotte da Trump. L’Italia ha pagato il trumpismo a caro prezzo e non sarà un impeachment a ricompensarla. 
aorsini@luiss.it Ultimo aggiornamento: 00:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA