Centrosinistra, Letta teme il terzo polo e già pensa al piano B: il Nazareno rilancerà sui temi identitari

Il segretario dem a Calenda: "Anziché mettere veti ora creiamo soluzioni"

Centrosinistra, Letta teme il terzo polo e già pensa al piano B
di Francesco Malfetano
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Lunedì 1 Agosto 2022, 06:19 - Ultimo aggiornamento: 11:51

ROMA Carlo Calenda sì, Carlo Calenda no. Mentre si sfoglia la margherita delle alleanze sinistrorse tra Verdi, Fratoianni ed ex M5s, ai piani alti del Nazareno si attende soprattutto l'ultima parola del leader di Azione. L'afosa domenica emiliana per un Enrico Letta in trasferta, diventa quindi l'occasione per appellarsi «a coloro che hanno dubbi sul fatto di creare una larga, importante e convinta alleanza in grado di battere le destre». Poco prima di calcare il palco della Festa dell'Unità di Casalgrande (Reggio Emilia) dove avrebbe ritrovato il suo «maestro» Romano Prodi, il segretario dem rivendica ancora la sua linea: «Uniti si vince». «Il terzo polo è il modo migliore per aiutare le destre» aggiunge, prima di ribadire tutta la buona volontà dei dem nell'andare incontro a Calenda.

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«Non mettiamo veti ma troviamo soluzioni» spiega. In altri termini pazienza se ci sarà bisogno di qualche compromesso su liste e programmi. I territori, sono convinti al Nazareno, saprebbero mandare giù qualche rospo se la prospettiva è contendere lo scettro a Giorgia Meloni. In particolare per il Pd l'apertura riguarderebbe i paletti posti dal leader di Azione circa i nomi da candidare nei listini bloccati. L'assist dell'azionista che ha inserito nel proporzionale le new entry Mariastella Gelmini e Mara Carfagna per indicare la strada da seguire con Luigi Di Maio, «se ci sarà bisogno verrà colto». Più difficile il discorso su Verdi e Sinistra Italiana ma, spiegano, «con il buon senso tutto è possibile».
I TEMI
Tuttavia, a poche ore dall'annuncio calendiano, il vociare attorno ai se inizia ad aumentare gradualmente la sua intensità. E cioè si inizia già a teorizzare cosa dovrebbe essere la lista Democratici e Progressisti qualora il niet diventasse definitivo. Una abbozzatissimo piano b, fatto per ora solo da dichiarazioni d'intenti e di (poche) voci che sperano nel rifiuto di Emma Bonino e +Europa a Calenda, per una scissione che sarebbe clamorosa. «Più temi identitari. Più proposte dai territori. Più sinistra nel centrosinistra in pratica» sintetizzano la strategia tra i dem.

A quel punto la campagna elettorale del Pd si radicalizzerebbe. Trovandosi difatti nell'impossibilità di raggiungere né una vittoria né un semplice pareggio, Letta dovrebbe svestire i panni del mediatore per puntare su una polarizzazione capace di attrarre maggiormente le generazioni più giovani.

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Esattamente il target a cui Letta punta da quando è tornato a tirare le redini del Pd. E pazienza se, come per la patrimoniale, in molti storceranno il naso. Per far fronte ad una campagna elettorale con toni più alti a cambiare sarebbe anche il compito oggi assegnato al gruppo di lavoro che sta costruendo il programma dem. La squadra guidata dal capo-staff di Enrico Letta Michele Bellini e dall'ex commissario Agcom e docente universitario Antonio Nicita, elaborerebbe proposte più drastiche. Allentando le maglie di quel filtro che si sta applicando sulle oltre 900 proposte arrivate dalle agorà dem. Le linee d'azione del resto sono già ben definite e si prestano all'operazione: lavoro, diritti civili e ambiente. Il cardinesarebbero quelle battaglie (Ius scholae, fine vita e salario minimo ad esempio) già messe in piedi nei mesi scorsi, ma depurate dai tentativi di mediazione che si sono susseguiti durante il governo Draghi. Un «ddl Zan semplificato» ad esempio. Non solo. Nel mirino - e non è affatto detto non ci finisca anche con Calenda in coalizione - c'è il renzianissimo Jobs Act. Una norma mai votata dall'attuale segretario e considerata poco digeribile. D'altro canto, cambierebbe anche lo sguardo rivolto verso fuoriusciti (o presunti tali) dal M5S. Oltre all'Impegno civico Di Maio, diventerebbe appetibile il consenso territoriale del presidente della Camera Roberto Fico.

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E anche se ieri sono piovute smentite sia dal Pd che dal diretto interessato, senza Calenda la partita per confluire nei dem - con il ministro Federico D'Incà e l'ex capogruppo Davide Crippa - si riaprirebbe.
Calenda a parte, al centro della domenica dem c'è stata anche la trattativa con i territori per le candidature. Entro domani dovranno arrivare al Nazareno tutte le indicazioni espresse dalle sedi locali. L'ultima parola spetta a Letta, ma già si stanno aprendo diverse ipotesi di scontro per alcuni nomi calati dall'alto. È il caso del ferrarese Dario Franceschini a Napoli, o del calendiano Matteo Richetti a Bologna oppure, potenzialmente, dell'empolese Luca Lotti, non indicato a sorpresa dalle sezioni.
 

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