Intervista Linda Lanzillotta

Venerdì 19 Dicembre 2014

ROMA Senatrice Linda Lanzillotta, lei ha presentato un emendamento alla legge di Stabilità per vincolare l'erogazione dei fondi previsti dal Salva-Roma alla cessione delle partecipate di secondo livello di Atac e Ama. Senza successo...
«Credo che si sia persa un'occasione. Questo emendamento voleva essere un sostegno all'azione che il sindaco Marino si propone di realizzare. Va considerato che il piano di risanamento è stato approvato prima che emergessero una serie di elementi dall'azione giudiziaria. Questo, a mio avviso, rende ancora più urgente intervenire sulla struttura del Comune di Roma, non solo per motivi finanziari, ma anche per motivi di trasparenza, di taglio alla radice dei meccanismi che consentono i fenomeni corruttivi».
La sua proposta in che senso avrebbe inciso su questi meccanismi?
«Rendere vincolante e stringente la chiusura delle partecipate avrebbe permesso al sindaco di costringere la sua maggioranza in Consiglio comunale ad agire. Una maggioranza che abbiamo visto essere permeabile ai condizionamenti esterni, e che quindi non approverà con il sorriso sulle labbra lo smantellamento del sistema delle partecipate».
Con esito diverso si è ripetuto quanto accaduto lo scorso anno. Furono i suoi emendamenti imporre dei vincoli nel piano di salvataggio della Capitale...
«L'anno scorso fu il presidente del Consiglio Matteo Renzi ad inserire nel decreto legge Salva-Roma gli elementi che avevo proposto e che in Parlamento non erano passati. Per questo dico che il sindaco Marino ha bisogno di alleati esterni che lo sostengano in quest'azione che lui ha dichiarato di voler svolgere. Quest'azione si fa certo con i magistrati e l'anticorruzione, ma si fa innanzitutto facendo venir meno i meccanismi che generano quei fenomeni».
Il piano Salva-Roma comunque prevede la cessione delle partecipate entro il 2018...
«Sì, ma siccome c'è un'emergenza finanziaria andrebbe anticipato. I contribuenti romani e quelli italiani stanno pagando questa situazione. E poi c'è anche un'emergenza etica emersa dall'inchiesta su Mafia Capitale. Non possiamo aspettare i tempi normali di un piano di risanamento. La mia proposta era di anticipare, attuare il piano in due anni e di legare l'erogazione dei fondi pubblici all'attuazione effettiva del piano stesso».
Perché il governo si è opposto?
«In verità il governo non si è opposto all'emendamento, anzi. Il vice ministro Morando era disponibile a dare un parere positivo alla proposta. Alla fine ha anche accolto un ordine del giorno che traduce l'emendamento come impegno politico del governo».
Chi è allora che ha bloccato?
«La maggioranza».
Il Partito democratico?
«Non voglio fare distinzioni. Devo prendere atto che per la seconda volta il Parlamento su Roma non ha voluto prendere decisioni».
A. Bas.
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