M5S, la neo candidata Lombardi vuole con sé l’assessore che lasciò Virginia

Domenica 15 Ottobre 2017 di Simone Canettieri
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MARINO Nel backstage, quando si incrociano per forza di cose, scatta un gelido saluto. Roberta e Virginia, le arci-nemiche, si stringono la mano. «In bocca al lupo». «Viva il lupo». Stop. I destini di Lombardi e Raggi sembrano due rette parallele destinate a non toccarsi mai. Il voto poi non aiuta. Anzi certifica quanto è evidente a tutti. E da sempre. La sindaca, è l’ultimo retroscena prima del verdetto del notaio, ha appoggiato Davide Barillari. Il consigliere regionale non a caso, arriva secondo, a solo 300 voti dalla faraona grillina. «Non so: non mi interessa. Il voto è segreto, no?», taglia corto Lombardi. E dallo staff di Raggi dicono lo stesso.

BARILLO
Ma tutti si chiedono qui a Marino, vicina a Frattocchie, ma distante anni luce dal centralismo democratico: come diamine abbia fatto “Barillo” a prendere tutti questi voti? Il saluto dunque tra la parlamentare e la sindaca è un mix di sospetti e non detti che vanno avanti ormai da più di un anno. E la finta durerà, c’è da scommetterci, anche per la tutta la campagna elettorale. Eppure sempre nel retropalco, dove si consumano faide e accordi, Raggi si intrattiene a lungo con Davide Casaleggio e Beppe Grillo prima di intervenire. I due Garanti le chiedono unità. E cioè di non fare un discorso divisivo. Questo accade a metà. Perché la grillina appena prende il microfono al centro del piccolo anfiteatro si limita a fare gli auguri al vincitore o vincitrice, salvo nel finale spiegare che «non esistono correnti, le uniche correnti che conosco sono quelle delle finestre». Nessun accenno alle frizioni e ai veleni avuti con Lombardi, ma un discorso tutto in difensiva per contraddire la teoria dei 100 giorni: «Sono contro, ci serve tempo per cambiare Roma», dice a un anno e mezzo dall’elezione.
Appena proclamata la parola passa a Lombardi. Che predica umiltà «per riconoscere i propri errori», rivendica di aver lavorato sempre a testa alta e non nasconde le amarezze subite per il caso Marra (senza citarlo). Lombardi rischiò anche l’espulsione e il M5S l’avrebbe fatta fuori se non ci fosse stato l’arresto dell’allora braccio destro della sindaca.

FOTOGRAFIA
Serve Beppe Grillo, in versione istrione, a creare la foto che finirà sui siti e sui giornali. La scena sembra preparata. E lo è. Lombardi chiama vicino a sé tutti i sindaci. Beppe, facendo con la bocca la musichetta dello Squalo, le porta Virginia Raggi. Le due, a favor di telecamere e flash, si abbracciano e si scambiano due baci sulla guancia. Destra e sinistra. Poi la sindaca fa un passo di lato. La scena è quasi riuscita. Da oggi parte la resa dei conti: Lombardi vuole il passo indietro di Valentina Corrado (la terza arrivata) che nei giorni scorsi ha scritto su Facebook, prendendone le distanze, di avere un cugino condannato per omicidio in Calabria, «da dove sono scappata con la mia famiglia». Alla parlamentare non basta. Il vero smacco che “Lalombardi” ha in mente nei confronti dell’amica-nemica Raggi, più la seconda che la prima, è la disponibilità di Marcello Minenna a diventare assessore al Bilancio in caso di conquista della Regione. L’economista della Consob fu il primo ad abbandonare la nave del Campidoglio nel settembre del 2016 come responsabile dei conti, tre mesi prima dell’arresto di Marra. E ora potrebbe ritornare in pista: quale miglior segnale di diversità tra le due?
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