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«Latina vuole vincere, ma meglio non dirlo», il presidente Terracciano si racconta

«Latina vuole vincere, ma meglio non dirlo», il presidente Terracciano si racconta
di Vittorio Buongiorno
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 10 Agosto 2022, 16:04

L'estate 2022 del Latina calcio sembra molto diversa da quella di un anno fa, non trova?
Antonio Terracciano, presidente del Latina Calcio 1932 ormai da sei anni sorride.
Fa gli scongiuri?
«Cerco di restare con i piedi per terra».
Un anno fa avete dovuto mettere in piedi una squadra per la serie C in quattro e quattr'otto.
«E l'abbiamo pagata, ricorda le prime sette otto partite? Ma era scontato, però al di là di questo ricordo soprattutto l'euforia e tanta positività, una carica importante che ci ha accompagnato per tutta la stagione».
Anche nel momento più difficili.
«Siamo rimasti irremovibili, non siamo andati in allarme».
Su Di Donato avete tenuto il punto e avete avuto ragione.
«La fiducia è importante, è ancora qui. Daniele Di Donato è forte, è giovane, ho colto la sua voglia di arrivare, non è da tutti. E poi in campo ha un'empatia formidabile».
Un Latina giovane.
«Abbiamo anticipato i tempi. Ha funzionato e funziona perché l'abbiamo fatto per scelta e non per risparmiare. Anche quest'anno puntiamo giovani, è la filosofia della mia società, non ho un'esperienza lunghissima ma è intensa. Me lo lasci dire: siamo stati precursori, tutti adesso puntano sui ragazzini, anche le grandi squadre al netto dei grandi nomi di esperienza».
Vuol dire che il Latina ha fatto scuola?
«Non faccio il maestro, ma la questione è semplice. Un ragazzino ha ambizione, ha voglia di arrivare, vuole fare il calciatore e dà tutto. A 26-27 anni diventano razionali e un po' appagati, certo sono dei professionisti, ma è normale che pensino al futuro e anche allo stipendio. E poi a 20 anni c'è la salute, c'è anche a 30, ma il ventenne ha tanta roba e fa la differenza.
Soddisfatto della campagna acquisti?
«Trovo giustissima la scelta fatta dal direttore, dall'allenatore e dalla società di consolidare quasi due terzi della squadra dello scorso anno. Una scleta geniale, segno di fiducia nel lavoro fatto».
Con la Viterbese non c'è stata partita.
Terracciano sorride nuovamente. «Hanno hanno fatto il ritiro in montagna e poi alla fine, l'hanno detto loro, smbrava che ci fossero due categorie di differenza. Noi invece per scelta siamo rimasti qui a fare il ritiro, 20 giorni a 35-38 gradi e si è visto come è andata»
Che campionato sarà?
«La stagione sarà fantastica, è uscita qualche squadra importante ma entrano il Crotone e qualche mina vagante tra le neopromosse. Il nostro resta il girone più forte e più difficile, piazze calde, calcio avvincente»
Però, rispetto a un anno fa siete pronti.

«Sicuramente sì, guardi, sto facendo gli scongiuri ma mi dicono gli addetti ai lavori che siamo quasi fuori dal tunnel della preparazione in cui rischi gli infortuni. E' un bel risultato. Saremo pronti per l'inizio».
Obiettivo dichiarato i play off?
«Non è che non mi voglio accontentare, ma l'anno scorso dire che l'obiettivo era la salvezza ci ha danneggiato. I ragazzi hanno fatot una cosa formidabile, salvi undici giornate prima della fine, ma questa cosa, l'aver festeggiato, ci ha tagliato le gambe».
Tradotto nel presente?
«Non metto obiettivi, in cuor mio è ovvio, voglio vincere campionato ma dirlo può apparire fuori luogo, per cui non lo dico. Diciamo che non abbiamo obiettivi, eh? Avanti partita dopo partia, l'obiettivo è ogni singola domenica, ok? Tanto io sono così', me lo dicono, è il mio difetto, io non gioisco quando vinciamo, non riesco a godere, penso già a quella dopo, il mio paicere è l'attesa della prossima partita».
Se guarda indietro pensa: sono un pazzo?
«Sono qui, quasi senza saperlo, è stata durissima, mi rendo conto che chi lavora e si impegna poi vede i risultati, possono essere sufficienti o straordinari, ma comunque vengono. Ritengo di aver fatto un gran bel lavoro. Ho regalato alla città la capacità di non far morire il calcio, tanti sacrifici e siamo tra i professionisti, ora dobbiamo fare meglio, andare avanti e costruire. Sono convinto che una squadra vince sul campo se cresce a livello societario, è una azienda, va gestita e curata come una azienda, se costruisci e consolidi la struttura, allora vengono i risultati. Chi viene qui trova una realtà sana, con regole, disciplina. Latina è un po' una scuola».
Vuole anche il nuovo stadio.
«Ho presentato un project al Comune. Lo spirito è di creare qualcosa di importante, stadio e centro sportivo, se me lo permetteranno. Non sono un arrivista o uno speculatore. E neppure uno che vuole fare tutto da solo. Sono pronto a condividere il progetto con altri. Un centro sportivo alla Fulgorcavi per creare movimento a livello locale e attirare realtà sportive da tutta Europa con una foresteria importante. E al centro della città uno stadio moderno come tanti ultimi nati, sarebbe fantastico, con servizi innovativi, un centro nel centro. Nel Latina calcio ci ho buttato il sangue, ma non la sento come una cosa mia, è qualcosa di tutti, della città della provincia, devono tutti condividere, il cancello dello stadio è aperto h24, lo stadio è aperto, oggi c'è poco da vedere, ma un domani sarà punto di attrazione, se politica lo capisce faremo un capolavoro».
Vittorio Buongiorno
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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