La mamma di Matteo contro Salvini: «Non capisco, chi è malato come mio figlio non tornerebbe mai in classe»

Giovedì 7 Marzo 2019 di Camilla Mozzetti
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Vaccini, la mamma di Matteo a Salvini: «Proposta che non capisco, chi è malato come mio figlio non tornerebbe mai in classe»
Mamma Sara ha da poco finito di fare il bagnetto al piccolo Matteo, il bambino romano di 8 anni affetto da leucemia, che potrà tornare in classe solo quando un suo compagno avrà ultimato i richiami vaccinali. E con le mani ancora umide la madre del bimbo risponde al telefono: «Su Salvini e la lettera scritta al ministro? Mi sono spaventata tanto e ho pensato: non è possibile. Mi veniva da piangere».





Signora Attili cosa l’ha turbata di quella lettera?
«Mi sono detta: mi rema tutto contro. L’obbligo dei vaccini va esteso e non il contrario. Cosa voleva fare? Salvini facesse qualcosa affinché vengano vaccinati tutti: non dimentichiamoci che alcune malattie, come la poliomielite e il vaiolo, sono state debellate grazie al vaccino».

Pensa che la richiesta del ministro dell’Interno avanzata alla responsabile della Sanità, per differire gli obblighi in scadenza il prossimo 10 marzo e permettere ai bambini non vaccinati da 0 a 6 anni di entrare a scuola, rappresenti un passo indietro?
«Penso di sì, invece di sminuire le vaccinazioni perché non cerca di fare qualcosa per garantirle? Ci sono tanti bambini che vanno alla materna e sono nelle condizioni di mio figlio, se Salvini si facesse un giro nei reparti oncoematologici non so come ne uscirebbe: ci sono dei piccoli che neanche camminano perché sono attaccati alle pompe che fanno la chemio e ci sono bambini di due o tre anni che magari ne sono usciti e potrebbero tornare a scuola. Io li invidiavo lo sa?»

Chi? Quei bambini?
«Sì, i piccoli della materna perché mi dicevo: “vedi però loro sono più fortunati, perché se c’è qualcuno non vaccinato possono allontanarlo”».

Crede che il ministro abbia peccato di superficialità?
«Ha azzardato a fare una dichiarazione del genere».

Tra le motivazioni addotte da Salvini c’è quella di evitare dei traumi, non creare bambini di serie A e di serie B...
«Non si tratta della scuola dell’obbligo, non credo che tra bambini di quell’età possano nascere delle discriminazioni, che sono dei meccanismi che scattano quando invece sono un po’ più grandi. Posso capire la componente traumatica e dire: evitiamola. Ma ricordiamoci anche che il bambino non vaccinato rischia di morire se il genitore, ad esempio, si prende la meningite. In Africa ci sono mamme che si fanno i chilometri a piedi per portare i bambini a vaccinarsi noi per fortuna abbiamo i consultori, deputati a farli anche gratuitamente. Se un genitore dice: “non faccio il vaccino perché porta l’autismo” non ci sto, lo capisco invece se ha un problema di salute che glielo impedisce».

Perché il ministro dell’Interno secondo lei è intervenuto sull’argomento?
«È politica, non sono molto appassionata, ma credo che sia un modo per racimolare voti».

Salvini è anche un padre. Da genitore a genitore cosa gli direbbe?
«Di fare un po’ il papà di tutti i bambini e di cercare di tutelarli al meglio, proteggendoli come farebbe con i suoi figli».

E cosa dovrebbe fare lo Stato?
«Una legge più chiara: mettere l’obbligo da zero a 14 anni, tutelando così tutta la scuola, compresa quella dell’obbligo. Mettere delle regole certe proprio come si fa con i bambini quando si dice loro di non salire in piedi sulle sedie. Il divieto non vale solo per la sedia della propria cucina, ma per tutte quelle che incontra. In tanti Paesi, dal Lussemburgo alla Svizzera, se non hai le vaccinazioni a scuola non vai. Entrambi mi sembrano Paesi civili. Da noi invece è un cane che si morde la coda». Ultimo aggiornamento: 07:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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