Tartarughe, sulle nostre spiagge ricompaiono le uova

Sabato 18 Agosto 2018 di Remo Sabatini
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L’ultimo, straordinario, salvataggio pochi giorni fa. Quando una tartaruga marina della specie “Caretta caretta”, è rimasta intrappolata in una rete da pesca nelle acque di Porto Cesareo, nel Salento. Un grosso esemplare di quasi 60 chilogrammi salvato da morte certa. Altrettanto straordinario poi, l’avvistamento del luglio scorso, di un raro esemplare di tartaruga liuto (la più grande delle 7 specie di tartarughe marine, può arrivare a toccare i 2 metri) nelle acque limitrofe all’isola di Ischia. 

Così, tra incontri in acqua e sulle spiagge, tra deposizioni di uova e trepida attesa per la schiusa, gli episodi legati alle tartarughe marine si susseguono. Quasi che, questa, debba essere ricordata come l’estate delle tartarughe e a poche ore dal “Tartaday”, la giornata dedicata a questi splendidi messaggeri del mare, si rinnovano gli appelli per salvare un animale così fondamentale per la vita stessa di mari e oceani. Molti gli appuntamenti previsti in occasione della giornata dedicata alle tartarughe con i centri di recupero che hanno aperto le porte ai visitatori per mostrare il loro lavoro di monitoraggio e soccorso che si svolge 365 giorni l’anno. Programmate diverse liberazioni in mare di esemplari curati nei centri. Come quelli previsti dal 20 al 27 agosto nell’area della Spiaggia delle Due Sorelle nell’anconetano. Dato confortante, quello che vede il ritorno delle tartarughe lungo le nostre coste. Dalla Calabria alla Sicilia, fino al Salento, le tartarughe hanno ricominciato a nidificare sulle nostre spiagge. 50, 60 nidi, forse di più. Tutti monitorati e salvaguardati da chi, per studio o per passione, ha a cuore un animale che, negli ultimi anni e a causa dell’uomo, è in forte sofferenza. A Rosignano, in Toscana, le nidificazioni sono state due. Sempre sorvegliate dai volontari.


L’EMERGENZA
Si calcola che siano tra i 45 e i 50mila gli esemplari che muoiono ogni anno a causa nostra ed oltre 130mila in tutto il Mediterraneo, le catture accidentali. Reti da pesca, palangari, attività umane sempre più invasive lungo le coste legate al turismo o all’ inquinamento e, soprattutto la massiccia presenza di plastiche nei mari, stanno portando le tartarughe verso un declino epocale. Drammatica la questione legata alla plastica che, in acqua, viene scambiata per meduse o alghe ed ingerita in quantità. Il problema è talmente grave che in oltre il 60% delle tartarughe rinvenute sono state trovate tracce e residui di plastica nel tratto gastrointestinale.
<HS9>Messaggeri del Mare. La “Caretta caretta” è la tartaruga marina più comune dei nostri mari. Lunga fino a 140 centimetri, può vivere fino a 50/60 anni. La sua dieta prevede ricci di mare, granchi, gamberetti e piccoli pesci. E’ golosa di meduse e di alghe. Durante la stagione estiva, nelle ore notturne, si avventura a terra per deporre dalle 90 alle 140 uova che si schiuderanno qualche settimana dopo. 

IL TURISMO
Nidi a rischio. Le molteplici attività dell’uomo, soprattutto quelle legate al turismo, sono diventate un grave pericolo per le femmine in cerca di zone tranquille dove nidificare. I mezzi meccanici per la pulizia delle spiagge, così come la massiccia presenza dell’uomo stesso lungo le spiagge punteggiate da ombrelloni e lettini, hanno visto coinvolti molti esemplari che, spaventati, sono fuggiti scortati da folle di curiosi in costume da bagno.
<HS9>Anche le tartarughe piangono. Sono fiorite mille leggende intorno alle tartarughe, nel corso dei secoli. Leggende che hanno un sapore fantastico e, come in questo caso, romantico. Le tartarughe piangono? Il pianto delle tartarughe, la lacrimazione, sono fenomeni osservati più e più volte in esemplari al di fuori del loro elemento, l’acqua di mare. La fatica di muoversi sulla terraferma o l’atto della costruzione del nido e la nidificazione, si diceva, costano moltissimo agli animali che, alla fine e per gli sforzi sopportati, piangono. In realtà, la lacrimazione delle tartarughe è un fenomeno naturale che adottano per espellere sale e liquidi in eccesso, assunti in mare mentre mangiano. Noi, però, continuiamo a preferire la spiegazione più romantica. E poco importa se è distante mille miglia dalla scienza. Quelle lacrime, oggi più che mai, sono il segno dei tempi. 

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