Regionali: Emilia e Calabria, incubo astensione

Regionali: Emilia e Calabria, incubo astensione
di Antonio Calitri
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Domenica 16 Novembre 2014, 23:16 - Ultimo aggiornamento: 23:55

ROMA - Domenica prossima Emilia Romagna e Calabria vanno al voto anticipato per scegliere i nuovi governatori dopo le dimissioni di Vasco Errani, condannato in appello per falso ideologico e di Giuseppe Scopelliti, condannato in primo grado per abuso d'ufficio e falso in atto pubblico.

Ma se il risultato appare abbastanza scontato in favore del Pd, in entrambe le regioni, dalla tornata che sta passando sotto silenzio, spunta la dissoluzione di quasi tutti i partiti e soprattutto il forte ridimensionamento del M5s, ridotto a comparsa e con le sue primarie che sembrano una barzelletta. Anche per il Pd dato vincente in entrambe le regioni però, non sono solo gioie. Nella roccaforte Emilia Romagna è prevista un'astensione senza precedenti, tanto che il candidato governatore Stefano Bonaccini spera che si superi almeno il 50% dei votanti mentre in Calabria Matteo Renzi, dopo la sconfitta del suo candidato alle primarie si ritrova a dover sperare nella vittoria del cuperliano Mario Oliverio.

PD FAVORITO

Nella regione rossa per antonomasia nessuno mette in dubbio la vittoria del Pd e del suo candidato Bonaccini. Di fatto però, il voto anticipato sta allontanando gli elettori dalle urne e rischia di dare al Pd una vittoria dimezzata. I primi segnali si sono arrivati con le primarie del centrosinistra dello scorso 28 settembre, che hanno consacrato Bonaccini con il 61% delle preferenze contro l'ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, ma hanno fatto registrato una partecipazione flop di appena 58.119 partecipanti contro i 155.000 delle primarie per i parlamentari del 30 dicembre 2012. Ad aggravare la situazione del Pd sono arrivati gli avvisi di garanzia per 41 consiglieri uscenti per le spese pazze, cinque dei quali ricandidati da Pd e liste vicine. In questo contesto però cambiano gli equilibri nel centrodestra con la Lega che ha imposto a Forza Italia il candidato governatore Alan Fabbri, ex sindaco di Bondeno e che, anche dopo l'aggressione dei centri sociali a Matteo Salvini la scorsa settimana, sta guadagnando consensi. Luca Zaia, governatore del Veneto è arrivato a dire che «questa regione è contendibile, lo dimostra la tensione che sale. Il popolo sta con noi», ma il segretario in privato punta soprattutto al sorpasso dell'alleato forzista, poco presente nella competizione. A rischiare il flop invece è l'M5s che nel 2010 proprio qui fece registrare il primo boom con Il 7% dei voti conquistati e due consiglieri regionali. Poi il partito è cresciuto fino al 24,7% delle ultime politiche ma ora sembra andare verso l'irrilevanza.

PARTITI SPACCATI

Anche in Calabria dopo le dimissioni del governatore condannato Scopelliti, i sondaggi che circolano danno la vittoria in tasca al candidato del Pd Oliverio, un vecchio comunista che non si è fatto rottamare dal renziano Gianluca Callipo ma lo ha battuto in primarie molto partecipate. Così Renzi pur di mettere la sua bandierina sulla regione, venerdì prossimo andrà a sostenerlo. Un sacrificio che neppure servirebbe vista la situazione degli avversari. Silvio Berlusconi ha scelto come sfidante la presidente uscente della provincia di Catanzaro Wanda Ferro. Ncd si è spaccato con l'ex governatore Scopelliti che ha deciso di sostenerla, mentre il partito insieme all'Udc candida come governatore il senatore Nico D'Ascola dato vicino a un risultato a due cifre. Beppe Grillo dopo il risultato di Reggio Calabria che ha visto il movimento crollare al 2,5%, in un videomessaggio per il candidato governatore Cono Cantelmi (scelto con 183 preferenze) ha messo le mani avanti dicendo che «alle regionali magari prenderemo il 2,2%, non lo so».

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