Pensioni, l’uscita dieci anni prima: ecco le categorie

Mercoledì 4 Aprile 2018 di Andrea Bassi e Luca Cifoni
2
Nei programmi dei partiti che hanno vinto le elezioni è stato inserito il superamento della legge Fornero. Ma intanto che si formi un governo, e che si verifichi l’effettiva realizzabilità delle promesse elettorali, tutti gli strumenti di “flessibilità” introdotti negli ultimi anni sono praticamente entrati in vigore. L’ultimo, in ordine di tempo, è l’Ape volontaria, il sistema che permette di lasciare il lavoro con tre anni e 7 mesi di anticipo, dunque a 63 anni invece dei canonici 66 anni e 7 mesi, grazie ad un prestito del sistema bancario da restituire poi a rate in venti anni sulla futura pensione. Entro il 18 aprile scadrà la prima chiamata dell’Ape volontaria, riservata a coloro che hanno maturato i requisiti per chiedere il prestito a partire da maggio dello scorso anno e che, dunque, devono ricevere gli arretrati dalle banche. Ma quello che pochi probabilmente sanno, è che con gli strumenti già oggi disponibili in alcuni casi è possibile anticipare la pensione anche di 10 anni, a 56 anni e 7 mesi. Lo strumento è quello ribattezzato «Rita», che permette di usare come scivolo la previdenza complementare (per chi ce l’ha), usando l’assegno integrativo come reddito ponte fino al raggiungimento dell’età di pensionamento. Questa regola vale soltanto per chi si trova in estrema difficoltà, come i disoccupati che hanno finito gli ammortizzatori, che arrivati a 63 anni possono agganciare anche il terzo e ultimo strumento di anticipo previsto dal governo, ossia l’Ape sociale, l’indennità a carico dello Stato per chi è senza lavoro o ha svolto per 6 anni negli ultimi 7 un lavoro gravoso.


RITA
La Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) è uno strumento pensato all’interno del “pacchetto” Ape volontaria e social, come ulteriore forma di flessibilità basata sulla previdenza integrativa. Di fatto non era stata utilizzata finora, perché era richiesta una certificazione dei requisiti da parte dell’Inps, condizione venuta meno con l’ultima legge di Bilancio. La Rita, il cui importo dipende dal capitale accumulato dal lavoratore nel Fondo pensionistico complementare, può essere percepita in anticipo rispetto al momento in cui si matura la pensione obbligatoria e quindi rappresenta una forma di reddito provvisorio in attesa di quel momento. Può essere ottenuta dagli iscritti ai Fondi a cui mancano fino a 5 anni alla pensione, che hanno cessato l’attività lavorativa, hanno versato contributi per 20 anni nella gestione obbligatoria e sono inseriti nella previdenza complementare da almeno 5. Chi dopo aver cessato il lavoro è rimasto inoccupato per 24 mesi può chiedere la Rita con un anticipo fino a 10 anni rispetto al momento della pensione, anche con meno di 20 anni di contributi obbligatori.

APE SOCIALE
L’anticipo pensionistico sociale (Ape sociale) è un’indennità a carico dello Stato che viene pagata dall’Inps a chi ha almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi a seconda dei casi e se rientra in una di queste quattro categorie : disoccupati che hanno concluso l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi con 30 anni di contributi; lavoratori che assistono familiari conviventi di primo grado con disabilità grave da almeno 6 mesi con 30 anni di contributi; lavoratori con invalidità superiore o uguale al 74% con 30 anni di contributi; lavoratori dipendenti che svolgono un lavoro ritenuto pesante (e lo hanno svolto per almeno 6 anni negli ultimi 7) con 36 anni di contributi. I lavori gravosi individuati dal governo sono 14, e vanno dai conciatori fino alle maestre d’asilo.

APE VOLONTARIA
L’operazione Ape volontaria, un prestito che funge da “reddito ponte” in attesa della pensione, è partita concretamente a metà febbraio dopo molti mesi di attesa, con le istruzioni operative dell’Inps. L’anticipo può essere richiesto da coloro a cui manca fino ad un massimo di 3 anni e 7 mesi al momento della pensione di vecchiaia, con almeno 63 anni di età e 20 anni di versamenti contributivi: verrà restituito in 20 anni a valere sulla pensione definitiva. Il primo passo è chiedere all’Inps la certificazione dei requisiti. Ma per coloro che avevano maturato il diritto all’Ape tra il primo maggio e il 18 ottobre 2017 e quindi hanno diritto ad arretrati è necessario fare domanda entro il prossimo 18 aprile per poter effettivamente ottenere tutte le somme arretrate. Ultimo aggiornamento: 2 Luglio, 18:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA