I CASI
«Negli ultimi due anni - dice Lorenzo Gasparrini, segretario generale associazione nazionale Domina (www.associazionedomina.it) - sono emerse tipologie di reato nuove per il settore, come lo stalking. Finito il rapporto professionale, alcuni lavoratori si trasformano in stalker per l’ex datore di lavoro e la famiglia, sfruttando la conoscenza di orari e abitudini di chi vive in casa. Chiedono soldi, spesso molti, per lasciare in pace i malcapitati. Lo stalking ormai rappresenta il 20% del totale dei reati penali nel lavoro domestico. Tra 2016 e 2017 i casi sono aumentati del 50%». E il dato potrebbe essere sottostimato.
Stalking e tentate - a volte riuscite - estorsioni, spesso, non vengono denunciati per vergogna o paura. «Ci sono badanti che hanno assistito un anziano che, quando il rapporto di lavoro si conclude, si rivolgono alla famiglia, chiedendo migliaia di euro oltre ai pagamenti avuti. La richiesta più frequente, da quello che abbiamo potuto riscontrare, è di 25mila euro. La minaccia sempre la stessa: dicono che, se non riceveranno la somma, denunceranno di essere stati pagati per meno ore di quelle lavorate. Dato che molti di questi rapporti sono gestiti in nero, totalmente o parzialmente, in tanti preferiscono pagare. Peraltro, parecchi di questi episodi si verificano quando il rapporto si è concluso perché l’assistito è venuto a mancare, quindi la famiglia è in un momento di fragilità emotiva».
IN AUMENTO
Sale il numero di furti, in particolare quelli minori. «Crescono le sparizioni di cibo. La spesa sembra non bastare mai. Se prima, per una settimana, si spendevano quaranta euro poi iniziano a spendersene settanta. Molti furti, specie di alimenti o simili, non sono denunciati».
Secondo le analisi Domina, nel Nord Italia a crescere sono soprattutto ruberie e richieste economiche. Al Sud, le minacce di vertenze. A Roma spiccano stalking e furti minori. Più difficile avere notizia dei maltrattamenti, anche psicologici, spesso scoperti tardi dalla famiglia stessa dell’anziano che, pur di non perdere l’aiuto, preferisce sopportare.
LA DIFESA
Come difendersi? «I proprietari di casa possono installare videocamere al suo interno, non per controllare il lavoro ma per questioni di sicurezza. Presenza e posizione devono essere comunicati al lavoratore. Abitualmente, è un ottimo deterrente. Se si sospettano reati contro la persona, bisogna rivolgersi alle forze dell’ordine e verificare come installare videocamere senza darne notizia o farle notare».
Non solo i lavoratori compiono reati. «Alcuni datori di lavoro commettono abusi e maltrattamenti - conclude Gasparrini - o si rendono colpevoli di sfruttamento. Ci sono casi estremi nei quali i lavoratori vengono chiusi in casa per giorni o magari sono privati di passaporti o permessi di soggiorno. Si tratta di episodi meno frequenti ma comunque in aumento».
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