Ucraina, sindaci rapiti e arresti: ecco il piano di "russificazione" nelle regioni occupate

Dopo il sequestro di Melitopol sparisce anche il primo cittadino di Dniprorudne

Ucraina, sindaci rapiti e arresti: la pace dei russi a Sud
di Mauro Evangelisti
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Lunedì 14 Marzo 2022, 00:19 - Ultimo aggiornamento: 12:06

Rapiscono i sindaci e li sostituiscono con politici che vanno davanti alle telecamere, non senza un certo imbarazzo, a leggere testi scritti in cui spiegano: «Bisogna accettare il nuovo sistema». I soldati dell’esercito di occupazione sparano per disperdere la folla che protesta e urla contro i russi: «Fascisti». L’operazione di russificazione prova a estendere la mano di Mosca nel sud dell’Ucraina, in modo da allargare l’area controllata a sud, tenendo conto che la Crimea era già stata presa nel 2014. Ma si sta rivelando meno semplice del previsto: malgrado i bombardamenti di scuole, fabbriche, ospedali e abitazioni, la città di Mykolaiv sta resistendo e blocca l’avanzata dell’esercito occupante, salvando, almeno per ora, Odessa, che si trova 60 chilometri dopo, verso Ovest, il porto più importante dell’Ucraina. Non solo: anche nelle città prese, come Kherson, i cittadini ucraini scendono per strada a manifestare pacificamente con i colori nazionali giallo blu.

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TERRORE

Il primo sequestro di un sindaco è avvenuto l’altro giorno a Melitopol: si tratta di Ivan Fedorov, 33 anni, portato via con la forza da dieci uomini russi perché, si legge sul profilo Twitter del parlamento ucraino, «si è rifiutato di collaborare con il nemico». Secondo Zelensky c’è il rischio che il giovane sindaco sia sottoposto a torture. Aveva detto alla Bbc prima del rapimento: «Noi non collaboriamo con i russi in nessun modo, loro non vogliono aiutarci, noi non vogliamo il loro aiuto». Fedorov rischia di essere perseguito per terrorismo dai funzionari di Luhansk, vale a dire una repubblica fantoccio separatista riconosciuta solo dalla Russia. Ieri l’esercito invasore ha messo al suo posto Galina Danilichenko, un tempo esponente dell’opposizione del consiglio comunale in un partito pro Putin, che ha rilasciato una dichiarazione in un video in cui sembra leggere, non proprio in modo disinvolto, un testo scritto: ordina ai cittadini di Melitopol di adattarsi alla «nuova realtà, il più rapidamente possibile, per vivere in un modo nuovo, saranno prese tutte le misure necessarie per riportare la città alla normalità». Secondo Galina Danilichenko chi si oppone ai russi è un provocatore e avverte, sempre leggendo un testo, che «non si deve cedere a queste provocazioni». Sui social però è stata definita da molti cittadini «traditrice» mentre in 2.000 hanno protestato davanti al Municipi. I russi hanno rapito anche l’organizzatrice della manifestazione. Melitopol è una città di 150mila abitanti, 200 chilometri a ovest di Mariupol. A nord ovest c’è Dnirporudne, un grosso centro dove ieri i russi hanno utilizzato lo stesso copione e rapito un altro sindaco, Yevhen Matveyev. La fonte di questa notizia è di parte, visto che è stata diffusa dal ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, che parla di «tattica del terrore», ma visto il precedente di Melitopol, con l’imposizione della sindaca filo Putin, non ci sono molti dubbi che sia vera. Anche qui è prevedibile l’epilogo: nelle prossime ore apparirà in un video un nuovo sindaco filo russo che leggerà, imbarazzato, un testo scritto.


SPARI

Proseguendo a Ovest, sempre a Sud lungo la costa prima del Mar d’Azov, poi del Mar Nero, si arriva a Kherson, città a 65 chilometri proprio da Mykolaiv, dove i russi invece stanno trovando strenua opposizione nel loro tentativo di raggiungere Odessa. Bene, Kherson (289mila abitanti) è stata presa dall’esercito di Putin. Secondo il cronista locale Konstantin Ryzhenko, «le forze di sicurezza vanno casa per casa a cercare attivisti, giornalisti ed ex-militari». Proprio a Kherson i russi stanno mostrando il modello di occupazione che hanno progettato: organizzare un referendum farsa che sancisca l’addio all’Ucraina, facendo nascere un’altra repubblica satellite fedele a Putin. Eppure, nonostante la presenza dell’esercito occupante ieri migliaia di cittadini sono scesi in piazza a protestare con bandiere giallo blu, gridando: «Kherson è Ucraina». I soldati russi hanno sparato in aria per disperdere la folla che camminava vicino ai blindati gridando “fascisti” agli invasori.

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