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Putin, «la guardia personale non vuole tornare in Ucraina». Colpa dei pagamenti dimezzati per il calo del rublo

Il cambio Rublo-Dollaro ha dimezzato il compenso dei soldati rispetto ai primi mesi di guerra

Pagamenti dimezzati, soldati russi rifiutano di andare in guerra: Putin in crisi per il calo del rublo
di Mario Landi
3 Minuti di Lettura
Martedì 31 Maggio 2022, 10:57 - Ultimo aggiornamento: 23:34

L'ultimo pacchetto di sanzioni Ue costerà alla Russia circa 10 miliardi l'anno. Lo stop a due terzi del petrolio proveniente da Mosca è un duro colpo per Putin, che è già alle prese con alcuni problemi interni, come quello delle retribuzioni ai militari impegnati in Ucraina. Secondo il sito Kavkaz.Realii, che cita fonti interne alla Guardia Nazionale (che è anche la guardia personale di Putin), i soldati russi di base a Krasnodar impegnati in Ucraina tra febbraio e aprile, si sono rifiutati di tornare a combattere, perché insoddisfatti dai pagamenti ricevuti. 

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Il rifiuto dei soldati

«Proprio pochi giorni fa è arrivato il pagamento per il secondo mese di guerra. E se per il primo mese hanno pagato 100mila rubli, ora sono diventati 50», dice l'interlocutore. Il motivo? Il calo del tasso di cambio del dollaro. «Il pagamento è calcolato a circa 50 dollari al giorno, ma viene effettuato in rubli al tasso di cambio russo». Se il 10 marzo il tasso ufficiale del dollaro in Russia era di 120 rubli, il 26 maggio era calato a 56 rubli, il che spiega la differenza nell'importo dei pagamenti militari. Nella sua squadra - dice ancora la fonte - cinque dipendenti hanno presentato rapporti di pensionamento.

Il tribunale militare della guarnigione di Nalchik ha rifiutato di reintegrare 115 ufficiali della guardia russa di Kabardino-Balkaria, che sono stati licenziati dopo essersi rifiutati di continuare a combattere in Ucraina. Pavel Chikov, avvocato e capo del gruppo per i diritti umani, ha parlato degli appelli dei militari e dei dipendenti della Guardia russa di 17 città, tra cui Krasnodar, Vladikavkaz, Nalchik, Cherkessk e Stavropol. Secondo Chikov, tutti hanno denunciato pressioni, minacce di procedimenti penali e licenziamento per essersi rifiutati di recarsi in Ucraina. 

 

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