Guerra nei Balcani? Le minacce separatiste in Bosnia e le paure dell'Ue: «Mosca può colpire»

Il primo ministro della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina Milorad Dodik, in un recente discorso, ha gridato: «Viva la Serbia! Viva la Russia!».

Guerra nei Balcani? Le minacce separatiste in Bosnia e le paure dell'Ue: «Mosca può colpire»
di Alessandro Rosi
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Giovedì 5 Maggio 2022, 18:29 - Ultimo aggiornamento: 6 Maggio, 06:50

Non c'è Stato che non sia toccato dalla guerra. E anche nei Balcani le tensioni aumentano. A inizio aprile il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha esplicitamente menzionato la Bosnia tra le nazioni a rischio attacco. Mosca potrebbe colpire, utilizzando la Serbia come pedina. Paese candidato all'adesione all'Unione Europea, ma che in passato ha flirtato con il Cremlino e la Cina. Da non dimenticare, d'altra parte, che proprio un assassinio a Sarajevo nel 1914 scatenò la prima guerra mondiale.

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Guerra nei Balcani? Le paure dell'Unione Europea

«Sappiamo tutti che Mosca ha la capacità di causare problemi anche in altre aree del mondo», dice a Der Spiegel Alexander Schallenberg, ministro degli esteri austriaco «Se la situazione esplode nei Balcani occidentali, significherebbe essenzialmente un conflitto nel cortile dell'UE». I rischi maggiori riguardano la Bosnia ed Erzegovina, in particolare la Repubblica Serba al suo interno. Perché, con la benedizione di Mosca, il primo ministro dell'entità, Milorad Dodik, ha intensificato negli ultimi mesi gli sforzi per raggiungere la secessione. In un discorso di metà aprile ai seguaci nella città di Bijeljina ha gridato: «Viva la Serbia! Viva la Russia! Viva la Repubblica Srpska!».

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Tensioni nei Balcani, cosa succede in Bosnia

A 30 anni dallo lo scoppio della guerra in Bosnia, gli analisti sono preoccupati che Mosca possa fare asse con Belgrado e puntare verso la capitale della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina: Banja Luka. Živko Budimir, che una volta era il rappresentante croato alla presidenza, crede addirittura che il Cremlino potrebbe fornire un sostegno diplomatico se la Republika dichiarasse l'indipendenza.

 

I segnali preoccupanti

Dallo scorso autunno, la Republika Srpska, sotto la guida di Dodik, ha bloccato la maggior parte delle istituzioni statali della Bosnia. Più di 200 leggi e atti legali sono stati sospesi. Anche se la Republika Srpska costituisce poco meno della metà del territorio del paese, vuole anche costruire un proprio esercito e cessare di riconoscere la giurisdizione della magistratura nazionale e dell'autorità fiscale.

La risposta dell'Europa

L'operazione militare europea EUFOR Althea ha quasi raddoppiato la sua presenza nella regione. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno attuato sanzioni contro Dodik e altri leader della Republika Srpska. L'Unione Europea, nel frattempo, ha finora evitato di seguire l'esempio: un veto dell'Ungheria di Viktor Orbán è una quasi certezza, ma lo è anche quello della Croazia. In aprile, il governo tedesco ha congelato 105 milioni di euro di investimenti nell'impero di Dodik, un colpo di avvertimento. E all'inizio di aprile, Christian Schmidt, l'alto rappresentante della comunità internazionale per la Bosnia ed Erzegovina, ha usato per la prima volta i suoi cosiddetti "poteri di Bonn" - l'autorità concessa all'alto rappresentante dagli accordi di Dayton per annullare le leggi e le nomine nel paese - annullando una delle spinte legali dei serbi. 

Le pedine di Putin

Dodik è solo una pedina sulla vasta scacchiera di Vladimir Putin, ma è posizionato molto a ovest. Solo 50 chilometri separano il suo ufficio dal confine dell'UE. L'ultranazionalista serbo sta giocando con il fuoco proprio sotto gli occhi del blocco europeo e si vanta dei suoi stretti legami con il capo del Cremlino, che ha ricevuto Dodik ancora una volta a Mosca in dicembre. Le istruzioni strategiche sono regolarmente comunicate a Dodik dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov o dall'ambasciatore russo, Igor Kalabuchov.

Un fronte oltre l'Ucraina

In Bosnia, nel frattempo, il politologo Vedran Džihić, che insegna a Vienna, dice che c'è il pericolo che "Dodik stia cominciando ad alimentare le fiamme qua e là per stabilire un fronte oltre la guerra in Ucraina. Sono convinto che ci siano molti agenti dell'intelligence russa attivi nella Republika Srpska". Džihić dice che l'intera situazione nei Balcani è "estremamente delicata". 

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