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Ucraina, due soldati britannici condannati a morte dai filorussi: avevano combattuto a Mariupol

Ucraina, due soldati britannici condannati a morte dai filorussi: avevano combattuto a Mariupol
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Giovedì 9 Giugno 2022, 16:57 - Ultimo aggiornamento: 20:26

I capelli rasati, lo sguardo fisso dietro le sbarre della gabbia. Aiden Aslin e Shaun Pinner, britannici, e Saaudun Brahim, marocchino, hanno ascoltato in silenzio la sentenza che li ha condannati a morte al termine di un processo «farsa» andato in scena in un tribunale del Donetsk occupato da Mosca che si autodefinisce Repubblica Popolare. L'accusa è di aver combattuto come mercenari a fianco delle truppe ucraine in base all'articolo 430 del codice penale del territorio separatista filorusso.

I due britannici e il marocchino non saranno probabilmente giustiziati - il tribunale ha fatto sapere che hanno un mese di tempo per ricorrere in appello e chiedere la grazia - ma il messaggio al mondo è chiaro: russi e filorussi non guardano in faccia a nessuno, con una punta d'odio in più contro chi ha combattuto in quella battaglia di Mariupol che inevitabilmente finirà sui libri di storia. E altri combattenti che hanno resistito per settimane nell'acciaieria Azovstal, gli ucraini del battaglione Azov catturati, saranno processati entro la fine dell'estate, ha comunicato il leader del Donetsk Denis Pushilin. In totale 2.439 soldati.

«Profondamente preoccupato» il governo di Boris Johnson che ha affidato la prima durissima reazione alla sentenza a un portavoce di Downing Street. «Abbiamo ripetutamente detto che sono prigionieri di guerra, che non vanno strumentalizzati a scopi politici e che hanno diritto all'immunità in base alla Convenzione di Ginevra». La titolare del Foreign Office, Liz Truss, ha espresso «totale condanna» per la sentenza, ribadendo che sono «prigionieri di guerra, imputati in un processo farsa che non ha assolutamente alcuna legittimità». Perché tali sono, anche se la propaganda putiniana finge di ignorarlo.

Aslin, 28 anni, originario di Newark nel Nottinghamshire, si è trasferito in Ucraina, a Mykolaiv, nel 2018 e si è arruolato come marine nell'esercito ucraino. Anche Pinner, 48 anni, originario del Bedfordshire ed ex militare nell'esercito britannico, vive in Ucraina da quattro anni, è sposato con una cittadina ucraina e fa, anzi faceva, l'istruttore delle forze armate di Kiev. Ed è su di lui che si è concentrata la controffensiva mediatica. «Shaun Pinner era nella lista dei ricercati nel Regno Unito per aver preso parte ad azioni di combattimento in Iraq e Siria ed è stato riconosciuto come terrorista nel Regno Unito», hanno scritto i giudici nella sentenza che ha poco di giuridico e molto di politico. Anche dalle famiglie dei due è arrivata la denuncia di un processo show condotto «in violazione della Convenzione di Ginevra» sui prigionieri di guerra.

« La repubblica Popolare del Donetsk è uno stato sovrano ora», ha contrattaccato il presidente del comitato costituzionale del Consiglio della Federazione Andrey Klishas citato dalla Tass, e la Corte Suprema ha tutto il diritto di prendere una decisione e di comminare la pena di morte ai tre. Intanto anche le Nazioni Unite hanno chiesto il rispetto della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra. «Prima di tutto ci opponiamo alla pena di morte, l'abbiamo sempre fatto e lo faremo sempre. Chiediamo che tutti i combattenti che sono detenuti abbiano protezione internazionale e siano trattati» secondo il diritto internazionale, ha affermato il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Stephane Dujarric. E la linea di Londra, ha fatto sapere il portavoce di Downing Street, è di continuare a «lavorare con le autorità ucraine per garantire un trattamento da prigionieri di guerra a ogni cittadino britannico» arruolato fra le forze di Kiev.

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