Bloody Sunday: a 47 anni dalla strage va a processo il "soldato F", ex parà britannico

Giovedì 14 Marzo 2019
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Ci sono voluti 12 anni d'inchiesta ma a 47 anni dai fatti un ex paracadutista dell'esercito britannico verrà processato per la strage della "Bloody sunday" del 30 gennaio 1972. Lo ha annunciato stamani la Procura generale dell'Irlanda del Nord, dopo che i parenti delle 13 persone che morirono nel corso di una delle pagine più buie del conflitto nordirlandese, avevano sfilato per le strade di Londonderry dove si era consumata la strage. L'ex militare, identificato durante l'inchiesta con il solo appellativo di «Soldato F», dovrà rispondere delle accuse di omicidio di James Wray e William McKinney e per il tentato omicidio di Joseph Friel, Michael Quinn, Joe Mahon e Patrick ÒDonnell, tutti attivisti per i diritti umani. Per gli altri 18 sospettati, che comprendono 16 ex militari britannici e due presunti mambri dell'Ira, ha spiegato il procuratore generale nordirlandese Stephen Herron, non ci sono prove sufficienti o disponibili per «fornire una ragionevole possibilità di condanna».
Dalla lunga inchiesta sulla strage della "Bloody sunday" è emerso che le uccisioni furono ingiustificate e che nessuna delle 14 persone che morirono a seguito della domenica di sangue, era armata. I militari britannici, parte del contingente inviato nell'Ulster dal governo di Londra dopo l'esplosione dei "Troubles", non lanciarono nessun segnale di avvertimento ai manifestanti, nessun soldato era in pericolo e furono i parà inglesi ad aprire il fuoco per primi. Oltre alle 13 persone che morirono quel giorno, altre 15 vennero ferite dai colpi sparati dai militari inglesi. Uno dei feriti morì mesi dopo a causa di un tumore non operabile ed è per questo considerato la quattordicesima vittima della strage. 
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