Il fotografo Max Vadukul: «La crisi da coronavirus rivoluzionerà il mondo del lusso, nessuno sarà e si vestirà come prima»

Sabato 28 Marzo 2020 di Francesca Nunberg
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Il fotografo Max Vadukul: «La crisi da coronavirus rivoluzionerà il mondo del lusso, nessuno sarà e si vestirà come prima»
«Negli ultimi 25 anni tutto è stato troppo. Abbiamo avuto troppi aerei, troppe macchine, troppo inquinamento, troppa moda. E questo è destinato a cambiare per sempre». Dal suo isolamento milanese a Porta Romana, che condivide con la moglie Nicoletta Santoro, Max Vadukul, 59 anni, fotografo di fama internazionale, pensa al mondo che verrà e intanto fa Skype, chatta con gli amici, studia l’italiano con Duolingo: «Vorrei uscire a fare foto ma non posso, non voglio fare ammalare mia moglie». Nato a Nairobi in Kenya da una famiglia indiana, a 16 anni Vadukul scappa di casa per evitare un matrimonio combinato, fotografo autodidatta studia in Inghilterra, negli anni Ottanta lavora per Vogue, edizioni americana, francese e italiana. Si fa notare per le sue immagini di forte impatto, fuori degli schemi e per i ritratti in bianco e nero. Nel 1984 lavora per lo stilista giapponese Yohji Yamamoto. Negli anni Novanta per il New Yorker fotografa tutti, da Madre Teresa a Salman Rushdie, da Mick Jagger a Baryshnikov. Lavora per The Rolling Stone Magazine e Sting vuole i suoi scatti in bianco e nero per l’album Dream of the Blue Turtles. Nella moda, ha fatto campagne per Chloè, Comme des Garçons, Longchamps, Armani, Emanuel Ungaro.

Come sarà il fashion system dopo il coronavirus?
«Il business cambierà, anzi tutto è già cambiato. Niente tornerà come prima. Lo stress che stiamo vivendo ha mostrato tutte le falle del nostro sistema consumistico. Quello che si produce in Francia, in America, in Italia, viene dalla Cina. l’azienda di moda aspetta una chiusura lampo che ora non arriva, c’è l’embargo, e tutto si blocca. Richieste, zero. Rifornimenti, zero. E poi c’è un’altra cosa: a chi importa più del lusso?».
Ci sarà un livellamento?
«Andare in giro con scarpe da cinquemila dollari o con borse griffate non avrà più senso. Stiamo vivendo una crisi esistenziale ed è la prima volta dopo la seconda guerra mondiale. Chiusi dentro casa, solo adesso ci chiediamo che senso ha la nostra vita».
Ma l’industria della moda ha qualche colpa?
Basteranno 3 o 4 mesi per tornare alla normalità?
«Credo ne serviranno anche 8. E poi tutto sarà diverso. Le riviste di moda già adesso soffrono, ma la crisi riguarderà anche i designer, non potranno più vendere abiti carissimi. Ti guarderanno male per strada, la percezione è cambiata».
Lei dopo a cosa si dedicherà?
«Vorrei fare un progetto ecologico in India, occuparmi di inquinamento... Certo, se qualcuno mi proponesse una campagna fashion la accetterei. Ma adesso c’è resistenza a vantarsi. A chi importa se Kim Kardashian si veste Gucci o Ralph Lauren? Who cares? Ci preoccupiamo delle nonne, dei figli che si possono ammalare, solo questo conta».
Nuovi rapporti sociali?
«La separazione tra ricchi e poveri è arrivata al limite. Si dice che la tua salute è la tua ricchezza, ma in America viene prima l’economia e dopo la salute. In Italia è diverso, e si vede da come si stanno comportando medici e infermieri che lavorano 24 ore su 24».
Lei ha paura?
«Ho accettato il fatto che posso ammalarmi. Che non c’è niente da fare. Salvo ovviamente rispettare i divieti. Vado solo a fare la spesa. A trarne beneficio è stata Greta Thunberg, senza nessuna cattiveria nei suoi confronti: lei ha pianto per il pianeta e adesso l’inquinamento è sceso. Però è successo col virus».
E le nostre abitudini?
«Stanno già cambiando. Intanto è aumentata l’intensità dell’igiene. E poi cambierà la vita sessuale delle persone, non si potranno più avere rapporti casuali. Dopo il #metoo è arrivato il corona, guarderai qualcuno e ci penserai due volte prima di dire ci vado a letto».
E nel mondo della moda?
«Non si viaggerà più per andare a fare shooting dall’altra parte del mondo, non ci saranno più soldi, le modelle non voleranno più. È arrivata la percezione del troppo. Quelle sfilate monstre di Chanel con 5000 persone sedute vicine, basta. Sarà uno choc per il sistema».
E nella vita quotidiana?
«Cambieranno gli aerei, ci faranno sedere più distanziati, ci controlleranno i cellulari e la vita, a me non importa della mia privacy. Forse questi dark days ci faranno diventare persone migliori. Ci piace vestirci e continueremo a farlo, ma ci porremo il problema di quanto inquinamento va nell’aria e di quante persone vengono sfruttate per garantircelo. Ci sentiamo diversi se siamo sportivi o con lo smoking, ma dovrà finire la volgarità nell’esibirlo».
 Quando uscirà quale sarà la sua prima foto?
«Vorrei fare ritratti del mondo sanitario, lì è la storia. E ai designer dico: fate vestiti meno cari e dedicatevi alle mascherine. Voi che avete cuore e denaro, date contributi, aiutate, è il momento di essere generosi».
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