Tiziana Ferrario: «Il maschilismo è ovunque, ecco gli uomini dalla parte delle donne»

Sabato 3 Ottobre 2020
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«Il maschilismo è ovunque, in famiglia e nel mondo del lavoro. Attraversa il nostro paese e si manifesta in tanti modi. L'ho raccontato nel mio nuovo libro dove ho voluto dare voce però a uomini che non sono maschilisti. Uomini nuovi con i quali le donne possono fare un'alleanza per migliorare la nostra società e farla diventare più equa». Lo racconta all'Adnkronos l'ex giornalista del Tg1 Tiziana Ferrario, a proposito del suo ultimo libro  "Uomini: è ora di giocare senza falli!", edito da Chiarelettere. La Ferrario, inviata di politica estera, ha documentato guerre e crisi umanitarie dagli angoli più remoti del pianeta: Afghanistan, Medio Oriente, Iraq, Uganda. Per anni è stata poi corrispondente Rai a New York, ha seguito il passaggio dalla presidenza Obama a quella Trump e proprio raccontando le tensioni e le divisioni crescenti nel paese, è rimasta colpita dalla ventata di orgoglio emersa tra le donne americane, che hanno chiesto maggiori parità e difesa dei loro diritti. Da questa osservazione è nato prima il reportage, 'Orgoglio e pregiudizi' (Chiarelettere 2017), in cui ha affrontato il tema della parità di genere, indicato anche dalle Nazioni unite tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2030, e poi, a distanza di tre anni, "Uomini: è ora di giocare senza falli!". Un avvertimento che appare chiaro e forte sin dalla prima pagina: «Questo è un libro - scrive la Ferrario - da regalare a quei maschilisti che ancora non hanno capito di avere i giorni contati, perché altri uomini, femministi stanno avanzando».

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Uomini femministi

E chi sono, per esempio, questi uomini 'femministi'? «Sono uomini che hanno girato le spalle al modello machista», come è il caso di Roberto Vecchioni, Riccardo Iacona, Matteo Bussola, Federico Taddia, Frans Timmermans e molti altri di cui Tiziana Ferrario ha raccolto la testimonianza. «Per parecchio tempo ho sentito che in quanto maschio avessi il diritto della prima scelta. Con il tempo sono cambiato – racconta Vecchioni alla giornalista - grazie a Daria (Daria Colombo, moglie di Roberto sempre in prima linea in difesa dei diritti delle donne, delegata alle Pari opportunità per il sindaco di Milano Beppe Sala, ndr) che ha dato a tutti noi in famiglia gli insegnamenti giusti». Lui è cambiato, ma non la realtà che gli ruota attorno: «Siamo lontanissimi dalla parità, ma arriverà e porterà solo del bene, perché il lavoro di una donna è più meticoloso e ordinato e migliorerà la società». Iacona, invece, che ha scritto libri molto coraggiosi sull'argomento ('Utilizzatori finali' e 'Se questi sono gli uomini'), è preoccupato: «Mi stupisce molto che nel nostro paese non se ne parli a sufficienza. Ormai - dice alla Ferrario - c’è una maggiore consapevolezza di come la violenza sia presente nelle nostre case, eppure la discriminazione delle donne non è mai nell’agenda delle persone che contano e che discutono le questioni strategiche del paese. Passa il messaggio che non sia una questione importante, ma semplicemente una battaglia femminista. Il nostro è un paese molto arretrato». Di qui il suo interrogativo circa il ruolo della sua categoria nel sensibilizzare l'opinione pubblica. «Penso che i miei colleghi maschi, che sono i responsabili di tutte le trasmissioni di prima serata, non lo stiano facendo. Nascondono la realtà - dice chiaro e tondo Iacona - quando si tratta di donne ed è una chiara forma di censura. È un paese dove ormai il più alto numero di omicidi è quello contro le donne, la prima causa di omicidio è il femminicidio. Un dato oggettivo. È possibile che me ne debba interessare solo io una volta ogni tanto? Possibile che non meriti un approfondimento in prima serata nelle trasmissioni che si occupano delle questioni del paese? Possibile che non ci sia mai uno spazio in televisione per andare a vedere a che punto sono gli impegni presi dall’Italia nelle convenzioni internazionali per il raggiungimento della parità contro le discriminazioni?», si domanda.

Il catalogo

La Ferrario si è confrontata anche con chi ha una visione ancora più larga, per l'appunto quella europea, ma che non sembra più ottimista di Riccardo Iacona. «Sono più pessimista - dice alla giornalista Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea, socialista e femminista dichiarato, a capo del Green New Deal, la rivoluzione verde voluta da Ursula von der Leyen - La paura nelle società occidentali di perdere posizioni, dopo che siamo stati per secoli la cultura dominante, porta a chiudersi. Il timore di fare passi indietro, in periodi difficili come questo, spinge a tenere stretto tutto quello che si ha. I sovranisti giocano su queste paure, vogliono far tornare le donne in cucina ed è per questo che dobbiamo mobilitare i femministi. Altrimenti le mie figlie rischiano di fare la stessa fine di mia madre». In ‘Uomini: è ora di giocare senza falli!’, dunque, ci sono testimonianze significative fuori e dentro i confini nazionali, e c'è anche un vero e proprio catalogo che aiuta a riconoscere il maschilista nei vari ambiti della società, dall’ufficio alla famiglia, dallo sport al mondo della scienza e dello spettacolo. Sì perché, come spiega la Ferrario, c’è il maschilista inconsapevole che non si rende conto di esserlo, quello silente che preferisce cambiare discorso, l’infastidito che trova le donne esagerate nelle loro rivendicazioni e l’indifferente a cui proprio non importa nulla. 

Il paragrafo di chiusura è, inaspettatamente, per un personaggio ben preciso e fuori dagli schemi: il cantante Achille Lauro: «C’è chi accusa Lauro di essere solo un’operazione commerciale costruita a tavolino. Non lo escludo, ma con il suo sparigliare credo stia rendendo un buon servizio alle donne e soprattutto agli uomini, dimostrando che si può andare oltre una mascolinità velenosa e avere altro da dire. Non so quanto lui ne sia consapevole, ma mi auguro che i suoi messaggi a favore dell’uguaglianza tra uomo e donna continuino».

 

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