Spagna, ok alla parità di salario: l'accordo firmato da 4 donne

Sabato 8 Agosto 2020 di Elena Marisol Brandolini

È la prima volta che un accordo all'interno del dialogo sociale è firmato da sole donne». Esordisce così la ministra del Lavoro Yolanda Díaz presentando l'intesa che governo e sindacati hanno raggiunto per sviluppare l'eguaglianza effettiva tra donne e uomini nel mondo del lavoro. A firmarla per l'esecutivo spagnolo sono infatti lei e la ministra di Pari Opportunità Irene Montero, mentre per il sindacato confederale le firme sono della segretaria di Azione Sociale di CCOO Mari Cruz Vicente e della vice-segretaria di UGT, Cristina Antoñanza. Un accordo fatto dalle donne per le donne, anche se «pensare alle donne è pensare all'insieme della società», precisa Montero, perciò «è fondamentale una prospettiva di genere» nelle politiche per l'eguaglianza. Un accordo voluto da governo e sindacati nonostante le organizzazioni imprenditoriali se ne siano tirate fuori, dopo aver partecipato a larga parte del negoziato, che sviluppa i regolamenti per l'applicazione del Real Decreto Ley 6/2019 del 1 marzo, contenente misure urgenti per garantire l'eguaglianza effettiva tra donne e uomini e ridurre il differenziale salariale di genere.

LA TRATTATIVA
Elena Blasco, segretaria delle Donne e delle Pari Opportunità di CCOO, ci spiega perché le imprese hanno abbandonato la trattativa: Il negoziato era a tre parti, governo, sindacati e imprese. Si era avanzato molto nei testi fino ad arrivare a due punti su cui le imprese non hanno voluto transigere: il primo, relativo alla legittimazione della rappresentanza nella contrattazione dei piani di PPOO nelle aziende, secondo cui in assenza di rappresentanza aziendale possono subentrare i sindacati di settore; il secondo, in relazione al computo che obbliga le imprese a negoziare un piano di PPOO: noi sindacati consideravamo che ci si dovesse riferire al totale della pianta organica qualunque fosse il contratto di lavoro applicato, includendo perciò persone con contratti discontinui e a termine.

L'EGUAGLIANZA
Si tratta di un accordo fondato su due idee cardine, illustra la ministra Díaz: «l'effettività, perché fornisce strumenti concreti per realizzare l'eguaglianza effettiva» e «il negoziato, perché fomenta la partecipazione attiva degli agenti sociali per avanzare su questa strada». I prodromi della legislazione del 2019 sull'eguaglianza retributiva in Spagna sono nella Legge 3/2007 del 22 marzo, che stabilisce l'elaborazione di piani di PPOO nelle imprese con oltre 250 dipendenti; l'anno scorso questo limite viene abbassato a 50 dipendenti. L'intesa tra le parti è su due Regolamenti di applicazione del Real Decreto Ley del 2019 riferiti all'eguaglianza retributiva nelle aziende, che obbligano le imprese alla tenuta di un registro retributivo per individuare i differenziali salariali di genere, all'elaborazione di un piano di PPOO contrattato con i sindacati e a un piano d'azione per correggere le differenze.
Secondo uno studio elaborato dalle donne di UGTdello scorso febbraio, «le donne spagnole lavorano gratis 55 giorni, per effetto del gap salariale di genere pari al 21,92% (2017). In Catalogna, un rapporto presentato recentemente dalle donne di CCOO de Catalunya, segnala un differenziale salariale di genere del 22,2% (2018). Secondo il Banco de España (The Child Penalty in Spain», 2020), nei dieci anni successivi alla maternità, il differenziale salariale di genere arriva fino al 28%.

 

Ultimo aggiornamento: 9 Agosto, 12:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA