La più giovane premier, Sanna Marin: «La parità è una battaglia che riguarda anche gli uomini»

Mercoledì 5 Febbraio 2020 di Franca Giansoldati
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La neo premier finlandese, Sanna Marin, 34 anni, si è messa al lavoro e ha iniziato ad aprire diversi dossier riguardanti la parità di genere. La più giovane prima ministra in Europa si rallegra di come sia esploso il dibattito sul gender equity nel suo Paese da quando è stata eletta. Un tema che è stato al centro anche del 50esimo summit economico a Davos, in Svizzera, dove sono affiorati i benefici economici e sociali relativi alla presenza di donne ai vertici delle aziende e delle istituzioni per la loro capacità di abbassare il livello di competitività e rafforzare un modo di lavorare basato sulla capacità di fare squadra. «Sono convinta che in un futuro questo percorso diventerà qualcosa di normale. Attualmente abbiamo bisogno di leggi e di strutture che possano portare a spianare la strada al gender equity, un terreno ancora da dissodare». 

Un rapporto Oxfam presentato proprio a Davos ha denunciato che le donne a livello globale impiegano 12,5 miliardi di ore in lavoro di cura non retribuito ogni giorno, un contributo all’economia globale che vale almeno 10,8 trilioni di dollari all’anno, tre volte il valore del mercato globale di beni e servizi tecnologici.

Nel mondo il 42% delle donne di fatto non può lavorare perché deve farsi carico della cura di familiari come anziani, bambini, disabili. Solo il 6% degli uomini si trova nella medesima situazione.

In Italia, al 2018, l’11,1% delle donne, per prendersi cura dei figli, non ha mai avuto un impiego. Un dato fortemente superiore alla media europea del 3,7%, mentre quasi 1 madre su 2 tra i 18 e i 64 anni (il 38,3%) con figli under 15 è stata costretta a modificare aspetti professionali per conciliare lavoro e famiglia. Una quota superiore di oltre 3 volte a quella degli uomini.

Le donne svolgono nel mondo più di tre quarti di tutto il lavoro di cura, trovandosi spesso nella condizione di dover optare per soluzioni professionali part-time o a rinunciare definitivamente al proprio impiego nell’impossibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro. Pur costituendo i due terzi della forza lavoro retribuita nel settore di cura – come collaboratrici domestiche, baby-sitter, assistenti per gli anziani – le donne sono spesso sotto pagate, prive di sussidi, con orari di lavoro irregolari e carichi psico-fisici debilitanti.

Di questo passo ci vorranno almeno 99,5 anni ancora per allineare le possibilità tra uomini e donne in campo politico, economico, sanitario ed educativo. Sanna Marin ha pochi dubbi su come procedere: «Una battaglia che non è solo delle donne, ma deve vedere coinvolti anche gli uomini». 

 

Ultimo aggiornamento: 19:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA