Per un italiano su 5 le donne dovrebbero restare a casa e prendersi cura degli figli

Venerdì 6 Dicembre 2019
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Per un italiano su 5 le donne dovrebbero restare a casa e prendersi cura degli figli

Per un italiano su cinque le donne dovrebbero restare a casa per prendersi cura dei figli. Nell'80 per cento dei casi sono comunque le donne a farsi completamente carico di casa e famiglia, solo il 6,8 per cento dei padri fa lo stesso. E per quasi 15 milioni di italiani le donne sono ancora oggi meno valorizzate nel mondo dell’informazione. Sono i risultati che emergono dal sondaggio commissionato dall’Agenzia Dire a Tecnè su Donne e media: la sottile linea rossa della discriminazione di genere, condotto su un campione di 2mila italiani, dai 18 anni in su.

Il sondaggio è stato presentato questa mattina al Senato della Repubblica, in occasione dell’evento dedicato al primo anno di DireDonne. “Buone notizie Più voce alle donne è il titolo dell’appuntamento, promosso su iniziativa della vicepresidente del Senato Anna Rossomando e dell’onorevole Sandra Zampa. A commentare i risultati, il sottosegretario all’editoria, Andrea Martella,  e i giornalisti Laura Cannavò, Gianni Riotta, Simona Sala,  Ilaria Sotis e il direttore di Dire, Nico Perrone.

Famiglia. Secondo i dati, le donne lavorano molto più degli uomini se si somma all’impegno professionale anche la cura della casa e dei figli che occupa un tempo pari a 6 ore e 15 minuti al giorno. Nell’81,9% dei casi, infatti, è la madre a farsi carico del lavoro familiare. La percentuale dei padri che si occupano di casa e figli è del 6, 8 per cento, percentuale che cambia in base alla fascia di età. Quasi un italiano su cinque (19,1%) pensa che le donne dovrebbero stare a casa per prendersi cura della famiglia, un dato piuttosto omogeneo da nord a sud, che cresce però all’aumentare dell’età (28,5% degli ultrasessantacinquenni) e diminuisce tra chi ha titoli di studio più elevati (8,6%).

Stipendi. Dal punto di vista del gender pay gap (divario retributivo di genere) le donne, a parità di ruolo, guadagnano meno per il 39,7% degli intervistati, convinzione radicata soprattutto nel campione femminile (54,6%). Per il 56%, invece, hanno più o meno lo stesso guadagno dei colleghi, opinione diffusa, ancora una volta, soprattutto tra gli uomini (69,9%).

Media. Per il 31,8% degli italiani le donne continuano ad essere meno valorizzate nel mondo dell’informazione, nonostante il 68% ritenga che abbiano una capacità specifica e una lettura interpretativa della realtà diversa dagli uomini.  Il 63,1% ritiene che giornaliste, conduttrici e professioniste dell’informazione abbiano ruoli analoghi a quelli dei loro colleghi, ma solo il 51,2% delle donne ritiene che sia così contro il 76,1% degli uomini. Il 51,8% degli italiani, poi, crede che non cambierebbe nulla se le donne avessero ruoli importanti nel mondo dell’informazione, tesi sostenuta dal 63,3% degli uomini. 
Politica. Oltre i 16 milioni di italiani sono convinti che le donne siano penalizzate in politica e sono 4 italiani su 10 a pensare che le cose andrebbero meglio se ci fossero più donne con ruoli importanti. Un dato che sostengono gli uomini per un 20%, contro il 58,3% delle donne. Per ben 24 milioni di italiani non cambierebbe nulla e anche questa volta la convinzione è più radicata tra gli uomini (64,2%) che tra donne (36,1%).

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«C’è un grande lavoro da fare affinchè le donne abbiano ruoli importanti nel mondo delle professioni e anche in quello dell’informazione e ci sarà bisogno di anni. Oltre alle quote, è necessaria una svolta culturale così che i 40 anni previsti per superare il gap di genere possano diventare meno», l'opinione del sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella. «E’ importantissimo il tema del linguaggio sui temi della violenza, ma non c’è solo questo. L’informazione non può essere neutrale o indifferente ai ruoli delle donne nella società. Oggi registriamo un avanzamento, ma siamo ancora lontani da una parità di forma e sostanza sia perchè nelle testate giornalistiche le donne non hanno ancora sufficienti ruoli apicali, sia per la rappresentazione delle donne sui temi importanti», ha detto la vicepresidente del Senato, Anna Rossomando. 

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