DONNE

Le aziende di prodotti per il benessere intimo femminile denunciano: «Bloccate le nostre campagne su Facebook e Instagram»

Venerdì 8 Novembre 2019 di Anna Franco
Un'immagine promozionale allusiva di Queen V, che vende prodotti per il benessere intimo femminile

La pubblicità è per tutti? Sbagliato! La denuncia in tal senso arriva da marchi, americani e britannici, che si occupano di prodotti per il benessere delle parti intime femminili come Queen V, Billie, VSpot Medi Spa e Dame.
Queste aziende, infatti, che vendono salviettine detergenti, creme, lubrificanti, saponi, integratori, tamponi, sex toys e via dicendo si sono viste sbarrare la strada alle loro campagne su Facebook e Instagram e a quel punto si sono chieste perché il benessere delle donne non sia ben visto sui social, quando, invece, annunci su lingerie o costumi da bagno succinti o, ancora, di ritrovati miracolosi per le disfunzioni erettili siano decisamente ben tollerati su entrambe le piattaforme.
I motivi, secondo i marchi, non sarebbero affatto chiari.
Facebook, per esempio, avrebbe bandito un video promozionale di Queen V della durata di 45 secondi, che includeva la parola vagina e che, in quanto alle immagini utilizzate, accennava alle zone intime in modo colorato, ironico, ma mai esplicitamente sessuale.

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La fondatrice dell'azienda, Lauren Steinberg, ha detto al quotidiano americano WWD - Women's Wear Daily che  non sono riusciti a capire perché sono stati bannati e che, in un secondo momento, la parola vagina (che hanno immaginato potesse essere il motivo scatenante della censura)  «è stata sostituita da termini come muffin, pesca, biscotto, fiore ed è, attualmente, utilizzata una sola volta nel famigerato video. Così, finalmente, è stata approvata da Facebook»
«Normalmente ci riferiamo a quell'organo come alla "queen V" - ha continuato la Steinberg - ma utlimamente stiamo ricevendo parecchi messaggi che ci chiedono di destigmatizzare la parola vagina». Come a dire che, forse, i social dovrebbero aggiornarsi.
Una sorte simile è capitata a VSpot Medi Spa, che offre una serie di servizi vaginali non chirurgici: nelle loro pubblicità avevano usato anche un'altra parola che sembra essere vietatissima come "sesso". E di colpo le due piattaforme hanno dato l'alt.

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Sul suo sito, Facebook elenca le politiche per le pubblicità. Gli annunci di salute personale non devono contenere immagini prima e dopo o con risultati imprevisti o improbabili. Il contenuto dell'annuncio, inoltre, non deve implicare né tentare di generare una percezione di sé negativa al fine di promuovere diete, perdite di peso o altri prodotti correlati alla salute.
Dame, che vende lubrificanti e sex toys, si è vista beffata. Un suo annuncio è stato inizialmente approvato da Facebook per poi essere disapprovato dopo solo due settimane, perché, anche se il video in sé andava bene, tramite esso si poteva arrivare al sito e alla sezione sex toys, che il social classifica come prodotti o servizi per adulti.

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Il portavoce dell'azienda ha concluso: «Spot sulla disfunzione erettile sono ammessi, dicono, perché riguardano la salute. Bisognerebbe sottolineare che la salute e il piacere delle parti intime è un discorso non solo maschile, ma anche femminile. Se i social lo rammentassero sarebbe un bel modo per non essere sessisti».

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