Olimpia, così nel novembre 2016 crollò il Sistema Latina

Sabato 2 Settembre 2017 di Marco Cusumano
Giuseppe Di Rubbo, Massimo Riccardo e Luca Baldini escono dal carcere di Latina
Lunedì 14 novembre 2016 è una data che resterà nella storia di Latina. Quella mattina, all'alba, la città si svegliò con il rumore dell'elicottero dei carabinieri che sorvolava a bassa quota il centro. Ormai tutti sanno che le retate importanti vengono effettuate nelle prime ore del mattino e spesso vengono impiegati anche gli elicotteri. Ma in pochi avrebbero immaginato che quella non era la solita operazione antidroga, che stavolta dietro alle sbarre stavano per finire nomi illustri della città: politici, professionisti, dirigenti.

Colletti bianchi si dice in questi casi, ma quel giorno si trattava di nomi che facevano davvero tremare i muri del Palazzo. Uno su tutti è certamente l'ex sindaco Giovanni Di Giorgi, proprio lui che si era dimesso accusando i suoi avversari di aver trasformato il Comune di Latina in una dependance della Procura della Repubblica, riferendosi alle numerose inchieste in corso. La stessa Procura che ha chiesto e ottenuto il suo arresto, insieme ad altre 14 persone, per distruggere il Sistema Latina.

L'inchiesta passerà alla storia con il nome di Olimpia perché ebbe origine dalle verifiche sull'allegra gestione degli impianti sportivi. Ma avrebbe potuto chiamarsi Sistema Latina perché effettivamente le contestazioni riguardano settori che vanno ben oltre l'ambito sportivo, arrivando a ipotizzare l'esistenza di un modo di gestire la città basato esclusivamente sui favori e sugli interessi personali.

L'indagine nacque da un'interrogazione parlamentare del senatore Giuseppe Vacciano (settembre 2013) nella quale fu segnalato l'anomalo affidamento della gestione della piscina comunale e gli stretti legami tra Silvano Spagnoli (socio dell'Ambranuoto) e Giovanni Di Giorgi. Gli investigatori cominciarono a effettuare delle intercettazioni telefoniche grazie alle quali trovano ampie conferme circa i sospetti di Vacciano.

Ma quello era soltanto l'inizio. Dalle parole pronunciate al telefono emerse, giorno dopo giorno, qualcosa che andava ben oltre l'allegra gestione della piscina. Mai come in questo caso si può parlare di un vaso di Pandora scoperchiato dagli investigatori. Non solo la piscina, ma anche lo stadio e altre strutture sportive. E poi l'urbanistica, i favori e le cubature regalate ai soliti noti. «Fin dalle prime conversazioni intercettate - si legge nelle carte dell'indagine - emergevano collegamenti tra pubblici amministratori, politici locali ed imprenditori privati in ordine a diversi settori ed anomalie nelle relative pratiche amministrative, con notevoli danni per l'Amministrazione Comunale».

Accuse pesanti che non si riferivano solo a singoli episodi ma a un modo di gestire l'amministrazione, forzando atti e provvedimenti a favore dei singoli. Dal punto di vista della Procura, l'indagine Olimpia ha subito poi un duro colpo in sede di Riesame, non tanto per la scarcerazione degli indagati, quanto per l'annullamento di due delle tre associazioni per delinquere contestate inizialmente: quella legata alla piscina comunale e quella legata all'urbanistica. Restò in piedi l'associazione relativa alla gestione dello stadio comunale e ai rapporti con il Latina Calcio di Pasquale Maietta, uno dei pilastri dell'indagine.

Sull'urbanistica, però, la Procura si è presa una rivincita incassando due condanne importanti a carico di Vincenzo Malvaso (un anno e otto mesi) e di Giuseppe Di Rubbo (un anno di reclusione) per la vicenda del palazzo di Borgo Piave costruito grazie a una variante realizzata su misura. L'edificio è ancora sotto sequestro e su di esso si sono concentrate ben tre differenti inchieste: la prima che ha portato alla condanna, la seconda di Olimpia e una terza, ancora aperta, con l'ipotesi di lottizzazione abusiva.

Marco Cusumano
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