COVID

«Non siamo più un'isola felice vi preghiamo di stare attenti o Latina finisce come Bergamo»

Sabato 31 Ottobre 2020 di Francesca Balestrieri
Infermieri del reparto Rianimazione del Santa Maria Goretti di Latina in una foto scattata nel marzo scorso e postata su Fb per ringraziare tutte le persone che nel primo lockdown avevano mandato messaggi di solidarietà e aiuti concreti

Federica è in autoisolamento da marzo, esce solo lo stretto indispensabile per andare a fare la spesa, il marito dorme dai genitori perché lei è un'infermiera della Rianimazione, nell'area critica del Covid 19 al Santa Maria Goretti di Latina e ora torna ad avere paura, come nei mesi del lockdown: «Vorrei che la popolazione si rendesse conto di quello che viviamo qui ogni giorno. Intubare pazienti relativamente giovani, di 50 anni, fa spavento. Qui a Latina finora, seppure con diversi casi in questi mesi, siamo stati un'isola felice. Ora non è più così e siamo preoccupati perché la curva salirà ancora. Probabilmente per un secondo lockdown è già tardi e tutte le raccomandazioni che ogni giorno la Asl di Latina invia sono necessarie se non vogliamo vedere anche qui quello che è successo a Bergamo».


Federica Aicha Romani non si è mai sottratta alle sue responsabilità e affronta con coraggio quello che ogni giorno vede in ospedale in quella zona limite dove i pazienti arrivano quando sono già gravi. «Quello che si legge nei loro occhi non si può raccontare, quando ti guardano e ti chiedono se ce la faranno, quando ti chiedono di chiamare i familiari per guardarli magari per l'ultima volta. La maggior parte delle persone non vede quello che vediamo noi, ma vorrei che capissero che la situazione è grave».
Al momento il Goretti ha 15 posti di terapia intensiva, sei dei quali dedicati ai Covid, gli altri 9 servono per tutti gli altri. «Perché non dimentichiamoci che gli altri pazienti esistono, gli incidenti ci sono sempre, le operazioni anche. Inoltre i pazienti ricoverati per Coronavirus spesso rimangono qui per settimane, e non c'è ricambio dei posti letto. E presto questi posti verranno aumentati perché su 100 positivi non sappiamo quanti avranno una grave progressione della malattia, potenzialmente anche tutti. E dove li sistemeremo? Come faremo a scegliere tra un malato piuttosto che un altro? E' terribilmente angosciante. E seppure siamo istruiti alle grandi catastrofi, viverlo ogni giorno ti lascia un peso insopportabile da portare».

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«AI NEGAZIONISTI DICO...»
Al Goretti si segue ovviamente la terapia indicata dall'Istituto superiore di sanità, quindi antivirali, cortisone, ma non tutti i pazienti reagiscono nello stesso modo alle cure. La strategia è evitare l'intubazione, ecco perché si eseguono tutti questi tamponi. L'asintomatico infatti può trasferire il virus, che è molto contagioso, a parenti, amici, conoscenti: «Vorrei capire come farebbero coloro che negano l'esistenza di questo virus o che non rispettano le regole base, a vivere il resto della vita sapendo che magari hanno contagiato un loro caro che poi non ce l'ha fatta. E ci è capitato».


LE REGOLE
Federica applica anche nella sua vita quotidiana, non solo nel lavoro, tre regole base: «Mantengo sempre la mani pulite, indosso la mascherina Fp2 e mi curo di non toccarla. Questo accorgimento potrebbe essere il modo per sconfiggere il virus. In reparto utilizziamo sempre le mascherine Fp2 e abbiamo capito che sono essenziali per prevenire il contagio. Noi lavoriamo a stretto contatto con i contagiati, eppure non ci siamo infettati. Ecco perché il consiglio che do a tutti è quello di utilizzarle, sul web ci sono diversi video per capire come indossarle. In questo modo diventeremo tutti delle bolle e il contagio sarebbe impossibile. Non capisco perché finora il Governo non abbia pensato a questo, cioè distribuire gratuitamente questo tipo di dispositivo. In termini economici costa meno che ospedalizzare un persona con polmonite interstiziale bilaterale osserva solo così potremmo contribuire tutti a stoppare la diffusione. Ed è importantissimo usarle sempre, anche in casa. Può sembrare strano certamente, ma è l'unica arma che abbiamo al momento. Da quanto abbiamo visto, la maggior parte dei contagi avviene in ambito familiare e anche se non ce ne rendiamo conto, ognuno di noi può essere una fonte di diffusione».
Francesca Balestrieri
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Ultimo aggiornamento: 15:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA