Milano, tangenti per appalti Atm, 67 mila euro trovati al manager Paolo Bellini

Mercoledì 24 Giugno 2020 di Claudia Guasco
Milano, tangenti per appalti Atm, 67 mila euro trovati al manager Paolo Bellini

Mazzette pattuite o versate con scadenza mensile, come se fosse uno stipendio. Gli investigatori del nucleo di polizia economico finanzia della guardia di finanza di Milano sono a caccia del tesoretto che Paolo Bellini, manager Atm arrestato ieri con altre dodici persone per presunte tangenti negli appalti per lavori sulle linee della metropolitana, potrebbe avere occultato. Nelle perquisizioni sono stati trovati 17 mila euro in contanti a casa del dirigente dell’azienda di trasporti pubblici e 50 mila nelle sedi di società a lui riferibili. Ulteriori 20 mila euro erano nelle disponibilità di un altro indagato.

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IL BANDO DEL 2006
In Atm dal 1990, sempre nello stesso ufficio, il medesimo in cui lavorava suo padre, dalle intercettazioni la figura di Bellini emerge come quella di una sorta di storico della tangente. A dicembre 2019 è a pranzo con i soci in affari Gerardo Ferraioli e Carmine Rossin, rispettivamente project manager e direttore della divisione trasporti della società napoletana Engineering Informatica Spa, e collega l’appalto per la realizzazione del sistema di segnalamento sulla Metropolitana 1, risalente al 2006, con la gara per il sistema di segnalamento sulla Metropolitana 2, lanciato da Atm 13 anni più tardi. Il maxi-bando Atm per la realizzazione del nuovo sistema di segnalamento sulla M2 parte da una base d’asta di 101 milioni di euro ma può lievitare fino a 200 milioni di euro, secondo Bellini, per effetto di alcune varianti progettuali non previste nel capitolato ma che diventeranno necessarie durante i lavori di cui lui stesso avrà la direzione. «Io riporto la mia esperienza fatta con la linea 1», racconta Bellini intercettato». A quei tempi era già dipendente Atm ma aveva anche una società di progettazione, la Polaris, «a un certo momento tra i partner c’era Bombardier, c’era Siemens, c’era Ansaldo, c’era Alstom... vabbè, io per la posizione che avevo ho dato una mano a tutti, però a un certo punto ho dovuto fare una scelta, che è caduta su Alstom. Perché dietro c’è stato un investimento da parte di Alstom, mi ricordo che, parliamo di 12 anni fa, aveva investito quasi 600-700 mila euro solo di progettazione».

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Poi fa la sua previsione: «Succederà come è successo con la linea 1, perché i tempi son cambiati ma le modalità non son cambiate. Mi ricorderà sempre questo. Nonostante sia passato per Tangentopoli, io lavoravo in metropolitana milanese... non mi bastavano le lezioni. Il 19 dicembre 2006, aperta la busta tecnica, Alstom aveva un punto e mezzo rispetto a Siemens, aprono la parte economica, questo succede alle 10 di sera, con il vecchio direttore generale, Alstom 64 milioni e qualcosa, Siemens 12 milioni in meno». Dunque l’offerta era più conveniente. «Panico. Io lavoravo per Alstom, gli avevo preparato le carte... scusate il termine, con una valigetta. A mezzanotte e qualcosa si è incontrato con il direttore generale, alle 2 di mattina ha vinto Alstom. È andato via un milione».

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«MAXI CORRUZIONE»
Considerazione del gip nell’ordinanza di custodia cautelare: «Di fatto Bellini confessa qui una maxicorruzione, penalmente prescritta, che però rileva in quanto argomento utilizzato nella vicenda attuale per chiarire ad Engineering il suo modo di operare. Infine per ingolosire i suoi interlocutori, afferma che il valore dell’appalto lieviterà negli anni fino a 200 milioni di euro». Il confronto tra l’appalto del 2006 per la M1, vinto da Alstom, e l’appalto del 2019 per la M2 si ripete quando Bellini si rende disponibile a fornire a Siemens, per la gara sulla M2, «la documentazione presentata nel 2006 da Alstom» per aiutare Siemens ad aggiudicarsi il bando, «non senza precisare che anche questa prestazione ha un suo prezzo». Come si è conclusa la gara per i lavori di segnalamento sulla M2? Non è ancora stato contrattualizzato, ma a vincerlo è stata Siemens.

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