Eruzione Stromboli, il vulcanologo: «Guai a sottovalutare questo gigante, effetti imprevedibili e rischio tsunami»

Venerdì 5 Luglio 2019 di Valentina Arcovio

«Le spettacolari eruzioni parossistiche dello Stromboli non sono semplicemente un'attrazione destinata ai turisti. In media per 5-6 volte ogni secolo il vulcano siciliano ci ricorda che può essere anche distruttivo e dare luogo a eruzioni con effetti imprevedibili».
Per Guido Ventura, vulcanologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e ricercatore presso l'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), guai a sottovalutare quel gigante sottomarino. Alto più di 920 metri sul livello del mare, ma con radici lunghe il doppio sotto l'acqua, lo Stromboli può essere inaspettatamente devastante.

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Bisogna avere paura di questo vulcano?
«Siamo abituati a vedere fuoriuscire dalla sommità dello Stromboli colonne di fumo che non arrivano a superare solitamente neanche i 200 metri. Forse ci si dimentica che le eruzioni stromboliane possono essere molto più forti. Come quella di due giorni fa, quando la colonna di fumo ha raggiunto i 2-3 chilometri di altezza, causando la caduta di lapilli infuocati su Ginostra. E' vero che lo Stromboli erutta continuamente senza creare danni. Ma in alcune occasioni, che si verificano poche volte in 100 anni, può essere davvero pericoloso e lo ha dimostrato ampiamente in passato».
 

Il pericolo maggiore sono la caduta di lapilli infuocati?
«Sì, ma non sono certamente l'unico pericolo. A preoccupare è quasi sempre il rischio tsunami. In genere, i prodotti generati dal parossisma ricadono e si depositano lungo i fianchi del vulcano, prevalentemente in quella che viene comunemente chiamata la Sciara del Fuoco, una sorta di valle che si apre sul fianco settentrionale dello Stromboli. Nella Sciara di Fuoco quindi vanno a finire i materiali piroclastici e lavici eruttati dai crateri sommitali. Questo può provocare frane più o meno importanti che, una volta raggiunta l'acqua, possono generare tsunami».

Potrebbero verificarsi anche tsunami devastanti?
«Sì. Ne abbiamo avuto una dimostrazione nel 2002, quando uno tsunami ha creato tantissimi danni. In quell'occasione un'onda anomala ha causato feriti, danni a diverse imbarcazioni e ha fatto scattare il piano di evacuazione dell'isola. Ma abbiamo anche prove di tsunami ancora più devastanti che si sono verificati in passato. Pensiamo, ad esempio, che nel Medioevo uno tsunami generato in seguito all'eruzione dello Stromboli sia arrivato addirittura a colpire la Campania. Il rischio tsunami è quindi reale e del tutto giustificato».

Perché dopo l'eruzione di due giorni, ieri si è deciso ad alzare il livello d'allerta da «verde» a «giallo»?
«Lo Stromboli viene monitorato di continuo, 24 ore su 24, da tutta una serie di sensori che ne misurano le deformazioni, la sismicità, la chimica dei gas rilasciati e altri parametri chimico-fisici e geologici. L'insieme di queste informazioni consente di identificare con precisione dei cambiamenti nella dinamica del vulcano. Sono stati quindi notati dei parametri anomali che indicano il bisogno di un livello di attenzione più alto della norma».

Si prevedono nuove eruzioni violente?
«A differenza delle eruzioni di altri vulcani, quelle dello Stromboli non si possono assolutamente prevedere. Non ci sono quindi precursori chiaramente riconoscibili in grado di metterci tempestivamente in allerta. Questa è un'altra peculiarità del vulcano siciliano».

L'attività dello Stromboli può influenzare quella dell'Etna e viceversa?
«No. Sono strutture diverse e separate. L'attività di una, quindi, non può influenzare quella dell'altra».
 

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