Omicron, il professor Perno (Bambino Gesù): «Circola già in Italia, acceleriamo sulle terze dosi»

«La storia dei virus di solito porta a una evoluzione che va verso una maggiore contagiosità ma una minore patogenicità»

Omicron, il professor Perno (Bambino Gesù): «Circola già in Italia, acceleriamo sulle terze dosi»
di Mauro Evangelisti
5 Minuti di Lettura
Giovedì 9 Dicembre 2021, 17:38 - Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 08:21

«La variante Omicron sta già circolando in Europa e in Italia. Dobbiamo evitare di commettere gli stessi errori di inizio pandemia, quando cercavamo il virus solo tra chi arrivava da Wuhan».
Il professor Carlo Federico Perno è direttore dell’Unità di Microbiologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e docente di Microbiologia a Unicamillus Univesity: il suo gruppo di ricerca ha realizzato l’immagine della variante Omicron rilasciata in tutto il mondo. Oggi invita a proseguire con forza la campagna di immunizzazione con la terza dose.


Professore, a Padova nei giorni scorsi è stata trovata positiva alla Omicron una signora di 77 anni che non aveva viaggiato in Africa e neppure aveva avuto contatti con persone che erano state nelle aree in cui sta circolando in modo massiccio questa variante.
«Non dobbiamo commettere gli errori di febbraio e marzo 2020, quando inseguivamo il virus solo tra chi proveniva dalla Cina. La Omicron in Italia e in Europa c’è già e probabilmente non è arrivata oggi dall’Africa».


In Italia abbiamo diciassette casi di Omicron.
«Si tratta di un dato fluido, che si aggiorna costantemente. Parliamo di una variante altamente infettiva. La stiamo studiando soprattutto per la sua contagiosità che appare superiore rispetto a quella delle varianti precedenti, compresa la Delta, che a sua volta era molto più infettiva delle altre. Per questo sono convinto che la Omicron stia già circolando sia in Italia sia negli altri Paesi europei, al di là dei viaggi in Africa».


In quanto tempo la Omicron sostituirà la Delta? Soprattutto: visto che ci sono sostanziali differenze tra le due mutazioni è possibile che restino in circolazione entrambe?
«Dalle precedenti esperienze abbiamo capito che questo coronavirus tende ad avere una sola variante dominante. Quindi la sostituzione della Delta da parte della Omicron potrebbe essere rapida, con gli stessi tempi impiegati a sua volta dalla Delta per prendere il posto delle varianti precedenti. C’è però un elemento differente rispetto al passato: oggi ci sono i vaccini, in passato no. Dunque, il processo di sostituzione potrebbe essere più lento».


Sono stati pubblicati, in Sudafrica, dei dati che sembrano avvertire: c'è una riduzione della copertura vaccinale in presenza della variante Omicron. Questo ci deve preoccupare?
«Dico la verità: ho visto questi dati, ma non ci sono ancora gli studi completi. Per una valutazione delle informazioni scientifiche serve tempo, è sbagliato giungere a conclusioni affrettate. Anche perché se dovesse dimostrarsi che la Omicron buca il vaccino dovremmo rivedere la nostra strategia. Ma oggi non è assolutamente così: servono dati consolidati, più informazioni, studi su molti più pazienti. Inoltre si dice che la protezione resta più alta nei casi in cui è abbinata una dose di vaccino all’immunità naturale per la infezione superata: questo fatto mostra il contrario, che la Omicron viene fermata dal vaccino, soprattutto con la terza dose. In sintesi: il quadro è ancora in via di definizione, diamo certezze alle persone. In questo momento in Italia la variante che circola e causa ancora ricoveri e decessi è la Delta. I vaccini funzionano, corriamo a fare la terza dose per garantirci la protezione».


Altri dati, ma anche le testimonianze raccolte dai medici sudafricani, per ora parlano di una malattia più lieve causata dalla Omicron.
«Anche questa conclusione va presa con cautela. Però è vero: sia nei Paesi ad alto tasso di vaccinazione sia in quelli con un tasso più basso di vaccinazione, tendenzialmente, la malattia appare lieve, asintomatica, in genere. Dovremo capire se questo avviene grazie al vaccino. Certo è che la storia dei virus di solito porta a una evoluzione che va verso una maggiore contagiosità ma una minore patogenicità. Anche qui: questi segnali ribadiscono che il vaccino protegge dalla malattia, per questo dico che non si devono avere esitazioni. Bisogna vaccinarsi ma anche essere rapidi con le terze dosi».


Se si diffonderà Omicron dovremo fare scelte differenti rispetto a quelle attuali per rallentarla?
«No, non cambia nulla, perché ci proteggono anche in questo caso i vaccini, le mascherine, le normali misure di precauzione. Le nostre politiche hanno funzionato: non dimentichiamo che un anno fa avevamo 40mila casi e anche 1.000 morti al giorno, oggi siamo tra i 15 e i 18mila caso giornalieri e i decessi sono sempre meno di 100. Tutto questo nonostante la variante Delta sia molto infettiva».


Servirà la quarta dose nei prossimi mesi?
«Ad oggi non se ne vede la ragione. Può essere che dovremo prevederla per i soggetti fragili e immunocompromessi. Discorso diverso se emergerà davvero una variante che aggira i vaccini. Una cosa deve essere chiara: ognuno deve parlare per la propria competenza, gli scienziati devono dare contribuiti incontrovertibili, i cittadini affidarsi alla scienza. E le case farmaceutiche produrre buoni vaccini, come d’altra parte hanno fatto, ma non dovranno essere loro a dirci se servirà quarta, quinta o sesta dose».

© RIPRODUZIONE RISERVATA