Vaccini, l’esempio italiano: «Terzi in Ue per dosi fatte». L’83% della popolazione ha completato il ciclo di profilassi

Il dossier di Agenas: il nostro Paese è dietro soltanto a Portogallo e Malta

Vaccini, l esempio italiano: «Terzi in Ue per dosi fatte». L 83% della popolazione ha completato il ciclo di profilassi
di Valentina Arcovio
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Lunedì 28 Febbraio 2022, 21:26 - Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 14:46

Non c’è Paese al mondo che, nell’ultimo anno, abbia somministrato più vaccini anti-Covid dell’Italia in rapporto alla popolazione. I grafici elaborato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) con i dati aggiornati al 27 febbraio promuovono a pieni voti la campagna di vaccinazione nazionale e sono stati accolti con grande entusiasmo dalla comunità scientifica italiana.

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Vaccini, l’esempio italiano

«Con l’83,28% siamo al terzo posto in Europa dopo Portogallo e Malta come percentuale di vaccinati, molto sopra la media europea (che è circa del 70%)», commenta Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del San Martino di Genova. Siamo dunque sul podio in base alle percentuali di popolazione totale con ciclo vaccinale completo nei Paesi Ue e siamo sul gradino più alto nella classifica mondiale sui vaccini somministrati in rapporto alla popolazione. «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo di mettere in sicurezza oltre il 90% della popolazione grazie ai vaccini e ai guariti», evidenzia Bassetti.

E’ altrettanto entusiasta il commento su Twitter del virologo Roberto Burioni: «Con l’allenatore il generale Figliuolo, tra i grandi Paesi siamo i primi anche nel campionato europeo delle vaccinazioni». «Come terza dose ci giochiamo i Mondiali con la Corea del Sud», aggiunge Burioni. Ad oggi in Italia sono state somministrate più di 134 milioni di dosi di vaccino anti-Covid, mentre le persone che hanno completato il ciclo vaccinale con due dosi, sono quasi 49 milioni e 340mila.

LE 5000 DOSI

Le terze dosi somministrate sono invece quasi 37 milioni e mezzo. La speranza è che con la disponibilità del vaccino a base di proteine della Novavax, che si pensa possa «piacere» ai No Vax, da sempre contrari ai vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna), il numero dei vaccinati aumenti ulteriormente. «I primi dati relativi alle prenotazioni del nuovo vaccino anti-Covid Novavax sembrerebbero essere positivi, quindi noi ci auguriamo veramente che questo vaccino in più possa riuscire a convincere e a persuadere qualche cittadino che non si sia ancora vaccinato«, dice il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. «Confidiamo che questo vaccino – aggiunge – possa dare un ulteriore incremento alla campagna vaccinale». Le vaccinazioni con Nuvaxovid – questo è il nome del vaccino di Novavax - sono iniziate ieri in Piemonte e in Lombardia. Mentre nel Lazio partiranno oggi, come annunciato l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato. Saranno disponibili circa 5 mila dosi giorno. Gli hub dedicati al nuovo vaccino saranno 22 in tutto il territorio regionale. L’andamento della pandemia continua la sua discesa lenta e progressiva.

I DATI

Nel bollettino diffuso ieri dal ministero della Salute sono stati registrati 17.981 nuovi contagi su 198.513 tamponi, quando il giorno prima erano 30.629 su 317.784 test. Il tasso di positività è leggermente in calo: si è passati da 9,6% di due giorni fa al 9% di ieri. Il bilancio delle vittime è ancora molto alto: ieri ha raggiunto quota 207, mentre il giorno prima erano 144. Tra le Regioni, il maggior numero di contagi è nel Lazio (2.324), poi Calabria (1.613) e Piemonte (1.606). Le persone positive sono 1.099.934, con un calo di 22.344 rispetto a due giorni fa. Ieri si contavano 40.415 guariti, che portano il totale a 11.528.135 da inizio pandemia. Nel bollettino del ministero i pazienti in terapia intensiva erano 714 ieri, 19 in meno rispetto al giorno precedente nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono stati 39. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari erano ieri 10.851, ovvero 17 in meno rispetto al giorno prima. La situazione negli ospedali è quindi nettamente favorevole, come si evince anche dall’ultimo bollettino di Agenas.

LE REGIONI

I dati mostrano che la percentuale di posti letto occupati in terapia intensiva resta all’8 per cento, con 3 Regioni sopra la soglia di allerta del 10%: Marche (all’11%), Sardegna (12%) e Lazio (al 13%). L’occupazione nei reparti di terapia intensiva è in calo in 7 Regioni: Basilicata (1%), Calabria (9%), Emilia Romagna (8%), Lazio (13%), Liguria (9%), Puglia (7%), Umbria (7%). Resta stabile al 17% anche l’occupazione dei posti nei reparti di area medica. In questo caso, tutte le Regioni o province autonome superano la soglia di allerta del 15%, tranne Emilia Romagna, Lombardia, Molise, la Provincia Autonoma di Trento, Piemonte e Veneto. E’ invece in calo in 11 Regioni, tra cui Lazio e Campania.

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