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Marmolada, i ghiacciai alpini non più in equilibrio. L'esperto: «Eventi destinati a ripetersi»

Dal Grand Combin al Monte Bianco, è allarme

Marmolada, i ghiacciai alpini non più in equilibrio. L'esperto: «Eventi destinati a ripetersi»
di Mario Landi
5 Minuti di Lettura
Domenica 3 Luglio 2022, 19:08 - Ultimo aggiornamento: 4 Luglio, 13:57

«I cambiamenti climatici hanno reso più instabile l'alta montagna e i ghiacciai non sono più in equilibrio». Lo dice il glaciologo Massimo Frezzotti, dell'Università Roma Tre, commentando la tragedia della Marmolada - gruppo montuoso delle Alpi orientali al confine tra la provincia di Trento e la provincia di Belluno, il più alto delle Dolomiti stesse - dove sei persone hanno perso la vita a seguito del crollo di un ampio saracco di ghiaccio. Il distacco si è verificato nei pressi di Punta Rocca, lungo l'itinerario di salita della via normale per raggiungere la vetta. 

Dal Grand Combin al Monte Bianco, è allarme

«I seracchi sono il risultato di un processo naturale, ma quando la temperatura diventa troppo elevata il rischio di crolli può aumentare», osserva l'esperto all'Ansa, a poco più di un mese proprio dal crollo di alcuni seracchi avvenuto sul versante svizzero del massiccio del Grand Combin nel quale sono morte due persone. Per esempio, il 2 luglio sulla Marmolada era stato raggiunto il record della temperatura più alta, con circa 10 gradi in vetta, e in genere la temperatura media è intorno a 7 gradi. A fornire un indizio importante è inoltre l'isoterma zero, ossia l'altitudine minima nella quale la temperatura raggiunge zero gradi: «attualmente l'isoterma zero sulla Marmolada si trova circa mille metri più in alto rispetto alla vetta più elevata», che è a circa 3.300 metri. Vale a dire che il punto di congelamento è molto più in alto del ghiacciaio. Di conseguenza «la fusione dei ghiacci è significativa, come sta avvenendo su tutte le Alpi», rileva l'esperto.

«È chiaro che i crolli avvengono quando i processi di fusione sono più alti e, se pensiamo ai ghiacciai come a fiumi congelati che scendono verso valle, è chiaro che in queste condizioni fare delle escursioni in ambienti simili non è prudente». Il crollo di un seracco, prosegue Frezzotti, «è un pericolo oggettivo che in montagna può sempre accadere, ma ci sono momenti in cui il pericolo aumenta e, con esso, la probabilità di un crollo. »Considerando poi le condizioni anomale di questo periodo, con temperature altissime già all'inizio di luglio, la situazione è ancora peggiore«. In condizioni simili, conclude il glaciologo, «il consiglio è rinunciare a escursioni rischiose: in alta montagna bisogna andare sempre quando ci sono le condizioni migliori».

 

Il caldo estremo

All'origine della tragedia «possiamo ricordare che da settimane le temperature in quota sulle Alpi sono state molto al di sopra dei valori normali, mentre l'inverno socrso c'è stata poca neve, che ormai quasi non protegge più i bacini glaciali». Lo rileva Renato Colucci, dell'Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche ( Cnr-Isp). «Il caldo estremo di questi ultimi giorni, con questa ondata di calore dall'Africa, ha verosimilmente prodotto una grossa quantità di acqua liquida da fusione glaciale alla base di quel pezzo di ghiacciaio», rileva l'esperto in una nota diffusa dal Cnr.« Siamo quindi - prosegue - proprio nelle condizioni peggiori per distacchi di questo tipo». Secondo Colucci non ci sono ancora le condizioni per capire «se si tratti di un distacco di fondo del ghiacciaio o superficiale, ma la portata sembra molto importante, a giudicare dalle prime immagini e informazioni ricevute». L'esperto rileva infine che «l'atmosfera e il clima, soprattutto al di sopra dei 3.500 metri di quota, è in totale disequilibrio» e «purtroppo, questi eventi sono probabilmente destinati a ripetersi nei prossimi anni». Anche per questa estate, conclude, «dobbiamo mantenere la massima attenzione».

La missione 

La situazione dei ghiacciai alpini è «critica». A confermarlo è anche il vicepresidente della Commissione Ambiente del Senato, Albert Lanièce (Gruppo Per le Autonomie), che è stato alla guida di una missione nella zona del Monte Bianco per valutare gli effetti dei cambiamenti climatici. Dopo una ricognizione in elicottero sul ghiacciaio di Planpincieux, che negli anni scorsi ha provocato la chiusura temporanea della Val Ferret a causa del rischio di crolli, i commissari sono saliti sulla funivia Sky Way del Monte Bianco, sino ai 3.462 metri della stazione Punta Helbronner. A causa della scarsa visibilità e della nebbia non è stato possibile ammirare da qui la catena montuosa più alta delle Alpi.
 

L'impressionante crollo di ghiaccio della Marmolada ripreso dagli escursionisti

Per il senatore valdostano Lanièce, si tratta di «una missione importantissima per rendersi conto della situazione dei ghiacciai alpini, sicuramente critica, legata ai cambiamenti climatici e che purtroppo ogni anno tende a peggiorare sempre di più». «Questa missione - spiega - completa il lavoro che la commissione sta facendo negli ultimi mesi in termini di audizioni a livello di istituzione nazionali». L'obiettivo è di «raccogliere il maggior numero di dati per arrivare alla formulazione di un documento che sarà sottoposto alla votazione della commissione Senato e, mi auguro, anche all'aula legislativa di tutto il Senato, per arrivare a sollecitate il governo, l'opinione pubblica, su una problematica così importante, non solo per le regioni alpine e la Valle d'Aosta, ma per l'intero pianeta».

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