Laura Ziliani, la figlia disabile nel mirino delle sorelle

Laura Ziliani, la figlia disabile nel mirino delle sorelle
di Claudia Guasco
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Domenica 26 Settembre 2021, 00:09 - Ultimo aggiornamento: 10:34

Sono entrate in carcere tenendosi per mano e hanno trascorso la loro prima notte dietro le sbarre nella stessa cella. Silvia e Paola Zani, le due sorelle di 27 e 19 anni accusate dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere della mamma Laura Ziliani, dal momento dell’arresto non hanno più aperto bocca e altrettanto ha fatto Mirto Milani, in isolamento a Canton Mombello, fidanzato della maggiore con una relazione nascosta con la minore. Un «trio criminale» che ha mentito, manipolato, provato a depistare le indagini e secondo il gip è colpevole non solo della morte dell’ex vigilessa di Temù: «La loro condotta, già di per sé di indicibile gravità, risulta ancor più odiosa perché, così agendo, gli indagati hanno privato Lucia Zani, disabile e in tutto dipendente dalla madre, dell’unico genitore superstite», si legge nell’ordinanza.

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La nomina del tutore

Lucia è la figlia di mezzo e ha difficoltà sin dalla nascita. Con la scomparsa di Laura Ziliani, che avrebbe garantito agli indagati una vita in vacanza grazie al suo patrimonio immobiliare, per i tre la ragazza diventa un problema. Al telefono Mirto Milani, preoccupato, paventa il rischio che la nonna Marisa o gli zii Michele e Massimo «possano farsi avanti per diventare tutori della terza sorella Zani, affetta da gravi patologie». Una prospettiva economicamente spaventosa per il trio: in base alle accuse hanno eliminato l’ex vigilessa per appropriarsi dei suoi soldi, con la scelta di un tutore il tesoretto si sarebbe eroso e non avrebbero più avuto la gestione totale. «Oltre all’usufrutto completo dell’appartamento della madre a Brescia - scrive il gip - Lucia Zani possiede con le sorelle le altre proprietà della mamma. L’eventuale nomina di un parente estraneo alla stretta cerchia familiare come tutore avrebbe impedito agli indagati di amministrare a loro piacimento il patrimonio immobiliare». Lucia è stata ascoltata dai pm il 6 luglio scorso e il ritratto familiare che dipinge è profondamente conflittuale. Racconta di non fidarsi delle sorelle Silvia e Paola da quando hanno detto che «la nonna è perfida come un serpente e altre brutte cose sugli zii». Riferisce che è la mamma a mantenerle e che Silvia «è stata licenziata per ben tre volte. A quanto ne so non ricevono gli affitti degli appartamenti perché è tutto bloccato». Nei confronti di Mirto non nutre alcuna stima, tanto che lo chiama «il coniglio». All’inizio il rapporto tra il giovane e Laura Ziliani era carico di tensione, «di recente però è migliorato, lo ospitava in casa a Temù e a Brescia». Ma alle sorelle Lucia non perdona di aver trattato «molto male la mamma, soprattutto Silvia si arrabbiava spesso con lei, perché dicevano che lei non le manteneva, non dava loro abbastanza soldi, questo soprattutto Paola». Se la prendevano con la madre e anche con Lucia: «Si arrabbiavano spesso con me: hanno lo stesso carattere del papà che era violento e cattivo. Diceva molte parolacce alla mamma».

«Era serena»

Venerdì 7 maggio Laura Ziliani sale in auto e da Brescia raggiunge la casa di Temù. «Era tranquilla e serena», ha descritto ai carabinieri il suo stato d’animo a poche ore dall’omicidio il compagno, Lorenzo. Parlano al telefono più volte, lei aveva programmato due uscite sui monti per il fine settimana, una con le figlie che le hanno anche preparato la torta per la festa della mamma. Ma i tre avevano altri piani, l’omicidio per gli investigatori è premeditato e preparato con cura: si sono procacciati le benzodiazepine per stordire l’ex vigilessa, hanno fatto prove generali aggiungendole a una tisana che l’ha indotta a dormire per 36 ore filate, hanno occultato il cadavere prima di liberarsene sui monti. Ma alle indagini mancano tasselli importanti: chi e in che modo ha ucciso Laura Ziliani, come il corpo sia stato spostato dall’appartamento in cui è stata ammazzata alla riva del fiume Oglio, in alta Valle Camonica, dove è stato trovato l’8 agosto. Di certo, Silvia e Paola non hanno lasciato un buon ricordo nel condominio in cui vivevano vicino all’ospedale di Brescia, in un appartamento ereditato dal padre. La maggiore è fisioterapista, la minore studia economia. «Due ragazze molto riservate, direi quasi scostanti», è l’opinione della vicina Laura. «Ho visto i carabinieri, le sorelle portate via e poi si sono presi anche l’auto di Mirto parcheggiata da tempo qui davanti. E con un bel pacco di multe da pagare».

 
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