Coronavirus, Ministeri, via al telelavoro a casa metà dei dipendenti

Coronavirus, Ministeri, via al telelavoro a casa metà dei dipendenti
di Andrea Bassi
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Sabato 7 Marzo 2020, 01:35 - Ultimo aggiornamento: 08:51

 Il telefono squilla a vuoto. Se si prova a chiamare il vicino di stanza, ancora una volta, all’altro capo della cornetta non c’è nessuno. Il terzo tentativo va in porto. Ma se si chiedono notizie dei primi due funzionari cercati, la risposta è evasiva. Tra paura e confusione, la Pubblica amministrazione sta provando a fronteggiare il mostro del coronavirus

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Alla domanda di quanti siano i casi di quarantena tra i pubblici dipendenti, al ministero della Funzione pubblica ammettono che, al momento, «un monitoraggio non c’è». Nemmeno al Ministero dello Sviluppo economico, dove Stefano Patunelli si è messo in autoquarantena dopo i contatti dei giorni scorsi con l’assessore regionale Lombardo Alessandro Mattinzoli risultato positivo al Coronavirus. E nemmeno, in generale, si sanno quanti sono i dipendenti pubblici che si sono ammalati.



«Tolta la sanità, dove stimiamo che tra medici e infermieri i contagiati siano almeno 500, secondo i nostri conteggi tra il 10% e il 15% dei casi positivi di coronavirus riguardano dipendenti pubblici», dice Massimo Battaglia, segretario generale di Confsal-Unsa. L’emergenza, insomma, ha passato i tornelli dei ministeri. Non è una buona notizia, anche considerando l’età media elevata (51 anni) dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche. 
Che però, proprio in queste ore stanno provando a reagire con le prime misure. In alcuni casi draconiane. Come quella che starebbe per adottare il ministero dell’Economia, che da lunedì potrebbe decidere di lasciare a casa, con la modalità dello smart working, metà del suo personale., dopo che si era studiata anche la possibilità di far lavorare in due turni (dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20) i dipendenti, in modo da dimezzare comunque la presenza del personale all’interno del ministero. 


GLI ESEMPI
Una misura simile a quella presa da grandi aziende, come l’Enel o l’Eni che ha disposto il lavoro a distanza per 6.700 dipendenti. Ormai è chiaro. Per limitare la diffusione del virus vanno contenuti i contatti tra le persone. Solo che le amministrazioni pubbliche si stanno muovendo in fretta, ma a macchia di leopardo. Alla Presidenza del Consiglio il segretario generale Roberto Chieppa ha diramato una direttiva che allarga fino al 31 luglio di quest’anno le maglie del lavoro agile. I dipendenti potranno fare richiesta di svolgere da casa le proprie mansioni. Starà ai direttori decidere a chi concedere lo smart working. Ma data la situazione, il via libera starebbe andando a tutte le richieste. Anche perché altrimenti la responsabilità di un eventuale contagio rischierebbe di pesare sul dirigente. Al ministero delle infrastrutture e trasporti sono state date direttive più rigide. Lo smart working può durare al massimo 15 giorni, e il dipendente deve mandare almeno una mail al giorno per rendicontare il lavoro svolto.

LE INDICAZIONI
Al ministero dello Sviluppo, ogni direzione ha avuto l’autorizzazione ad aumentare i posti in lavoro agile di 35 unità. La priorità viene data ai lavoratori con patologie che li rendono più vulnerabili al contagio, ai lavoratori conviventi con familiari affetti da patologie a rischio o con ultrasessantacinquenni. Un altro criterio è la presenza di figli under 14, dove c’è la necessità di accudirli vista la chiusura delle scuole. Anche le Regioni si stanno muovendo. L’Abruzzo ha stabilito il telelavoro per i portatori di patologie che li rendono maggiormente esposti al contagio (come attestato da certificato medico); per coloro che si avvalgono di servizi pubblici di trasporto per raggiungere la sede lavorativa; per i dipendenti sui quali grava la cura dei figli a seguito della contrazione dei servizi dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia. «In queste ore in fase di studio - ha annunciato l’assessore al personale Guido Liris - l’ipotesi di estensione dello smart working a tutti i dipendenti di ogni grado e livello della Regione Abruzzo con figli a carico in età scolastica fino a 14 anni, nell’ottica della massima attenzione alle famiglie in difficoltà perché obbligate ad organizzarsi». Una misura che la ministra della Funzione pubblica Fabiana Dadone potrebbe estendere a tutto il pesonale pubblico. 
 

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