CORONAVIRUS

Coronavirus, congedi straordinari e baby sitter: il piano per le famiglie

Venerdì 6 Marzo 2020 di Giusy Franzese

«Nessuno deve perdere il lavoro per il coronavirus». Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, è perentorio in conferenza stampa. Per mamma e papà che lavorano e che da ieri si sono visti costretti, in mancanza di valide alternative, a restare a casa per effetto della chiusura delle scuole, è sicuramente una rassicurazione importante. Ma non basta. Oltre a non perdere il lavoro, in molti gradirebbero anche non perdere lo stipendio o una parte di esso. Con le norme attuali, salvo i casi di smart working, non è così: qualunque sia la soluzione scelta, una fetta dello stipendio se ne va. Anche chi ha i requisiti per chiedere il congedo parentale, al massimo prenderà fino al 30% (generalmente se il bambino non ha ancora compiuto sei anni). Si perde una parte dello stipendio se si chiede e ottiene, anche solo per il periodo di emergenza, un orario ridotto o il part-time. La busta paga non sarà toccata se ci si mette in ferie, ma poi addio al tradizionale riposo estivo al mare o in montagna. Insomma, con le attuali norme, come la si giri e come la si volti, il risultato è sempre lo stesso: ci sarà da sostenere un sacrificio economico. E ovviamente più la chiusura delle scuole sarà lunga (il premier Conte ieri non ha escluso che ci possa essere una proroga) e più il sacrificio aumenta.

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VALUTAZIONI
Il problema è ben chiaro al governo. Che ci sta lavorando su, senza però essere ancora arrivato a una decisione definitiva. Già dall'altro ieri la ministra della Famiglia, Elena Bonetti, ha annunciato sussidi. E ieri lo ha ribadito: «Sto pensando a possibilità di sostegno per i costi delle baby sitter, con i voucher, si tratta di proposte per le quali ci sono in corso valutazioni economiche». La ministra ha parlato anche di «congedi straordinari per i genitori». «Senza disincentivare la presenza femminile nel mondo del lavoro» ha poi aggiunto, il che lascia immaginare che le misure allo studio saranno indirizzate indifferentemente a mamma o papà (sarà il nucleo familiare a decidere chi ne potrà usufruire).

IL RIPRISTINO
Il voucher baby sitter è una norma già sperimentata in Italia. La introdusse nel 2013 la ministra Elsa Fornero con l'obiettivo di aiutare le mamme a rientrare al lavoro dopo la nascita del bebè, fu poi abolita dalla legge di bilancio 2019. La misura consentiva alle neomamme di «scambiare» il congedo parentale con un bonus fino a 600 euro mensili per 6 mesi (3.600 euro totali) da usare per baby sitter e asili nido. Nel 2017 sono stati erogati voucher per 29,4 milioni di euro a circa 8.100 beneficiarie. Non è chiaro come il governo vorrebbe procedere adesso e quali requisiti (età dei bambini, reddito dei genitori, durata) stia pensando di stabilire per consentire l'eventuale accesso alla misura. Ma già si registrano dei distinguo: «Credo che la soluzione migliore è che sia uno dei due genitori a prendersi cura dei propri figli e stia con loro» ha fatto sapere il governatore della regione Lombardia, Attilio Fontana. Opinione condivisa anche da molte associazioni dei genitori.

BUSTE PAGA
Sul tavolo resta anche l'ipotesi dei permessi straordinari. Lo ha confermato la viceministra dell'Istruzione, Anna Ascani : «Sono allo studio congedi parentali per almeno uno dei due genitori che deve recarsi al lavoro mentre i figli non sono a scuola». Per i dipendenti della pubblica amministrazione ci si sta orientando a permessi retribuiti al cento per cento (come già accade per chi è in quarantena in zona rossa). Per i dipendenti privati ancora non è chiaro se invece ci saranno delle decurtazioni (e in che percentuale) di stipendio.
Mentre il governo va avanti con le sue simulazioni, alcune regioni hanno deciso - almeno per i loro dipendenti - di procedere autonomamente, concedendo congedi retribuiti e lavoro agile dove possibile. Lo ha fatto il Friuli Venezia Giulia ma anche la Puglia, la Liguria e l'Emilia Romagna. E anche alcune aziende e enti privati hanno deciso di anticipare le mosse del governo. Come la Uil, il sindacato guidato da Carmelo Barbagallo, che ha concesso ai propri dipendenti la possibilità di fruire di un congedo parentale straordinario retribuito fino al 15 marzo. O come Fastweb che ha organizzato lo smartworking per tutti i propri dipendenti, anche quelli dei call center.

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